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| https://www.migrantes.it/rapporto-italiani-nel-mondo-2025-20-anni-di-mobilita-italiana-non-fuga-ne-cervelli-ma-talenti-che-scelgono/ |
Alla quinta volta che dopo Natale sono arrivato in aeroporto per tornare a nord il cielo era di ametista e turchese - i colori tipici dei crepuscoli invernali dalle mie parti. L'unico terminal era molto affollato, gente in attesa di volare per Palermo, Stansted, Dublino, Charleroi.
La prima volta era stata nel secondo anno di COVID e l'aeroporto era semideserto, con la maggioranza degli esercizi commerciali chiusi, la lista dei voli decimata. Nel corso del 2022 la faccenda si fece velocemente surreale, per poi finire nel più puro grottesco (e nella più disinvolta delle violazioni dei diritti costituzionali, basata su futilità etichettate "scienza").
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| Messaggio di Starbuck, accadeva nel maggio 2022 |
Ma, sui media italiani tutti, si raccontava che le restrizioni erano le stesse in tutta Europa: una sfacciata menzogna, ripetuta senza mezzo controllo da chiunque su tutti i media. Il tutto nel quadro della difesa a spada tratta della favola della "migliore gestione".
La penultima volta rientravo dopo Natale verso la fine dell'anno che aveva visto il record di espatrio degli italiani. A questo giro nessun nuovo record, ma la tendenza rimane esattamente la stessa. Assai curioso il modo in cui la mette la Fondazione Migrantes, al di là dei dati esposti.
Curioso in primo luogo perché non si parla solo di quello che comunemente si intende per talenti. In secondo luogo metterla come "scelta" è indorare la pillola. Sempre che non si definisca una scelta quella tra la disoccupazione e l'occupazione, quella tra essere working poor e worker tout court. Non si tratta di scelte, si tratta di necessità.
Ma al netto dell'indoratura della pillola, il quadro è perfettamente descritto:
Tra il 2006 e il 2024 l’emigrazione italiana è diventata un fenomeno
strutturale. Dopo la crisi del 2008, gli espatri sono cresciuti
costantemente, toccando nel 2024 il record storico di 155.732 partenze. L’Europa resta
il baricentro della mobilità italiana (76% degli espatri), con Regno
Unito, Germania e Svizzera in testa. Negli anni però la mobilità si è fatta più circolare e complessa:
si parte, si ritorna, si riparte. Accanto ai giovani, tra gli italiani
residenti all’estero crescono anche le donne (+115,9% in vent’anni, dati
Aire) e gli over 50, spesso nonni o lavoratori che raggiungono figli e
nipoti all’estero. Le costanti? Una spinta migratoria legata a fragilità strutturali del Paese e a un sistema bloccato – lavoro precario, disuguaglianze territoriali, riconoscimento del “merito”.
E il paese, non patria, non matria ma matrigna per circa un decimo dei suoi cittadini (e oltre), continua ad essere più fragile ogni anno che passa, e ogni anno che passa sempre più impegnato a distruggere valore. Ecco, nella distruzione di valore l'Italia detiene un primato inattaccabile.
PS: L'impressione generale è che però l'Europa (isole incluse) non sia più una meta sicura: mettersi a fare a spallate con una superpotenza nucleare, con l'altra superpotenza nucleare che ti volta la schiena, non sembra un'idea geniale.
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