lunedì 9 febbraio 2026

20 ANNI FA L'EUROPA DECISE LA CRISI DI OGGI

https://www.huffingtonpost.it/economia/2026/02/06/news/se_svuotata_la_farmacia_del_mondo_leuropa_ha_perso_un_primato_e_sviluppato_una_dipendenza-21143650/

"Negli ultimi vent’anni l’Europa ha perso progressivamente centralità nel farmaceutico -
sostiene Andrea Corazza, executive director di Menarini - il 25 per cento degli investimenti
globali si è spostato fuori dall’Ue, la quota di trial clinici è scesa dal 25,6 per cento al 19,3 per
cento e quella di farmaci innovativi sviluppati in Europa dal 50 per cento al 20 per cento. La
perdita di competitività è ormai strutturale, aggravata dal contesto geopolitico e dalla
competizione con Usa e Cina”. I dazi di Donald Trump aggravano la situazione, anche se
l’accordo raggiunto a luglio tra Ursula von der Leyen e il presidente americano li limita al 15
per cento. Prima della guerra commerciale, i farmaci europei esportati negli Usa non erano
soggetti a dazi o comunque con percentuali molto basse.

Che dire al riguardo? Che 20 anni fa la stessa Europa, in nome del taglio della spesa farmaceutica, aveva innescato un processo dalle conseguenze piuttosto ovvie, spalancando porte e finestre ai produttori asiatici di farmaci, con cui nessuna azienda occidentale poteva competere? O meglio: nessuna azienda occidentale poteva competere con regole che di fatto la discriminavano economicamente.

Il crollo iniziò precisamente nel 2004, quando la Direttiva 2004/27/CE aprì il mercato europeo a produttori di API non approvati né ispezionati da EMA o FDA. La successiva Direttiva 2011/62/UE non corresse il tiro, ma introdusse il concetto grottesco di 'equivalenza' autocertificata: le autorità dei paesi terzi garantiscono da sole che i loro standard sono equivalenti a quelli europei. Un sistema di certificazione che FDA non avrebbe mai neanche considerato (grottesco non è un aggettivo usato a caso).
L'obiettivo era chiaro: tagliare la spesa farmaceutica e farlo con il crollo dei prezzi dei farmaci generici. Obiettivo raggiunto. In Italia, per esempio, tra il 2004 e il 2014, la spesa farmaceutica pubblica scese del 70%. Il prezzo di questo "successo" ? La distruzione della capacità produttiva europea. 

Ovviamente nell'articolo sull'Huffington Post si parla anche del 15% di dazi sui farmaci innovativi europei che entrano in USA, un problema serio, ma commentando come se fosse stata una vittoria della Commissione Europea nel contenimento del danno...

Chi mi ha inoltrato l'articolo mi ha fatto notare che la politica sta scoprendo l'acqua fredda (perché con quella calda sarebbe un affare già troppo complicato), ma personalmente non posso cogliere lo stesso schema di quello che sta succedendo con l'industria chimica di base europea.

Eppure, 20 anni fa, quando quelle decisioni furono prese, le stessa industria europea (EFPIA) presentò le sue eccezioni, senza avere nessuna risposta (per tacere dei costi occupazionali dell'operazione). Ma ehi, era il mercato, baby, e quello era il mercato come lo si era voluto ai tempi della globalizzazione. Oggi le conseguenze di quelle scelte sono ancora tutte al loro posto, ma il vento della geopolitica è profondamente cambiato. E una intera classe dirigente continentale si ritrova con problemi continentali impossibili da gestire (per pura pietà non parlo del dettaglio italiano, dove il concetto di "industria strategica" era diventato già desueto negli anni '90).

Mi ricordo di aver letto in passato  cose come "la globalizzazione è irreversibile". Certo, la globalizzazione era irreversibile, il suo prezzo è stato pagato in deindustrializzazione e disoccupazione, e non c'era bisogno di alcun piano B. Oggi di quel piano B ci sarebbe un gran bisogno, ma nessuno sa dove mettere le mani.
 

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