venerdì 10 gennaio 2020

LA MADRE DI TUTTE LE BOLLE




Un'analisi abbastanza interessante che fa della politica italiana degli ultimi anni un case study in tema di "epistemologie pubbliche".
Le epistemologie pubbliche sono alla radice del discorso pubblico, "strategicamente costruite e dispiegate in un contesto conflittuale per influenzare gli altri e condurli verso una certa decisione" (e di decisione politica si parla).
Se si è familiari con certi aspetti del "dibattito" si capirà che si sta parlando di postverità fondative di bolle.
L'autore delinea la polarizzazione del discorso pubblico in due opposte narrative: la "science aversion narrative" e la "science perversion narrative", evitando considerazioni di valore.
La "science aversion narrative" è quella di "vota la scienza, scegli il PD", della denuncia ossessiva del montante peso dell'antiscienza e della pseudoscienza, quella che ritira fuori il caso Stamina ogni tre per due etc etc - avete capito perfettamente di quel che si parla.
Secondo la "science perversion narrative" invece "Il problema non è il fatto che la scienza sia ignorata o che non gli si dia fiducia, ma il fatto che la conoscenza scientifica è stata usata in Italia e altrove per promuovere interessi particolari e ha rimpiazzato la volontà popolare nel determinare le decisioni da prendere".
La definizione è forzata in quanto viene inclusa nel campo scientifico l'economia, ed in particolare l'economia politica - non che sia forzato l'inserimento della disciplina, ma se quallcosa è apparso eminentemente politico negli ultimi anni, è stato il discorso sull'economia. E appare anche alquanto strumentale nei suoi sviluppi. Ma se ci si limita alla "percezione pubblica" può anche andare bene.
L'autore individua come le due figure di riferimento di questi due campi Roberto Burioni per la "science aversion narrative" e Alberto Bagnai per la "science perversion narrative" (scelta nella migliore delle ipotesi molto curiosa).
Secondo questi metri, se da qualche parte mi devo collocare, ovviamente mi colloco nella "science perversion narrative" (è stato Bagnai a coniare il termine "lascienza" e questo già sarebbe motivo sufficiente).
Ma occorrerebbe prendere atto della natura piattamente strumentale delle epistemologie pubbliche, dei limiti delle bolle, e del fatto che la contrapposizione scienza (lascienza)-antiscienza è il problema e non la soluzione (e questo qua sopra è stato scritto fin dall'inizio).
E uno dei maggiori aspetti del problema è che la "science aversion narrative", che è mainstream, colloca forzosamente nel campo opposto ogni voce non omogenea al suo pacchetto ideologico, provando a squalificarla e colpirla, di solito con mezzi proporzionali all'importanza del pericolo percepito. E a questo proposito parafraso:

Il genio che ci ha regalato la grande minaccia no-vax ha anche compiuto un'altra operazione perversa e deleteria: quella di creare un recinto al cui interno vengono ricondotte, per assoggettarle a un biasimo acritico e preconcetto, una quantità di fattispecie che col dibattito sulle politiche sanitarie, e, per altri versi, col dibattito scientifico, nulla hanno a che fare.
L'analisi quindi evitando giudizi di valore nei fatti ne produce uno, per omissione.
Per il resto, per ricordarlo a chi allora non girava da queste parti, io mi spenderei per l'"area razionale", al di fuori delle due bolle, che non ambisce a metterne su una terza (https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=2327790820773125&id=1971621999723344, tra l'altro uno degli episodi più divertenti del 2019).

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