lunedì 7 settembre 2026

INTELLIGENZA ARTIFICIALE E AUTORIALITA'

 

https://www.businessinsider.com/claude-users-cancel-subscriptions-citing-anthropic-new-ai-watermark-2026-8

C'è un problema di autorialità che cresce con lo sviluppo e la diffusione degli LLM. Queste notizie sono causate dall'entrata in vigore il 2 agosto 2026 dell' articolo 50 dell' AI act EU (2024/1689). Nel 2024 la Commissione si poneva principalmente il problema dei deepfake, ma la norma finisce per avere una ricaduta su tutto quanto viene ottenuto tramite LLM, testo incluso.

Probabilmente è lo stesso motivo che ha spinto Substack ad inserire un controllo sul testo generato da AI: oggi un utente con un click può controllare se e quanto il contenuto sia stato prodotto da AI (e il servizio è fornito, ironicamente, da una AI, quella di Pangram). La funzione è attiva per i contenuti pubblicati a partire dal 21 luglio 2026 e ho notato almeno un account italiano molto attivo che in capo a pochi giorni ha smesso di produrre per la piattaforma, Non solo, c'è stata una specie di sollevazione di autori, quando la funzione è stata implementata. Su altra piattaforma Hank Green, scrittore e divulgatore, youtuber con 3,2 milioni di follower, ha preso una "pausa di riflessione" dopo che è stato "beccato" ad usare uno script parzialmente generato da ChatGPT, cosa che ha provocato una sollevazione della sua community.

Ovviamente gli entusiasti degli LLM (e su Substack alcuni autori) hanno parlato di anti-AI mob e caccia alle streghe. Degna di nota, tra le voci che contestano la decisione di Anthropic, quella di John Gruber, personalità del mondo Apple fin dai tempi in cui contribuiì allo sviluppo di BBedit, cocreatore di Markdown, "tech guru" che ritiene il watermarking "evidentemente offensivo" - il che forse offre qualche indizio su come vengono generati i suoi contenuti. Intendiamoci, "artifact" è un termine ancora in uso negli LLM. Indipendentemente dalle intenzioni del soggetto, indipendentemente dal fatto che consideri un LLM come un word processor, il processo di produzione del contenuto via intelligenza generativa è il processo di creazione di un artefatto.

https://www.businessinsider.com/john-gruber-claude-watermark-perversion-offensive-ai-2026-8

Dietro tutto questo in realtà c'è un grande problema sottostante, mai esplicitamente citato, il problema dell'autorialità. Chi proviene dal mondo tech non vede differenza tra generare un contenuto con un LLM o scrivere con un word processor. Si tratta semplicemente dell'ultima tecnologia di aumento della produttività nella creazione di testo.

Ma la maggior parte dei fruitori di contenuti non la vede così. Il lettore che si indigna quando l'autore usa un LLM considera violato un patto non scritto: io pago per sentire la tua voce, non la voce di una macchina. Se si vuole è una postura ingenua, perché 20 anni di social media hanno avuto come conseguenza una massiccia omologazione delle voci sullo standard minimale richiesto dal nuovo medium. E gli LLM sono stati addestrati in larga misura anche con quel tipo di contenuti. Quindi il "patto violato" dall'uso degli LLM è un'illusione, è un parente stretto dell'ossessione contro l'anonimato: non mi importa quel che dici, non mi importa come lo dici, quello che importa è che ci sia la tua firma, la tua faccia.

McLuhan diceva che il medium è il messaggio, che è forse la più famosa versione di un vecchio adagio che mi ricordo dai tempi del liceo: la forma è contenuto. Il problema nell'uso degli LLM per produrre contenuti non è un problema di firma, è un problema di forma, di voce, di linguaggio. Un linguaggio medio esangue può benissimo essere prodotto da una macchina che sangue non ha, ma gli preesiste. Gli preesiste nella forma di quella poltiglia predigerita progettata per richiedere il minimo sforzo di comprensione, buona per il grado 0 del pensiero: non più di due proposizioni per periodo, vocabolario fatto dalle 300 parole più comuni. In altri termini ma fino a un certo punto (ricordo che λόγος significa sia parola che pensiero) il problema è finito anche su Nature:

www.nature.com/articles/d41586-026-02682-3


In ragione di tutto questo ritengo la reazione contro i testi generati da AI fondamentalmente sana, quanto di più vicino si possa avere a una protesta contro l'omologazione dei linguaggi. E il fatto che utenti disdicano l'abbonamento a Claude per via del watermark significa una sola cosa: che ci sono autori che generavano con Claude i propri contenuti, ma che non intendono farlo se poi escono con il marchio "generato da Claude".

Ma come si è visto, watermark o altre implementazioni necessarie per adeguarsi all'AI act saranno messe in atto da ogni provider di servizi LLM operante in EU. E questo renderà più complicata la vita a chi usa l'intelligenza generativa per simulare una competenza che non ha. Più complicata, ma non impossibile: da tempo esistono tool di umanizzazione del testo, è facile prevedere una loro evoluzione per rimuvere i nuovi marchi "made with IA" - anzi, sta già accadendo.

PS: Personalmente non ho motivi per pormi il problema dell'AI check su Substack, anche perché al momento ogni mio post figura così:


 

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