lunedì 16 marzo 2026

LE SCIENCE WARS DEI '90, RILETTE

Il tentativo di parlare di un recupero degli strumenti del postmodernismo con un americano o un inglese può scontrarsi con un "Ehi, queste cose sono state liquidate da Sokal nel 1996." 
E non è precisamente così.

Negli anni Novanta, l'accademia americana fu il teatro di quello che sarebbe passato alla storia come le Science Wars - una disputa tra scienziati e filosofi/sociologi della scienza sulla natura della conoscenza scientifica. Da un lato, scienziati come Alan Sokal e Paul Gross sostenevano che gli approcci postmoderni e costruttivisti alla scienza fossero intellettualmente vacui e potenzialmente pericolosi. Dall'altro, sociologi e filosofi della scienza sostenevano che la conoscenza scientifica fosse socialmente costruita (spesso estremizzando il pensiero postmoderno di Derrida e Lyotard fino al nonsenso) e che le pretese di oggettività mascherassero strutture di potere. La controversia raggiunse il culmine nel 1996, quando Sokal, un fisico, sottopose alla rivista di studi culturali Social Text un articolo deliberatamente privo di senso - e lo vide pubblicato

Il Sokal hoax (o Sokal affair) fu uno degli episodi più iconici (e controversi) delle Science Wars. Nel 1996, il fisico Alan Sokal, professore alla New York University, sottopose alla rivista di studi culturali Social Text un articolo intitolato Transgressing the Boundaries: Towards a Transformative Hermeneutics of Quantum Gravity. Il testo era una deliberata collezione di assurdità: mescolava citazioni reali di pensatori postmoderni (Lacan, Irigaray, Derrida), equazioni matematiche prive di senso, affermazioni deliranti come "la gravità è un costrutto sociale" e lusinghe ideologiche verso gli editor della rivista. L'articolo sosteneva che la meccanica quantistica confermasse il relativismo culturale, il femminismo e l'anti-realismo postmoderno. Social Text lo pubblicò nel numero speciale Science Wars (primavera/estate 1996), senza peer review formale ma con approvazione editoriale interna. Tre settimane dopo, Sokal rivelò su Lingua Franca che si trattava di un hoax: voleva dimostrare che una rivista prestigiosa di studi culturali avrebbe accettato "un articolo pieno di sciocchezze, se suonava bene e lusingava le preconcezioni ideologiche degli editori".

Il colpo messo a segno da Sokal regolava i conti nell'accademia americana. Ma in realtà non chiudeva la questione culturale, che partiva da premesse che, usando un estremo eufemismo, potremmo definire discutibili. Higher Superstition: The Academic Left and Its Quarrels with Science (1994) è convenzionalmente considerato il punto di partenza delle Science Wars. E intendiamoci, molti dei  bersagli dei due autori erano perfettamente legittimi (li potremmo definire gli antecedenti del woke, femminismo estremista, pretesa superiorità genetica di neri e colored, relativismo parossistico, etc). il problema è che tali bersagli venivano accomunati a Lyotard e Derrida. 

Dopo anni e anni il punto di vista americano sulla vicenda non è cambiato molto:




Ma per un europeo rileggere oggi le parole dell'attacco iniziale di Gross e Levitt è piuttosto divertente:

La scienza è una delle ultime grandi componenti della vita e del pensiero occidentale a finire sistematicamente sotto lo sguardo critico della sinistra accademica. Il motivo è ovvio. Per pensare criticamente alla scienza, bisogna comprenderla a un livello ragionevolmente profondo. Questo compito, se affrontato onestamente, richiede molto tempo e fatica. Di fatto, è meglio iniziare da giovani. È difficilmente compatibile con lo stile di formazione e di istruzione che nutre l'umanista medio, indipendentemente dalle sue inclinazioni politiche. D'altro canto, la scienza, insieme alla sua realizzazione immediata come tecnologia, è — quanto qualsiasi altra cosa possa esserlo — il singolo aspetto del pensiero e della pratica sociale occidentale che definisce la visione del mondo occidentale e rende conto della sua posizione speciale nel mondo. Le società non occidentali — il Giappone, per fare l'esempio più ovvio — possono al tempo stesso avere successo e mantenere la propria identità solo nella misura in cui naturalizzano la scienza e la tecnologia della cultura occidentale. Di conseguenza, se si è predisposti a considerare quella posizione di privilegio occidentale come malvagia, per i suoi pregiudizi e per la sua storia di conquiste, allora si guarderà inevitabilmente alla scienza occidentale con sospetto e forse con disprezzo. Prima o poi qualsiasi critica dei valori occidentali che aspiri a essere esaustiva dovrà offrire un'analisi della scienza, preferibilmente al vetriolo.

Quale esempio più perfetto di sciovinismo yankee si potrebbe immaginare? E queste erano le basi da cui un biologo e un matematico, entrambi di orientamento progressista, intendevano attaccare le critiche "postmoderne". Che dire?

Il libro costruiva la scienza moderna come motivo identitario della cultura occidentale (in una concezione che di fatto identificava l'occidente con gli USA), apparentemente indisturbato dal fatto che i sovietici avessero mandato un uomo nello spazio prima degli americani, avessero sviluppato autonomamente le armi nucleari e prodotto una tradizione matematica e fisica di prim'ordine. È altrettanto incurante dalla scomoda profondità umanistica degli scienziati che costruirono la rivoluzione scientifica dell'inizio del XX secolo: Heisenberg, Schrödinger e Max Born non erano esattamente estranei alla filosofia e alla letteratura. L'interpretazione di Copenaghen della meccanica quantistica non fu elaborata da persone che non avevano mai letto Kant. La cosa curiosa è che le Science Wars non coinvolsero né citarono Kuhn, Lakatos, Kitcher, Tirarono dentro invece Bruno Latour, che aveva detto e ripetuto di non aver niente a che fare con il postmodernismo.

Come accennato il Sokal affair risolse la questione solo apparentemente e nel contesto di oltreoceano fu un filosofo, William Rehg, a venire in soccorso al fronte scientifico, recuperando le posizioni di Habermas sull'oggettività dei risultati scientifici (Habermas, argumentation theory, and science studies: Toward interdisciplinary cooperation, Informal logic, 2003): la scienza non è obiettiva perché fotografa il mondo così com'è, ma perché segue procedure di argomentazione intersoggettivamente valide. Rehg difendeva l'oggettività scientifica usando un filosofo ,Habermas, che Gross e Levitt avrebbero probabilmente catalogato tra i nemici della scienza.

La successione degli eventi si prese gioco degli autori di Higher Superstition: poco dopo l'articolo di Rehg uno dei cardini degli argomenti di Gross e Levitt, la loro fiducia implicita nell'efficacia dell'autoregolamentazione della scienza istituzionale, venne messo a dura prova da un famoso articolo di Ioannidis del 2005 (Why Most Published Research Findings Are False. PLOS Medicine 19(8) ). Nel nuovo millennio la crisi della replicabilità emerse sistematicamente minando le fondamenta di quella peer review che Gross e Levitt difendevano come baluardo contro il relativismo postmoderno. Gli anni successivi dimostrarono che la peer review era vulnerabile in modi che i postmodernisti non avevano nemmeno immaginato, fino all'attuale fenomeno degli articoli scritti con l'IA.

Da una prospettiva europea continentale, le Science Wars avevano la qualità di una riunione di dipartimento particolarmente aspra: due tribù accademiche, ciascuna con il proprio gergo, ciascuna sostanzialmente disinteressata a ciò che l'altra stava realmente dicendo. Ciò che la controversia non poteva produrre fu un serio confronto con una terza possibilità - che il problema non risiedesse nella scienza in sé, né nella sua costruzione sociale, ma in ciò che accade alla scienza quando diventa un segno nel sistema di narrazioni del discorso pubblico. È in questo contesto che Baudrillard torna rilevante, oggi. E non solo Baudrillard, anche Lyotard. Perché nella crisi profonda che attraversa gli USA sembra che la risposta intellettuale prevalente, oltreoceano, sia il combattere la nuova Culture War, che include anche il conflitto tra science e science denial, in breve uno scontro tra due simulacri.


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