La situazione è grossomodo questa:
Cioè quella già vista nei tempi peggiori (attorno al patent cliff 2012, per dire). Ma sembrerebbe che il ritmo delle ristrutturazioni stia calando:
Secondo un'analisi dei dati sui licenziamenti di Fierce Biotech, nel primo trimestre di quest'anno un totale di 33 aziende biofarmaceutiche ha annunciato licenziamenti o chiusure. Pur rimanendo elevato, questo numero è indicativo di una tendenza graduale al rallentamento dei tagli occupazionali, individuata da Fierce già nel settembre scorso.
Questa traiettoria discendente si era già manifestata con un analogo numero di 33 ondate di licenziamenti nell'ultimo trimestre del 2025, circa la metà dei 64 e 62 annunci registrati rispettivamente nel secondo e terzo trimestre dell'anno scorso.
Il 2025 è stato certamente un anno difficile, come dimostra una distinta analisi di Fierce Pharma: le 17 aziende farmaceutiche con un fatturato annuo di almeno 20 miliardi di dollari hanno complessivamente ridotto la propria forza lavoro di oltre 22.000 dipendenti nel corso dell'anno, mentre si avvicina un patent cliff da 300 miliardi.
Per contestualizzare adeguatamente gli ultimi dati, è però opportuno confrontarli con i primi trimestri degli anni precedenti. I 33 annunci del primo trimestre 2026 sono appena la metà dei 63 del corrispondente periodo del 2025, e significativamente al di sotto delle 57 e 58 ondate registrate nei primi trimestri del 2023 e del 2024.
Per trovare un livello analogo bisogna risalire alle 30 ondate di licenziamenti del primo trimestre 2022.
Da principio si pensava che la crisi occupazionale riguardasse solo le small molecules, come di solito succede in queste fasi, anche se le small molecules continuano a costituire la maggioranza della approvazioni FDA:
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| https://www.nature.com/articles/d41573-026-00012-w |
Per andare nel dettaglio, si parla di questo:
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| https://drughunter.com/articles/2025-novel-small-molecule-fda-drug-approvals |
E invece no, non si trattava solo di small molecules. La crisi occupazionale si è allargata alla vasta area dei farmaci biologici, dagli ADC (coniugati farmaco-anticorpo) alle terapie cellulari.
Come al solito il capitalismo finanziario fa le sue scelte e sono le scelte più sbagliate. Ma chi fa tali scelte, come sempre, sarà al riparo dalle loro conseguenze. Come in tanti altri campi la storia si ripete, con gli stessi identici meccanismi.
Personalmente nei tanti anni di lavoro che ho all'attivo ho visto (poche) decisioni corporate razionali sempre sopravanzate dalle decisioni che una razionalità industriale non la avevano. Uno dei casi storici eclatanti fu quando Merck mise nella lista degli asset da essere svenduti Keytruda, prima che fosse approvato. Per tacere del management GSK che volle comprare Sirtris contro il parere di quelli che in GSK avevano effettuato la due diligence.
Ma del resto pensate a un tipico caso di media grande impresa occidentale non public, cioè non quotata in borsa. E' spesso proprietà di un fondo di investimento e quando le cose vanno bene il fondo incassa dividendi. Ma quando le cose vanno male, tipo quando il tuo mercato di sbocco di sempre è governato d'un tratto da un branco di inqualificabili? Scatta lo stop loss, solo che non si parla di azioni ma di asset industriali. Un asset industriale, se non lo sapete, è principalmente fatto di persone.
Io non so se e quando questo periodo di vacche non magre, ma ridotte a scheletri, potrà continuare. Quello che vedo è che la maggior parte degli attori econimici, al riguardo, sta agendo come se non ci sarà un domani, o una ripresa.
L'industria farmaceutica è una cosa assai differente da quella dipinta da tanti, tanti che non hanno alcuna cognizione dell'oggetto di cui parlano. Ormai da quasi 30 anni, cioè da quando è diventata uno dei giocattoli della finanza, è estremamente volatile. Eppure l'industria farmaceutica occidentale è quella che tra cGMP e linee guida ICH garantisce che i cittadini occidentali abbiano farmaci rispodenti a un certo standard qualitativo, un standard alto. I governi che rimangono spettatori dell'ennesimo tentativo di suicidio di questa industria avallano un peggioramento dei livelli qualitativi dei farmaci destinati ai propri cittadini, cioè lavorano contro la salute pubblica delle proprie nazioni. E in un contesto di questo genere tutti i discorsi europei sulla ricostruzione di un'autonomia farmaceutica appaiono esattamente quello che sono: parole vuote.





















