Io conobbi Bolívar un mattino andando
a Madrid, alla testa del Quinto Reggimento.
Padre, gli dissi, sei, o non sei, o chi sei?
E guardando la Caserma della Montagna, lui disse:
“Mi sveglio ogni cento anni, quando si sveglia il popolo”.
(Pablo Neruda, Un canto para Bolívar)
Ai tempi dell'università divisi il laboratorio per un certo tempo con un ingegnere chimico venezuelano. In Italia erano i tempi delle grandi privatizzazioni. Lui mi disse che era piuttosto sconvolto dall'entusiasmo che sentiva sui media italiani al riguardo. "Da noi tutto è stato privatizzato, anche i trasporti pubblici. I biglietti del bus sono arrivati a prezzi impossibili". Queste conversazioni avvennero nell'anno di grazia 1992. In Venezuela nel febbraio 1989, il presidente Carlos Andrés Pérez introdusse un programma di aggiustamento strutturale neoliberista che causò un aumento del 30% dei costi dei trasporti pubblici - e aprì alle privatizzazioni in campo petrolifero. Curiosamente Pérez era lo stesso che aveva nazionalizzato negli anni '70 il petrolio venezuelano, che al tempo era il light oil, principalmente della zona di Maracaibo. Ma le privatizzazioni dell'89 provocarono una violentissima insurrezione, il Caracazo, che venne repressa con un bagno di sangue. Wikipedia scrive che quella rivolta fu l'inizio del chavismo , ma il golpe di Chavez del '92 fallì. A posteriori si può dire che i protagonisti del Caracazo non avevano alcuna rappresentanza politica. Può essere che la base del Caracazo abbia poi trovato rappresentanza in Chavez (non sono un esperto del Venezuela e della politica venezuelana), ma certe attribuzioni a parte post mi lasciano perplesso.
Ricordo proprio ai primi degli anni '90 una certa attività di ricerca sul recupero di vanadio da ceneri del crudo pesante venezuelano. E ricordo pettegolezzi ormai antichi su un imprenditore italiano che aveva intermediato una partita di petrolio pesante dell'Orinoco con ENEL, con un contratto tipo "Tu mi paghi per il greggio che userai come combustibile in centrali termoelettriche e poi mi conferirai le ceneri". Uno dei commenti fu "Un genio! Si fa pagare da ENEL per fargli fare il lavoro sporco e alla fine si prende il vanadio!" (il vanadio è usato in leghe metalliche speciali, come catalizzatore e nella produzione di batterie).
Già. Il greggio leggero venezuelano è quasi esaurito da tempo e quello che è rimasto, il greggio pesante, è uno dei più sporchi del mondo, considerando il contenuto combinato di zolfo e metalli pesanti.
Il petrolio pesante venezuelano della Fascia dell'Orinoco e il bitume delle sabbie bituminose canadesi dell'Alberta rappresentano due delle più grandi risorse di idrocarburi non convenzionali al mondo. Entrambi sono greggi pesanti con caratteristiche simili, ma differiscono in composizione chimica, metodi di estrazione e impatto ambientale.
La Fascia dell'Orinoco si estende per circa 55.000 km² nel Venezuela orientale, a nord del fiume Orinoco, negli stati di Guárico, Anzoátegui e Monagas, contenendo riserve stimate in oltre 300 miliardi di barili di olio extra-pesante, le più grandi al mondo. Le sabbie bituminose canadesi coprono invece circa 142.000 km² nel nord-est dell'Alberta, con i depositi principali ad Athabasca (vicino Fort McMurray), Cold Lake e Peace River, per riserve recuperabili di circa 163-170 miliardi di barili, seconde solo al Venezuela.
Entrambi sono classificati come olio extra-pesante o bitume, con alta viscosità che li rende non fluibili naturalmente. Ma c'è una differenza: le sabbie bituminose canadesi vengono estratte in miniere a cielo aperto, mentre il greggio pesante venezuelano viene estratto tradizionalmente, ma dopo l'uso di diluenti (frazioni idrocarburiche leggere), iniettate nel sito di estrazione per fluidificare la massa da estrarre. Inoltre se il contenuto di zolfo è paragonabile, il greggio dell'Orinoco ha un contenuto di metalli pesanti (vanadio e nickel) fino a cinque volte più alto, rispetto alle sabbie bituminose.
Le eccezionali concentrazioni di metalli pesanti nel greggio pesante venezuelano hanno creato sfide tecnologiche ed ambientali rilevanti, ma sono ormai anni che il Venezuela esporta greggio pesante e da tempo ci sono raffinerie in grado di processarlo.
In conclusione, il petrolio dell'Orinoco e il bitume canadese sono risorse gemelle: pesanti, sporche, richiedenti tecnologia e energia, con riserve immense che potrebbero dominare il mercato degli oli pesanti. L'Orinoco ha vantaggi geologici derivanti da un'estrazione più facile e dall'accesso al mare, mentre le sabbie canadesi eccellono in stabilità e capacità produttive. Entrambi richiedono tecnologie avanzate per essere competitivi in un'era di transizione energetica, tecnologie che in Canada ci sono ma in Venezuela no. Ma non è che il Venezuela non si ponesse il problema e fosse chiuso a priori sulle collaborazioni tecnologiche. Semplicemente quelle scelte in materia di collaborazione non erano molto gradite a qualcuno in possesso di un bastone molto grosso. E forse questa potrebbe essere una chiave di lettura anche per certe sparate di Trump sul Canada...

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