giovedì 5 febbraio 2026

I "TEMPI INTERESSANTI" DEL PHARMA GLOBALE

 


Il settore farmaceutico e biotecnologico globale sta attraversando uno dei periodi più turbolenti della sua storia più recente. Tra il 2022 e il 2025 l’industria ha vissuto una fase di contrazione profonda, segnata da tagli occupazionali e ristrutturazioni. Il ciclo negativo ha colpito in pari misura grandi farmaceutiche globali, CRO e CDMO, creando un paradosso evidente: mentre alcuni nuovi blockbuster generano ricavi miliardari, migliaia di professionisti perdono il lavoro. E i tempi delle vacche magre non sono ancora finiti, anche se il mercato del lavoro nel settore continua a mostrare flebili segni di vita

Il 2022 ha segnato l’inizio del declino. Dopo il boom pandemico del 2020-2021, trainato dai vaccini e dagli antivirali COVID-19, nonché dall’accelerazione della ricerca biotech, il mercato ha iniziato una brusca correzione. La maggioranza delle biotech non ha prodotti sul mercato e vive di finanziamenti: per loro il rialzo dei tassi di interesse base delle banche centrali occidentali (FED, BCE) è stato tossico, spesso letale. Molte hanno reagito tagliando costi, personale e programmi di sviluppo, ovviamente quando non sono finite al cimitero. Questo ha avuto un effetto a cascata su CRO e CDMO, che si sono ritrovate con capacità in eccesso e programmi di espansione saltati o sospesi a tempo indeterminato. I licenziamenti nelle CRO sono stati un leit motiv degli ultimi anni.

Nel 2023 la crisi occupazionale si è aggravata. I licenziamenti sono aumentati sensibilmente e hanno coinvolto non solo le piccole biotech, ma anche grandi player dei servizi. Il rallentamento dei trial clinici e la fine dell’urgenza pandemica hanno ridotto ulteriormente la domanda. Parallelamente, alcune farmaceutiche globali hanno iniziato a riinternalizzare attività prima esternalizzate, comprimendo ancora di più il mercato dei servizi. L’attenzione si è spostata quasi esclusivamente su efficienza operativa e riduzione dei costi.

Il 2024 non ha portato lo sperato rimbalzo. I tagli occupazionali sono proseguiti e in alcuni casi si sono intensificati. Le CRO e i CDMO hanno subito una doppia pressione: budget ridotti o evaporati delle biotech, la sospensione dei loro progetti di sviluppo e l'ottimizzazione aggressiva dei fornitori da parte delle big pharma. La durata prolungata della crisi ha iniziato a erodere la fiducia e a spingere talenti esperti verso altri settori.

Il 2025 ha rappresentato l’anno più paradossale. Da un lato, i farmaci anti-obesità di Eli Lilly e Novo Nordisk hanno generato vendite straordinarie; dall’altro ristrutturazioni sono continuate con un 5% di aumento rispetto ai brutti dati del 2023. Si aggiungano il patent cliff prossimo venturo e i dazi USA sui farmaci innovativi e il quadro è completo, nonché poco rassicurante (i dazi di fatto sono una tassa del 15% sui prodotti innovativi esportati verso gli USA).
Si noti bene: mentre sul versante della chimica di base la crisi è prima industriale e poi occupazionale, nel caso del farmaceutico è in primis occupazionale. Pfizer e Novo Nordisk non hanno licenziato perché in crisi, ma per garantire o massimizzare i profitti degli azionisti. Il caso di Novo Nordisk è assolutamente eclatante.

A dicembre 2025 FDA ha approvato la formulazione orale del semaglutide di Novo ad alto dosaggio contro l'obesità, sei anni dopo la prima formulazione orale di un peptide mai approvata (2019, sempre Novo Nordisk, sempre semaglutide, basso dosaggio in funzione antidiabetica). Vero che l'azienda è in un testa a testa con Eli Lilly, che attende una decisione FDA su Orforglipron, agonista GLP-1 non peptidico, altra pillola anti obesità, ma a regola le due aziende dovrebbero dividersi un mercato estremamente redditizio. Novo, in questo quadro, ne ha licenziati 9.000, pur avendo fatto una trentina di miliardi con gli agonisti GLP-1 nel 2024 (nessun licenziamento significativo da parte di Lilly per ora).

A leggere i primi pareri sull'outlook per il 2026 sembra di assistere a una replica di quelli del 2025: AI, streamlining, ottimizzazione. La mia personale impressione è che nessuno abbia mezza idea di quel che c'è davanti. Perché da una parte i dazi trumpiani penalizzano le produzioni a più alto valore aggiunto effettuate in Europa, dall'altra il BIOSECURE act, per quanto depotenziato, dovrebbe diventare legge. Infine  nella mia esperienza questi cicli difficilmente durano più di cinque anni. Alla J.P. Morgan Healthcare Conference di gennaio 2026 si è manifestato un cauto ottimismo parlando molto di IA, patent cliff, inlicensing e purtroppo di fusioni e acquisizioni (sinonimo di licenziamenti). Quel che nessuno può anticipare è quale sarà il paesaggio offerto da questa industria nel 2027. Perché un patent cliff al rallentatore è appena iniziato e a naso gli atteggiamenti non sono così diversi da quelli che ci furono in vista di quello del 2012. Che fu abbastanza disastroso, ma allora la geopolitica era fuori dal quadro.

 

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