Mi è stata inoltrata con il seguente messaggio: "Corriere della Sera. Quadretto perfetto per descrivere la deriva culturale di un Paese."
E non aggiungo altro, se non che lemaledettebasi continuano a mancare ed è una mancanza cronica.
Mi è stata inoltrata con il seguente messaggio: "Corriere della Sera. Quadretto perfetto per descrivere la deriva culturale di un Paese."
E non aggiungo altro, se non che lemaledettebasi continuano a mancare ed è una mancanza cronica.
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https://www.cdc.gov/overdose-prevention/about/understanding-the-opioid-overdose-epidemic.html |
Dal '99 al 2022 circa 700.000 persone sono morte per overdose da oppiacei, negli USA. Circa 80.000 decessi nel solo 2022.
Su una cosa devo dare ragione a RFK jr: la crisi degli oppiacei in USA comincia con la prima, scellerata gestione Woodcock di FDA e l'approvazione di Oxycontin, un antidolorifico oppioide che avrebbe dovuto essere migliore di morfina e codeina, con una ridotta capacità di indurre dipendenza. Invece provocò un'ondata di dipendenza iatrogena da oppiacei : ovvero i medici prescrivevano ossicodone per dolori postoperatori e post-traumatici e una significativa percentuale di pazienti diventava dipendente. In breve vennero fuori studi medici che altro non erano che fabbriche di prescrizioni che lucravano sul mercato della dipendenza da oppiacei. Su questa storia ci hanno pure fatto un film (Crisis, 2021, con Gary Oldman) e una serie (Dopesick, 2021, con Michael Keaton). I numeri non sono solidissimi, ma sembra che tra coloro a cui sono prescritti oppioidi uno su tre sia a rischio di dipendenza e uno su otto a rischio di morte per overdose.
Come si vede dal grafico la cosa è completamente sfuggita di mano a partire dal 2013 con la terza ondata, provocata da fentanyl e, a sorpresa, tramadol, che qualcuno forse ricorderà come la droga dei miliziani dell'ISIS. Il fentanyl, che viene trafficato ormai da tempo dai cartelli messicani, è diventata un'autentica piaga sociale
Il questo panorama desolante a gennaio si è verificato un fatto nuovo. La suzetrigina, un antidolorifico sviluppato da Vertex, è stato approvato da FDA.
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Suzetrigina |
Sarebbe a dire che se e quando riescono a sfangarla in un modo o nell'altro allora tutto bene, tutto regolare. E quando si è insediata la nuova amministrazione americana magari hanno parlato del sorgere di un potere brutale senza alcun rispetto per l'uomo, come se fino al giorno prima il potere USA e il sistema capitalistico che lo sostiene non fossero brutali ma avessero il massimo ripetto per l'umanità nel suo insieme. Bah...
Elon Musk, già idolo dei fan della scienza per SpaceX e degli ambientalisti per la Tesla, quando si comprò un Twitter in crisi licenziò l´80% del personale. Meccanismi standard del capitalismo finanziarizzato, dove non si sa mai dove finisce l´industria e dove comincia la finanza - sarebbe a dire che da decenni decisioni industriali suicide per la finanza sono perfettamente sensate, tranne poi lamentarsi dello stato delle cose alcuni anni dopo (questo nel caso dell'industria che vende prodotti materiali, riguardo al mercato dei prodotti immateriali digitali mi dichiaro incompetente). La stessa SpaceX di Musk esiste grazie al definanziamento della NASA: lo stato arretra, il libero mercato avanza e ho perso il conto di quelli che applaudivano fino a spellarsi le mani ogni volta che succedeva. Le grandi ristrutturazioni (cioè taglio delle spese più licenziamenti) quando si verificano nel privato non fanno notizia. L'industria farmaceutica occidentale è regolarmente soggetta a queste ristrutturazioni dalla fine degli anni '90 e al volgere del primo decennio del nuovo secolo le posizioni perse nella ricerca e sviluppo industriale furono migliaia e migliaia. Quasi mai questi fatti sono stati coperti dai media generalisti, mai sentito la "scienza" dire mezza parola al riguardo, specie in Italia. Quando oggi la stessa ricetta viene applicata al settore pubblico statunitense ci si straccia le vesti, urlando all´"attacco contro la scienza". Che dire?
Prima di ogni crisi (e quella in USA è una crisi) ci sono categorie di persone che si ritengono al sicuro, protette. Così si sentivano quelli che lavoravano nelle banche di investimenti di Wall Street prima del crack di Bear Sterns che avviò la crisi dei subprime, di sicuro. L'improvviso cambio di paradigma spesso fa saltare le posizioni di chi si credeva completamente al riparo e a questo giro accade a dipendenti delle agenzie federali. Welcome to my world, guys.
Bisogna aver vissuto o visto molto da vicino una ristrutturazione industriale, con la sua dose massiccia di licenziamenti e taglio dei costi, per riconoscerne le dinamiche. Nel gran polverone della brutale spending review dell´amministrazione Trump non ci sono ancora molti numeri certi e fatti verificati. Avrei voluto limitarmi a quello che sta succedendo a FDA: licenziamento sulla base di una performance review negativa, uguale per tutti, dei dipendenti ancora in periodo di prova. Il licenziamento durante la probation che, per i maligni, a me non è mai capitato, nel privato è una cosa insindacabile e quando l'ho visto succedere le ragioni erano più che ottime. Qui il caso è diverso, i dipendenti in probation sono i soggetti più deboli, contrattualmente, e visto che il licenziamento prevede una performance review negativa se ne inventa una. Facile immaginare che si proseguirà nel più classico dei modi, non rinnovando i contratti a termine, e poi si passerà al resto. Nel frattempo si punta su una vastissima offerta di "scivoli" e quale sarà l'esatto quadro a giugno, quando la polvere si sarà posata, è difficile da prevedere.
Dicevo che avrei voluto limitarmi, poi sono capitato su un articolo di Al Jazeera che effettua un confronto tra i licenziamenti di dipendenti federali di Clinton negli anni '90 e quelli attuali di Trump. Trump e Musk stanno trattando i dipendenti federali nel moderno stile corporate
yankee. Un collega tempo fa mi raccontò di un suo amico che
lavora a Apple negli USA: una mattina era arrivato al lavoro e tutti i
dipendenti erano fuori dai cancelli chiusi - i badge non funzionavano.
Il primo pensiero di tutti i presenti fu: "Oddio, ci hanno licenziato e
chiudono il sito!". Invece si trattava di un malfunzionamento del
sistema, ma l'episodio dovrebbe dare una vivida idea di come funzionano
le cose oltreoceano nel privato tecnocapitalista.
L'articolo di Al Jazeera è questo:
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https://www.aljazeera.com/news/2025/2/7/fact-check-did-clinton-set-the-precedent-for-mass-federal-worker-buyouts |
Riassumo in soldoni per come la vedo io: Clinton operò costruendo un consenso del congresso, la coppia Trump/Musk non si è posta il problema. Al che, come si dice, una domanda sorge spontanea: a un lavoratore che perde il posto che differenza fa se sul fatto c'è consenso politico?
Riguardo a USAID la chiusura dell'agenzia è una calamità per molti, che si ritrovano a secco di fondi, e su tutti i media italiani, ma per qualcuno no:
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https://www.counterpunch.org/2025/02/17/the-demise-of-usaid-few-regrets-in-latin-america/ |
E cito il presidente della Colombia, Gustavo Pedro: "Riportatevi a casa i vostri soldi, sono veleno". Ma non è certo una novità: Costa Gavras denunciava la natura del "soft power" yankee già nel 1972 con L'amerikano - da una parte i programmi di aiuti, dall'altra addestramento alla controinsurrezione e alla tortura.
Il weekend trascorre a casa in solitaria per recupero da una serie di malanni da raffreddamento, mentre il resto della famiglia è in gita da parenti. Mangio gli avanzi del pranzo del venerdì in piedi davanti al camino, mentre concedo uno sguardo al cellulare. Ed ecco la foto dell’ "impiatto perfetto" del CS, che –per pranzo altrettanto solitario – confeziona manicaretti dal bell’aspetto.
Perché ammettiamolo pure, il finesettimana giù al Nord Europa –prendi un aereo e vai a trovare un vecchio amico – ha anche questo tra i suoi vantaggi: i chimici cucinano. Tendenzialmente bene. Ora a dirla tutta il CS non copre l’area "baking", cioè non fa torte: in passato avrei rotto ogni rapporto per molto meno, però in questo caso compensa con sformati e sformatini e cotture a forno a vapore, per cui... l’amicizia tra noi è ancora salda. Già, i chimici cucinano. Si stupiva la mia collega di ufficio appena arrivata (un'ingegneria in qualcosa) che il tipo burbero in fondo al corridoio al pranzo di team avesse cucinato spettacolarmente: "E ci credo, è un chimico! I chimici tre cose: kaboom, cristallini blu e cucina. Ah, lavano i piatti in maniera spettacolare!”
Si perché di queste tre cose si parla alla fine nei finesettimana o nei uotsap “col CS”:
1) Argomento tipo 1 – e risate, ovvero roba che è saltata: KA-boom! Si va dal posacenere con il fulminato di mercurio ai reattorini da 5l, passando per il goccio di azoto liquido in bottiglia di plastica, ma il repertorio è piu’ ampio e sodio e magnesio non mancano mai di essere citati;
2) Argomento tipo 2 – e futuri alternativi -: racconti di tizio e caio e delle loro sintesi alternative o al limite del legale e della famigerata alternativa di lavoro in Messico-e-Nuvole come ultima scialuppa al definitivo crollo della chimica europea;
3) Argomento tipo 3 – mentre si sorseggia vino, con sguardo attento: come far convivere funghi e tonno felicemente o creare una carbonara di carciofi (con la mia solita conclusione “per me va tutto bene basta che non cucino io stasera”)
Non è un caso che l’omino di Breaking Bad facesse saltare laboratori con fulminato d’argento, o che l’altro omino di Smetto quando voglio, fosse finito a lavorare in una cucina (nota: non ho visto nessuno die due, ma il precedente collega polacco, scienze naturali, mi teneva aggiornata tra un “non puoi non guardarlo!” e un “devi guardarlo!”, e poi si addormentava alle due del pomeriggio sullo spettrofotometro...)
O poi, non è vero, tra chimici si parla anche occasionalmente di altro, di musica ad esempio o se prendere l’ombrello o meno “che quasi fuori piove” - giù al Nord Europa il meteo è quello lì, e anche il poker cambia acronimi - ma le tre vie del chimico sono sempre quelle lì.
NdCS: Quanto a esperimenti in cucina il progetto di ricerca in corso riguarda l'ottimizzazione di un crostino di petto d'anatra al vino. Parametri: numero di foglie di alloro, numero di bacche di ginepro, tipo e quantità di vino. Nell'esperimento n*1 per un petto di anatra una foglia di alloro, 6 bacche di ginepro, due bicchieri di porto bianco. Risultato: buono, ma ulteriore ottimizzazione necessaria. D'obbligo un cetriolino sottaceto per un crostino piccolo. Da indagare la possibile marinatura nel vino del petto d'anatra prima della cottura (lunga, almeno 5 ore a fuoco basso, per ottenere pulled duck).
Se "complottista" (o novax, terrapiattista, putiniano, trumpiano etc) è stato usato a piacere per ridurre nello schema anticomplottisti-complottisti ogni posizione critica al di fuori dei complottismi stessi è perché il complottismo è una setta dispersa in rete, ma l'anticomplottismo che vuole salire sul piedistallo della scienza e di una supposta razionalità si è di fatto costituito come una chiesa. E non come una chiesa moderna, ma come una chiesa ostinatamente preconciliare, con il suo catechismo scritto nella pietra. La comunità scientifica come comunione dei santi, la vaccinazione come sacramento. E ovviamente una chiesa ha il suo clero. L'idea non è affatto nuova, è la riedizione di quel clero secolare di cui parlava Costanzo Preve nel 1996 (una delle sue intuizioni buone, a differenza di altre):
Qual è infatti il Clero di questa terza rivoluzione industriale? Con questo termine non intendiamo assolutamente riferirci ai sacerdoti delle grandi religioni monoteistiche mondiali, oggi gerarchizzate in ordine di importanza a seconda della loro vicinanza fisica all’oligarchia proprietario-finanziaria (nell’ordine: ebraismo, protestantesimo, cattolicesimo, Islam, ortodossia). A nostro parere questi sacerdoti (ricchi o poveri, grassi o magri, barbuti o glabri, funerei o multicolori, eccetera) fanno ormai parte del nuovo Terzo stato, ed in particolare di quella parte del lavoro autonomo ed indipendente che fornisce servizi “simbolici” alla riproduzione capitalistica .
La moderna politica "guidata dalla scienza e dalla ragione", incarnazione della rivoluzione industriale 4.X, si configura come una teocrazia tanto informale quanto rigida, al di fuori della quale c'è solo l'eresia, comprendente tanto la critica veramente razionale quanto il complottismo.
Questo è stato ben visto durante la crisi COVID, evento centrale anche nel libro di Amieth (L'industria del complottismo, vedere parte 2) e l'analisi del linguaggio e dell'immaginario della pandemia prodotta da Francesca Capelli (Wargasm, 2022) mostrava come il tutto fosse ben lontano dalla sfera delle discipline scientifiche con il loro approccio analitico e quantitativo.
Non ho potuto fare a meno di notare che sia nella prefazione di Elisa
Lello che nel testo di Amieth in qualche modo ci si muova nel solco di Isabelle Stengers, anche se per formazione culturale e/o accademica probabilmente entrambi ignorano questa autrice. Quello posto sugli altari dalla politica guidata dalla "scienza" non è razionalismo ma un suo simulacro
plasmato ad hoc. Se è "scienza" non ha a che fare con alcuna
disciplina scientifica, ma semmai è quel terzo ladro di cui Stengers parlò nel suo In catastrophic times (2015).
Un testo che, tanto per cambiare, all'epoca fu accolto molto male
dalle community proscienza: già allora non si poteva "parlar male" della
scienza, anche se chi scriveva non era certo estranea alla storia del
pensiero scientifico. E per "parlar male" si intendeva muovere un
quasiasi tipo di critica, anche la più documentata e circostanziata (un
paio di anni dopo rispondere con le equazioni differenziali del modello
SIR alla virostar per eccellenza sarebbe stato "infangare la
competenza"). La Stengers, chimico per formazione poi passata alla filosofia della
scienza, ha collaborato per anni con Ilya Prigogine. Con Prigogine Stengers fu coautrice di un testo che per me ha contato molto, The End of Certainty (1997). Un testo concettualmente all'antitesi del catechismo della fede "scientifica", fede che ha tra i suoi tratti principali un'ostinata avversione nei confronti dei classici e della cultura umanistica - mentre gli autori del testo ricordavano che Einstein aveva dichiarato più volte di aver imparato di più da Fyodor Dostoevskij che da qualsiasi fisico.
Alla fine di quell'opera si parla di due opposte visioni del mondo,
alienate e alienanti ("Tutto è prevedibile", "Niente è prevedibile"). Da anni ormai ci vedo un parallelo con anticomplottismo/complottismo. Prigogine e
Stengers parlavano della necessità di una terza via tra quei due poli e
Sara Gandini e Paolo Bartolini hanno fatto lo stesso,
predicando la necessità di una terza via tra anticomplottismo e
complottismo. Per quanto vagamente definita o non definita credo che
parlando di terza via si parli di critica razionale, una critica che
rifiuta le semplificazioni del fronte del delirio e dei suoi
fiancheggiatori senza per questo accettare il catechismo dei
conformisti. Ma una critica razionale non può erodere in quanto tale la
dicotomia di un dibattito ridotto all'opposizione
anticomplottisti-complottisti, tra chiesa della "scienza" e settarismi: una critica razionale
non è funzionale alla prosecuzione di un dualismo in cui ognuno dei due
poli fonda l'esistenza dell'altro. La critica razionale in questo contesto sarà perlopiù omologata da entrambi
al proprio avversario (been there, done that).
La premessa per un'azione politicamente significativa è una premessa culturale. Se due fedi opposte sono alla base della sterilizzazione del dibattito pubblico, l'unica possibile risposta è la laicità. "Laico" ha in italiano una lunga storia e una stratificazione profonda di accezioni, ma uso il termine con un significato forse desueto, quello che contrappone "laico" a "credente", e guarda caso "credere nella scienza" è stato uno dei leit motiv degli ultimi 10 anni. Peccato che con la fede nella scienza non ci prevedi il bosone di Higgs e non lo confermi sperimentalmente. Con fede nella scienza non ci fai neanche una titolazione acido forte-base forte (che per i non chimici sarebbe il livello 0.1).
Occorre quindi lavorare all'allargamento di un'area laica partendo da quel che c'è, perché da quel che mi ricordo qualcosa c'è. Non semplice, specialmente con la nuova amministrazione Trump insediata negli USA, destinata a fornire mesi se non anni di rinnovata polarizzazione. E poi l'Italia con la laicità ha un problema plurisecolare.
Arrivando a L'industria del complottismo di Matthieu Amiech (2024, Edizioni Malamente), l'articolo di Sara Gandini e Paolo Bartolini non mi aveva realmente dato un'idea di che libro avrei avuto per la mani. La prefazione di Elisa Lello all'edizione italiana è un vero e proprio saggio a sé di una trentina di pagine. C'è un passo che non posso evitare di riportare:
Eppure anche in un contesto come questo, quando mi capita di raccontare a colleghe/i i temi intorno a cui gravitano i miei studi durante questi anni- essenzialmente movimenti sociali e tecnoscienze, i rapporti tra politica e scienza, tra critica sociale e complottismo, tra epistemologia e complottismo,- quasi sempre mi imbatto in reazioni a cui sono fin troppo abituata. Dopo sorrisi e attestazioni di quanto tutto questo sia interessante, quella che mi si cerca (senza successo) di proporre è una complicità fondata sull'indignazione e sullo scherno, a partire da qualhe aneddoto che invariabilmente vorrebbe dimostrare quanto ci sia gente, là fuori - e, ça va sans dire, soprattutto tra chi ha orientamenti conservatori - così irrimediabilmente ignorante e anti-scientifica che ha completamente perso il lume della ragion, che crede in teorie strampalate, risibili e complottiste, e come possibile che costoro abbiano diritto di parola e, quel che è peggio, pure di voto. La mia perplessità, ma a volte è quasi scoramento, nasce non solo dal constatarela mancanza di qualunque cautela nel trattare del rapporto tra scienza, "ignoranza" e politica... Ma anche dal vedere come si tratti quasi sempre di ricercatrici/tori che si autodefiniscono militanti, di sinistra, che rivendicano un'attenzione estrema all'inclusività nelle pratiche e nel linguaggio...
(forse qualche lettore noterà una forte assonanza con alcuni leit motiv di questo blog e poi che dire, io sono antico, quindi essere di sinistra per me vuol dire in primis avere un'estrema attenzione alle dinamiche del potere e a quelle tra capitale e lavoro, stando dalla parte del lavoro - il resto segue).
Che dire? Si può parlare di group thinking, per esempio, ma di anche come il group thinking sia funzionale a mantenere rendite di posizione o più semplicemente a farsi la propria carriera accademica -alla voce "comunità scientifica", come questo video:
Il libro di Amiech è articolato e sfaccettato, ma credo che il titolo del primo capitolo possa dare un'idea generale dell'approccio: Il complottismo, miseria della contestazione sociale, spauracchio al servizio delle classi dirigenti.
Perché se è vero, come l'autore sostiene, che complottismo e anticomplottismo hanno monopolizzato il dibattito pubblico, sterilizzandolo, non sono sicuro che il complottismo in senso stretto sia un patrimonio delle classi popolari (o meglio dire subalterne?) e che debba essere distinto dalla loro crescente sfiducia nelle èlite. Il settarismo (virtuale, vedi prima parte) non può essere misurato sui social, una lente altamente deformante della realtà dove ogni proporzione risulta falsata. Se la sfiducia degli italiani nelle proprie istituzioni cresce di anno anno come il numero degli espatriati, non mi risulta che ci sia alcuna prova che dimostri che il complottismo sia patrimonio delle classi subalterne nel loro complesso (sempre che non si confonda complottismo con populismo, cosa che si tende a fare). Questa idea, semmai, alberga nel pensiero di quelle/quei ricercatrici/tori di cui parla Elisa Lello e in tutti quelli che subalterni non si sentono, pure essendolo. E' la tesi della comunicazione della scienza a stelle e strisce nonché di tutti i colpiti dalla sospensione di fondi e dai licenziamenti che Trump e Musk hanno pianificato: Trump è stato portato al potere dagli ignoranti complottisti e oggi fa la guerra alla scienza. Ma chi ci dice che Trump abbia vinto grazie a RFK jr e non nonostante lui? Niente, che io sappia. Guardando all'Italia e alla sua storia il dato isolato di liste al 100% complottiste è assolutamente chiaro: Italexit 2%, R2020 0,8% (politiche 2022). Se il complottismo è prevalente nella popolazione (dato che i ceti popolari sono prevalenti) non si traduce in nessun modo nel voto politico, a meno che non si interpreti il risultato delle elezioni politiche italiane 2022 come si interpreta oggi la vittoria alle presidenziali di Trump: sono stati i fasciocomplottisti a determinare il successo di FdI a quelle politiche. Il che tra l'altro vorrebbe dire che la popolazione è stupida, ignorante e complottista ma perfettamente capace di non disperdere il voto (mah...).
Sia l'autore che Elisa Lello citano Manifeste Cospirationniste (Anonimo, 2023) attribuito a Julien Coupat, dove si rivendica il complottismo in funzione antielite. Se la rivendicazione del complottismo può avere il fascino della provocazione intellettuale, nella pratica politica non so che senso abbia rivendicare qualcosa che, nelle parole stesse di Amiech, è un utile spauracchio al servizio delle classi dirigenti. Qua sopra due centesimi sono stati spesi per mettere in guardia la sinistra dal flirtare con il fronte del delirio e da allora non ho cambiato idea.
Nel suo complesso nel libro di Amieth potrete trovare molti temi comparsi su questo blog: fake news, fact checking, effetti distorsivi e alienanti dei social network, le "menzogne del potere" e via dicendo, il tutto in un'ottica squisitamente francese e con fitti riferimenti alla storia politica francese recente, il che farebbe pensare che negli ultimi anni su certi fronti Francia e Italia sono state quasi identiche.
Faccio mie alcune delle conclusioni del libro, ribadendo la necessità di prendere le distanze da un mondo social/digitale che ha pretese totalizzanti e ripeto con le parole dell'autore che:
E' urgente che le persone e i movimenti di protesta ripensino le loro dimensioni di autonomia, di vita comune e di decisioni collettive.
(To be continued)
Ci sono temi che hanno bisogno di un minimo di prospettiva storica perché una storia c'è . Una storia poco scritta che tutto quello che è passato come CS ha osservato, più o meno da vicino.
A fine 2015 Vittorio Demicheli (Cochrane Italia) pubblicò un pezzo sul Sole 24 ore, “Piano Nazionale Vaccini, cura di trasparenza contro la teoria del complotto”; i baroni perlopiù politicizzatissimi della sanità istituzionale si produssero in una risposta autoritaria. Col senno di poi si può certificare che quella risposta autoritaria fu funzionale alla crescita dei complottismi. Erano tempi in cui ci si stracciavano le vesti per un supposto crollo delle coperture vaccinali pediatriche, mentre in realtà un progressivo calo aveva riguardato solo la vaccinazione contro il morbillo (l'esavalente viaggiava da anni con flessioni minime sopra il 90%). Colpa degli antivaccinisti, dicevano: comodo ed efficace.
A quei tempi in Italia il PD renziano perdeva colpi e i 5 stelle avanzavano. Grillo e i 5 stelle dell'epoca non erano affatto insensibili ai venti complottisti, che fino ad allora erano una sorta di corrente carsica presente prevalentemente sui social. L'antivaccinismo e altre tendenze, tipo negazionismo delle missioni lunari, serpeggiavano nel corpo parlamentare grillino e nel movimento.
E Renzi ebbe, purtroppo, un'ideona:
Ragazzi - dice ai collaboratori il segretario del Partito democratico - dobbiamo inchiodare i grillini sui vaccini. Questa deve essere la loro
Banca Etruria.
E così un serissimo tema di politica sanitaria finì per essere ridotto a fare da clava nella bagarre partitica del momento. La linea di Renzi non restò sulla carta, anche grazie all'outbreak di morbillo di quell'anno. Il morbillo 2017 fu descritto come una cosa apocalittica, mai vista prima nel dopoguerra (peccato che nel 2011 i casi fossero stati molti di più). Venne profetizzata dai soliti noti una grave recrudescenza all'apertura delle scuole, recrudescenza che non ci fu. Nel 2017 il progetto di DL Lorenzin sull'obbligo vaccinale pediatrico a Pesaro portò in piazza 20.000 persone fermamente contrarie. In quella folla c'era di tutto, Indipendentemente dalle opinioni riguardo quello che fu detto, che si trattasse di un movimento era evidente, le t-shirt arancioni lo
dichiaravano. Che fosse apartitico era altrettanto evidente, anche se
probabilmente i simpatizzanti cinque stelle erano una fetta rilevante di
quella folla. Lì dentro c´era una miriade di sigle associative, con
orientamenti anche molto diversi tra loro. La parola d'ordine era "libertà di scelta" ed era una precisa istanza politica. Se c'erano i complottisti come si presentano oggi, in quella piazza non erano eclatanti o evidenti, da quanto risulta.
Per quanto quel movimento
in quel momento stesse facendo attivita´politica in senso stretto, la
sua stessa struttura gli impediva di diventare soggetto politico. Ma costituiva un capitale spendibile e qualcuno, tra i leader di quelle tante associazioni, lo spese. A incassare furono uomini di 5Stelle e Lega in occasione delle elezioni politiche del 2018. Nella sua campagna elettorale Salvini non mancò di corteggiare pubblicamente tutto l'antivaccinismo italiano o quasi. Le polemiche sul DL Lorenzin produssero un'atmosfera surreale. Un insieme di strumenti sanitari (i vaccini) su tutti i media, nel linguaggio politico e in quello istituzionale erano diventati un unico
articolo di fede (IL vaccino). Chiunque parlava su qualunque media di immunità di gregge e nessuno di costoro sapeva di cosa stava parlando (Immunità di gregge? 95%!). Repubblica parlando di tetano tirava fuori l'immunità di gregge, per poi correggersi in corner (sic!). Anche negli atti pubblici era impossibile
trovare coerenza o un un impianto razionale,
il Presidente della Repubblica parlava di coorti vaccinali (chissà con
quale cognizione di causa). Erano tempi in cui se qualcuno specificava che no, non è 95% per qualsiasi cosa non veniva ascoltato di buon grado. Il problema è che c'era dietro un po' di analisi matematica, giusto un poco. Erano i tempi del parossismo dell'advocacy vaccinale, di Burioni fenomeno social, eccetera eccetera. Il paragone tra quel dibattito pubblico e rilevanti precedenti storici (The logic of vaccination, May e Anderson, 1982) era impietoso e non nei confronti del 1982 in UK (1).
Nonostante questo tutte quelle politiche furono perseguite "nel nome della Scienza", contro la minaccia complottista/antivaccinista. Uno dei principali motori di tutto ciò, la politica preelettorale, era sparito dal quadro. Eppure si sarebbe materializzato a breve nella campagna "Scegli la scienza, vota PD".
Ma alle politiche del 2018 non vinse "la scienza": nell'immaginario di molti vinsero complottismo e antivaccinismo - il governo antivaccinista italiano diventò un leit motiv sulla stampa estera. La maggioranza giallo-verde uscita dalle urne non ebbe vita facile nel formare un governo. Quell'anno in men che non si dica i complottisti, quelli poco visibili in quella che era stata la piazza di Pesaro, arrivano nelle istituzioni: Sara Cunial arriva in parlamento dopo una campagna elettorale fondata su temi antivaccinisti, Davide Barillari è consigliere regionale nel Lazio. Viene posto ai 5 stelle il problema del rapporto con la "scienza" del movimento. Complice lo spirito dei tempi i 5 stelle aggiustano il tiro. Sì, perché nel 2018 il complottismo, quello vero sul serio, conquista il palcoscenico. Il 2018 è per esempio l'anno della sentenza sulla faccenda Bencivelli/Marcianò.
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https://www.repubblica.it/green-and-blue/2018/04/24/news/false_scie_chimiche_e_odio_digitale_condannato_l_hater_che_perseguitava_la_giornalista_scientifica-267460982/ |
Il nuovo governo gialloverde finì per lasciare il DL Lorenzin al suo posto. Un timido tentativo di far slittare l'obbligo vaccinale pediatrico al 2019-2020 fallì, con l'emendamento al milleproroghe che fu ritirato. Si titolò "La maggioranza fa dietrofront sui vaccini" e Mattarella, garante delle istituzioni e della "scienza" (stessa cosa, ormai) commentò indirettamente:
Nei confronti della scienza non possiamo esprimere indifferenza o diffidenza verso le sue affermazioni e i suoi risultati
Nel periodo natalizio del 2018 il Tempo pubblicò in prima pagina gli "scandalosi" risultati di improbabili "analisi sui vaccini". Dietro la cosa c'erano i vertici dell'Ordine Nazionale dei Biologi (diventato la casa sicura dell'antivaccinismo italiano). Quelle "analisi", per come erano descritte e per come se ne erano interpretati i risultati, erano monnezza che gridava vendetta al Cielo. E soprattutto, nonostante la convinzione di chi sosteneva il contrario, erano politicamente insignificanti, anzi deleterie. Erano un futile "la mia scienza contro la tua scienza". "Libertà di scelta" non era più all'orizzonte. Il diritto di scelta, anzi, di rifiuto, veniva fondato sul fatto che "i miei scienziati dicono che i vaccini sono fatti male e fanno male". La libertà di scelta non era più un principio: derivava da "risultati scientifici", esattamente come l'obbligo vaccinale derivava dalla "scienza". Da un punto di osservazione in qualche modo privilegiato sui social notai una progressiva radicalizzazione del quadro. Il diritto passava in secondo piano, la cosa essenziale era "La Verità" e "La Verità" era un motivo identitario forte. "La Verità" non era discutibile o emendabile. Motivo identitario forte più indiscutibile Verità: it's a cult! E' una setta e per il settario niente è negoziabile, mentre la politica democratica non può esistere senza margini negoziabili - poi la differenza la fa cosa viene ritenuto negoziabile, cosa no.
Dalla piazza politica ma apartitica di Pesaro nel 2017, con le sue precise istanze, si era arrivati a un settarismo impolitico, ma intrecciato con il discorso politico corrente e usato in ogni modo dal potere di turno, cosa che è stata ben vista durante la crisi COVID.
E' da questo punto di vista che ho letto con interesse l'articolo di Sara Gandini e Paolo Bartolini e poi mi sono procurato il libro in questione.
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https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/02/08/complottismo-conformisti-semplificatori-terza-strada/7868659/ |
(To be continued)
(1) CS venne fuori all'epoca. Velocemente attorno alla sigla si raccolse un gruppetto di persone con lauree "pesanti" a cui i conti non tornavano, letteralmente, e che si erano francamente scocciate di veder spacciare per scienza certe pagliacciate.
Quell'occidente che si è organizzato per non camminare sulle proprie gambe senza i fondi federali dello zio Sam ha avuto un brusco risveglio. Si è accorto all'ímprovviso che da solo non si regge in piedi. E questo dovrebbe far riflettere profondamente, mentre ci si limita a comportarsi, specie in Italia, come adolescenti a cui i genitori hanno sospeso la paghetta. Come se L'UE non avesse un bilancio, come se gli stati coinvolti non stessero prospettando un'innalzamento delle quote destinate alle spese militari e alla NATO e non altre.
Ma, per rimanere strettamente nel mio settore, sono state pronunciate le parole "dazi" e "farmaci".
Mentre 20 anni fa tutti si preoccupavano di
guadagnarsi una fetta del mercato cinese (solo per scoprire poi che il
mercato interno cinese non funziona esattamente come quello dei paesi
occidentali) il grande importatore mondiale restavano gli USA, che di
conseguenza continuavano a inondare il mondo di dollari. Per il
farmaceutico in particolare gli USA sono sempre stati il mercato di
riferimento. La maggior parte dei farmaci dei farmaci prodotti in Europa
continua a finire negli USA: 92 miliardi di euro nel 2023. Ma 20 anni prima il valore di questa quota di export era molto più alto, perché allora il 42% dei principi attivi farmaceutici usati negli USA veniva dall'Europa, mentre nel 2023 quella quota è solo il 7% : un aggiustamento brutale avvenuto nel primo decennio di questo secolo con conseguenze devastanti per il settore in Europa (e soprattutto in Italia).
Parlando di principi attivi farmaceutici, la struttura del fabbisogno americano è questa:
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https://www.researchgate.net/figure/Country-of-origin-of-API-manufacturers-supplying-the-EU-left-and-the-US-right-data_fig2_348994292 |
Quindi quanto ad API gli USA riescono a coprire solo il 22% del proprio fabbisogno, il resto lo importano. In questo quadro eventuali dazi sui prodotti provenienti da Cina e Europa comporterebbero una profonda ristrutturazione dell'import americano, con una ridistriduzione di quote di import che molto probabilmente andranno a spostarsi verso India, UK, Giappone e altri - il tutto accompagnato da un aumento della produzione domestica, grazie magari a investimenti industriali che si spostano dalle aree soggette ai nuovi dazi - del resto in altro settore Acelormittal sta facendo esattamente questo, investendo 1.2 miliardi in Alabama mentre sospende investimenti previsti in Europa, con l'effetto occupazionale prevedibile (più nuove posizioni negli USA, meno in Europa). Tutto ciò nell'ottica industriale e geopolitica di un'amministrazione USA "isolazionista" e in rotta con Cina e EU avrebbe perfettamente senso, non fosse che le capacità produttive non sono fattori infinitamente elastici: il tutto si basa sul presupposto che ci si sia capacità produttiva inutilizzata nei paesi verso cui si vogliono spostare quote di importazione. Ma non una capacità produttiva qualsiasi, una capacità produttiva cGMP - current Good Manufactuirng Practice, quelle Buone Norme di Fabbricazione che devono essere certificate per gli API usati negli USA (e in Europa, in teoria, ma il discorso è più complesso). E qui casca l'asino, come si dice.
Di dati sulla sovracapacità produttiva GMP in India non ce ne sono - si sa che esiste sovracapacità "fuorni norma" di per certo. Nel caso di re-shoring (spostare attività produttive negli USA da altri paesi) anche qua non si tratta di una soluzione a breve termine (per installare e certificare una produzione di API servono mesi e mesi). E in ogni caso, anche con tempi di realizzazione mai visti prima è semplicemente impossibile rimpiazzare in questo modo più di un quarto del fabbisogno USA e senza aumenti di prezzi. Ora è vero che ci sono produttori di API (europei e non) che hanno strutture in India, in America Latina e in nazioni asiatiche non colpite dai dazi, ma anche in questi casi la capacità produttiva non è infinitamente elastica e gli investimenti non danno effetto nel breve periodo.
Già nel quadro pre-dazi le carenze di farmaci erano gravi e frequenti (carenze spesso dovute alla perdita di certificazione GMP di produttori e poi alla crisi COVID). Quindi che faranno oltreoceano? Faranno come fece l'Europa nel 2004, quando usò la bacchetta magica per trasformare quello che a norma non era in GMP? FDA nel caso sarà forzata ad assecondare il piano o l'agenzia, come è accaduto in passato, resisterà al processo? (con l'amministrazione Biden combatté una breve lotta impari e soccombette)
Qualsiasi cosa faranno, l'impatto sui pazienti americani, su costo e disponibilità dei farmaci in USA e sulla filiera produttiva globale non sarà né positivo né trascurabile. Ma questa partita, come tante altre, non si limita a dati e analisi tecniche: la palla è in campo politico e da anni vediamo come una generazione di decisori politici possa prendere scelte suicide (non per chi decide, ma per la maggioranza dei cittadini/sudditi delle loro nazioni).
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https://www.politico.eu/article/fact-checkers-under-fire-meta-big-tech-censorship-mark-zuckerberg-donald-trump/ |
"L'Europa ha un crescente numero di leggi che istituzionalizzano la censura" ha detto Zuckerberg, folgorato sulla via di Damasco della rielezione di Trump. Ovviamente da Bruxelles la risposta non è tardata: "Noi non censuriamo i social media".
La questione della supposta fine del fact checking (o della censura) sta ormai prendendo tinte grottesche, ma una cosa è abbastanza chiara: se (e sottolineo se) oltreoceano c'è stato un tana libera tutti in Europa niente del genere. Su tutte le agende "pesanti" il vecchio continente va avanti come se a Washington ci fosse ancora l'amministrazione Biden. E questo riguarda anche la censura online: il contrasto alla diffusione della "disinformazione" era già l'oggetto principale dell' European Union’s Code of Practice on Disinformation adottato in tempi di Brexit dopo lo scandalo Facebook/Cambridge Analytics (2018). La tesi fu che i risultati del refendum per Brexit erano stati prodotti dalla disinformazione online - e dagli hacker russi. Eppure dieci anni prima il massiccio uso dei social media da parte di Barack Obama durante la sua campagna elettorale fu commentato con entusiasmo. Ma quelli erano i tempi in cui le relativamente nuove piattaforme erano acclamate come strumenti di democrazia (le proteste in Iran l'esempio più rilevante). Dalla metà del secondo decennio di questo secolo il quadro è stato piuttosto differente e gli "strumenti di democrazia" erano diventati pericoli per la "democrazia" (o meglio, per i gruppi di potere prevalenti in occidente). La cosa coincise con il "Momento Maria Antonietta delle elite" . Forse il primo episodio eclatante del nuovo corso venne da Cecilia Malmström, allora Commissario Europeo al Commercio, che riguardo al TTIP e al suo operato in materia si lascò sfuggire che lei non rispondeva di quel che faceva ai cittadini europei (poi spese molte energie per negare la cosa). Quattro anni dopo Brexit fu l'evento a cui non si poteva assistere senza reagire, quindi arrivò l'European Union’s Code of Practice on Disinformation e includeva i contenuti che
May cause public harm, intended as threats to democratic political and policymaking processes as well as public goods such as the protection of EU citizens' health, the environment or security.
Cioè i contenuti potenzialmente dannosi per il pubblico (tradurre "status quo"), intesi come minacce ai processi democratici e legislativi nonché all'interesse pubblico come la salvaguardia della salute dei cittadini europei, la loro sicurezza o il loro ambiente. Si aggiungeva che la norma escludeva pubblicità ingannevole, notizie errate, satira, parodia e contunuti chiaramente identificabili come di parte. Oggi è facile capire che l'Act fosse una misura "castrata" dalla sopravvivenza di un minimo di anticorpi autenteticamente democratici ancora in circolazione dalle parti di Bruxelles. Per ovviare a queste "mancanze" nel 2023 è arrivato il Digital Services Act, molto più rigido: le piattaforme dovevano garantire la lotta alla disinformazione e la non ottemperanza significava multe che potevano arrivare al 10% del loro fatturato (un'enormità). Il DSA riguarda le piattaforme dai 45 milioni di utenti in su e si è ben visto che chi è al di sotto di questa soglia non è perfettamente al sicuro - vedasi l'arresto a Parigi di Durov, fondatore di Telelegram e qualcuno commentava, non saprei dire se compiaciuto o no, che
In tempi di DSA in Europa una piattaforma sopra i 45 milioni di utenti è obbligata a mettere in opera un sistema di fact-checking. Quello che ad oggi Meta ha fatto è proporre un sistema di community notes affine a quello di X. Al momento la Commissione Europea sta valutando la proposta. Staremo a vedere come va a finire, in questi tempi in cui "libertà di parola" significa sempre più "libertà di dire qualsiasi cosa sia utile agli assetti del potere e non li infastidisca".
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https://nursetimes.org/palermo-lo-sfogo-di-una-paziente-affetta-da-malattia-cronica-mi-hanno-cambiato-il-farmaco-quello-nuovo-mi-provoca-reazioni-avverse |
I biosimilari sono giovani, rispetto ai farmaci biologici, e non sono affatto assimilabili ai generici, che riguardano le piccole molecole, ovvero i principi attivi farmaceutici di sintesi. Ricordo che per i generici è richiesta una prova di bioequivalenza che non sono assolutamente paragonabili a un trial trial clinico (cosa che ha reso le bioequivalenze falsificabili, come dimostrò lo scandalo GVK Bio, che fece ritirare 700 farmaci generici dal mercato in Europa). Per i biosimilari è prevista la prova clinica e precisamente studi clinici comparativi tra il biosimilare e il farmaco dell'originatore. Di fatto, data la complessità strutturale di un biologico che non può essere replicato esattemente al 100% da terzi, vengono trattati come un farmaco nuovo che deve dimostrare la sua efficacia in uno studio clinico comparativo.
La spinta verso i biosimilari ha le stesse ragioni della spinta verso i generici: taglio della spesa farmaceutica. La santa causa del taglio della spesa provocò negli anni '90 un numero considerevole di interviste a medici che dicevano "la molecola è la stessa", dimostrando di non capire assolutamente niente del tema. Se il punto fosse "la molecola è la stessa" non si spiegherebbe, per fare un esempio, lo scandalo del Wellbutrin generico, o quello Ranbaxy. Ma, come dicevo, i biosimilari sono un film differente. E questo, in teoria, la medicina lo dovrebbe sapere: ma in realtà il livello di competenza in materia è esattemente quello verificato rispetto ai generici: se è equivalente è equivalente e basta.
E questo provoca sacrosante proteste quando un paziente si trova sostituito al farmaco originale il biosimilare e non funziona nello stesso modo. In un mondo "normale" la prescrizione dovrebbe tornare a quella dell'orginale nel più breve tempo possibile. Ma il taglio della spesa sanitaria funziona per valori medi e il singolo paziente ormai conta molto poco o nulla.
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https://www.medscape.com/viewarticle/rsv-vaccines-will-carry-warning-guillain-barre-syndrome-2025a10001ia |
La decisione è di FDA e no, non ha niente a che fare con il nuovo corso Trump:
Lo studio postmarketing ha riguardato segnalazioni a Medicare dal maggio 2023 al luglio 2024 usando una finestra di rischio di 1-42 giorni dopo la vaccinazione
I casi riguardano gli over 65 con una frequenza di unità per milione, ma ricordiamo che Medicare è appunto un programma per gli over 65. Considerando tutto questo FDA ha imposto di dichiarare sull'etichetta dei vaccini questo rischio.
Al momento mancano dati sulla popolazione pediatrica ma sarebbe bene acquisirli e analizzarli al più presto. Perché in Italia ci sono almeno due campagne attive di proposta vaccinale pediatrica anti RSV. In Toscana dove
I bambini nati tra il 1° aprile 2024 e il 30 settembre 2024 saranno immunizzati, a seguito di chiamata attiva, presso l'ambulatorio del pediatra di famiglia nel mese di ottobre. I bambini nati dal 1° ottobre 2024 al 31 marzo 2025 saranno invece immunizzati presso i punti nascita prima della dimissione ospedaliera
Quanto alla Puglia,la vaccinazione anti RSV è stata un motivo di propaganda politica:
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https://press.regione.puglia.it/-/emiliano-e-piemontese-arriva-in-puglia-il-vaccino-gratuito-contro-virus-sinciziale-e-bronchioliti-per-i-bambini |
Ora vedremo se e come questo warning di FDA avrà effetto sulle politiche di offerta vaccinale italiane e come verrà inserito nei famosi consensi informati. Perché non è che per RSV in età pediatrica siamo senza armi: da anni si usano anche in via preventiva anticorpi anti RSV ben funzionanti e senza stranezze nel profilo di sicurezza Ma la sorveglianza post-marketing non è mai stata il punto forte del sistema sanitario italiano (è dai tempi del ritiro della cerivastatina che in Italia si arriva puntualmente dopo i titoli di coda).
La sindrome di Guillain-Barrè in età pediatrica è un evento raro, che colpisce tra 1 e 6 bambini su 300.000. Sarebbe una gran cosa evitare infinite polemiche su un eventuale aumento di incidenza di questa patologia dopo l'introduzione di questi vaccini, in primo luogo per non minare (ulteriormente) la fiducia nella pratica vaccinale. Ma ho la mezza idea che l'eventuale calo di fiducia sia messo in conto e il peso dell'infinita polemica pure: tutto già fatto, già visto e provato.
Le politiche vaccinali, come qualsiasi altra politica sanitaria, dovrebbero avere un approccio laico, quell'approccio che in Italia è sparito nel 2017. E che fosse già sparito si è visto benissimo in tempi di COVID.
Con una laurea in Chimica Industriale (ordinamento ANTICO, come sottolineava un mio collega più giovane) mi sono ritrovato a lavorare in ...