martedì 18 febbraio 2025

IT'S A CULT! COMPLOTTISMI E POLITICA - 3 - EXTRA SCIENTIAM NULLA SALUS E LA TERZA VIA

Se "complottista" (o novax, terrapiattista, putiniano, trumpiano etc) è stato usato a piacere per ridurre nello schema anticomplottisti-complottisti ogni posizione critica al di fuori dei complottismi stessi è perché il complottismo è una setta dispersa in rete, ma l'anticomplottismo che vuole salire sul piedistallo della scienza e di una supposta razionalità si è di fatto costituito come una chiesa. E non come una chiesa moderna, ma come una chiesa ostinatamente preconciliare, con il suo catechismo scritto nella pietra. La comunità scientifica come comunione dei santi, la vaccinazione come sacramento.  E ovviamente una chiesa ha il suo clero. L'idea non è affatto nuova, è la riedizione di quel clero secolare di cui parlava Costanzo Preve nel 1996 (una delle sue intuizioni buone, a differenza di altre):

Qual è infatti il Clero di questa terza rivoluzione industriale? Con questo termine non intendiamo assolutamente riferirci ai sacerdoti delle grandi religioni monoteistiche mondiali, oggi gerarchizzate in ordine di importanza a seconda della loro vicinanza fisica all’oligarchia proprietario-finanziaria (nell’ordine: ebraismo, protestantesimo, cattolicesimo, Islam, ortodossia). A nostro parere questi sacerdoti (ricchi o poveri, grassi o magri, barbuti o glabri, funerei o multicolori, eccetera) fanno ormai parte del nuovo Terzo stato, ed in particolare di quella parte del lavoro autonomo ed indipendente che fornisce servizi “simbolici” alla riproduzione capitalistica .

La moderna politica "guidata dalla scienza e dalla ragione", incarnazione della rivoluzione industriale 4.X, si configura come una teocrazia tanto informale quanto rigida, al di fuori della quale c'è solo l'eresia, comprendente tanto la critica veramente razionale quanto il complottismo.

Questo è stato ben visto durante la crisi COVID, evento centrale anche nel libro di Amieth (L'industria del complottismo, vedere parte 2) e l'analisi del linguaggio e dell'immaginario della pandemia prodotta da Francesca Capelli (Wargasm, 2022) mostrava come il tutto fosse ben lontano dalla sfera delle discipline scientifiche con il loro approccio analitico e quantitativo.

Non ho potuto fare a meno di notare che sia nella prefazione di Elisa Lello che nel testo di Amieth  in qualche modo ci si muova nel solco di Isabelle Stengers, anche se per formazione culturale e/o accademica probabilmente entrambi ignorano questa autrice. Quello posto sugli altari dalla politica guidata dalla "scienza" non è razionalismo ma un suo simulacro plasmato ad hoc. Se è "scienza" non ha a che fare con alcuna disciplina scientifica, ma semmai è quel terzo ladro di cui Stengers parlò  nel suo In catastrophic times (2015). Un testo che, tanto per cambiare, all'epoca fu accolto molto male dalle community proscienza: già allora non si poteva "parlar male" della scienza, anche se chi scriveva non era certo estranea alla storia del pensiero scientifico. E per "parlar male" si intendeva muovere un quasiasi tipo di critica, anche la più documentata e circostanziata (un paio di anni dopo rispondere con le equazioni differenziali del modello SIR alla virostar per eccellenza sarebbe stato "infangare la competenza"). La Stengers, chimico per formazione poi passata alla filosofia della scienza, ha collaborato per anni con Ilya Prigogine. Con Prigogine Stengers fu coautrice di un testo che per me ha contato molto,  The End of Certainty (1997). Un testo concettualmente all'antitesi del catechismo della fede "scientifica", fede che ha tra i suoi tratti principali un'ostinata avversione nei confronti dei classici e della cultura umanistica - mentre gli autori del testo ricordavano che Einstein aveva dichiarato più volte di aver imparato di più da Fyodor Dostoevskij che da qualsiasi fisico.

Alla fine di quell'opera si parla di due opposte visioni del mondo, alienate e alienanti ("Tutto è prevedibile", "Niente è prevedibile"). Da anni ormai ci vedo un parallelo con anticomplottismo/complottismo. Prigogine e Stengers parlavano della necessità di una terza via tra quei due poli e Sara Gandini e Paolo Bartolini hanno fatto lo stesso, predicando la necessità di una terza via tra anticomplottismo e complottismo. Per quanto vagamente definita o non definita credo che parlando di terza via si parli di critica razionale, una critica che rifiuta le semplificazioni del fronte del delirio e dei suoi fiancheggiatori senza per questo accettare il catechismo dei conformisti. Ma una critica razionale non può erodere in quanto tale la dicotomia di un dibattito ridotto all'opposizione anticomplottisti-complottisti, tra chiesa della "scienza" e settarismi: una critica razionale non è funzionale alla prosecuzione di un dualismo in cui ognuno dei due poli fonda l'esistenza dell'altro. La critica razionale in questo contesto sarà perlopiù omologata da entrambi al proprio avversario (been there, done that).

La premessa per un'azione politicamente significativa è una premessa culturale. Se due fedi opposte sono alla base della sterilizzazione del dibattito pubblico, l'unica possibile risposta è la laicità. "Laico" ha in italiano una lunga storia e una stratificazione profonda di accezioni, ma uso il termine con un significato forse desueto, quello che contrappone "laico" a "credente", e guarda caso "credere nella scienza" è stato uno dei leit motiv degli ultimi 10 anni. Peccato che con la fede nella scienza non ci prevedi il bosone di Higgs e non lo confermi sperimentalmente. Con fede nella scienza non ci fai neanche una titolazione acido forte-base forte (che per i non chimici sarebbe il livello 0.1).

Occorre quindi lavorare all'allargamento di un'area laica partendo da quel che c'è, perché da quel che mi ricordo qualcosa c'è. Non semplice, specialmente con la nuova amministrazione Trump insediata negli USA, destinata a fornire mesi se non anni di rinnovata polarizzazione. E poi l'Italia con la laicità ha un problema plurisecolare.



Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.