Detto questo la pausa estiva riguarda il blog, su substack continuerà la pubblicazione di contenuti già visti qua sopra. E l'attività consueta riprenderà da settembre.
L'ultimo intervento significativo sulla piattaforma di Blogger risale al 2020, quando Google ha introdotto una nuova interfaccia - l'operazione cosmetica di chi non vuole investire. Dal 2020 in poi, il silenzio. Nessuna nuova funzionalità sostanziale. Nessun segnale che qualcuno in Google stia ancora pensando a Blogger come a un prodotto con un futuro.
Il paradosso è che Blogger sopravvive perché funziona. Non benissimo e sempre meno - i contatori nativi sono inaffidabili, l'integrazione con il resto dell'ecosistema Google ha perso pezzi anno dopo anno. Ma nonostante questo funziona. I post restano accessibili, l'indicizzazione di Google continua (quando Discover decide di segnalare qualcosa, lo segnala). E soprattutto la piattaforma non chiede nulla in cambio.
Il Chimico Scettico esiste su Blogger da otto anni. Milleduecento e passa post. Un milione di visualizzazioni superato ad aprile 2026, pur avendo abbandonato ogni social nell'autunno 2022 (e per qualcuno questo è un paradosso, un nonsenso). In termini pratici è una struttura solida, ma costruita su fondamenta che qualcuno ha smesso di curare da anni. La domanda non è se Blogger sopravviverà e per quanto, ma se ha senso continuare a costruire qualcosa su fondamenta che mancano di ogni manutenzione.
La risposta che mi sono dato, per ora, è Substack. Non come sostituto - CS resta su Blogger - ma come piattaforma complementare, da poco avviata senza alcun rumore. Substack non è Blogger: è una piattaforma con un modello di business esplicito (la percentuale sugli abbonamenti a pagamento). E questo prefigurava un grosso problema, perché la licenza Creative Commons, non commerciale, no opere derivate, è un punto fondante di questa operazione. Poi ho scoperto che Substack concede la possibilità di contenuti gratuiti e non solo: permette di rifiutare l'opzione "accetta donazioni" attivata di default. E queste sono state le risposte al problema. Inoltre ci sono alcuni dettagli tecnici significativi: l'editor di Substack, per esempio, supporta una formattazione estesa rispetto a quello di Blogger, con tanto di LaTeX in linea (cosa estremamente utile per una certa tipologia di contenuti qui proposti). E' comunque un esperimento. Nessuno può prevedere se la piattaforma renderà più stringenti le condizioni che ne limitano la reddività.
Si tratta di una azione tardiva? Probabilmente, ma non avevo alcuna intenzione di unirmi alla grande migrazione su Substack di due-tre anni fa. Ho sempre diffidato del bandwagoning e la monetizzazione non mi interessava.
Quindi, per ora chimicoscettico.substack.com e substack.com/@chimicoscettico affiancano CS su Blogger.
Ventisette anni dopo il lancio di Blogger, ventitre anni dopo la sua acquisizione da parte di Google, il suo formato blog non è morto. È solo che le infrastrutture che lo ospitavano sono invecchiate diversamente. Alcune sono diventate qualcos'altro. Alcune sono morte. Una, la più antica, esiste ancora e chissà per quanto reggerà. Ma in linea di massima CS si sta preparando a sopravvivergli.
Le favole con animali apparse su questo blog costituiscono un piccolo ciclo compiuto.
La prima fu ispirata da uno spettacolo di falconeria in una rocca medievale, il resto seguì.
E' stato un divertissement con tipi animali che potrebbero benissimo essere tipi umani. Ma non è tutto. Nel corso delle sette puntate il bestiario ha smesso di essere solo quello. Sono stati messi in scena meccanismi che avevo visto operare sui social - dalla gestione della reputazione all'uso strumentale dell'autorità scientifica - e quella messa in scena è stata paradossalmente parallela al mio recupero di Baudrillard e di Lyotard. Quando i grandi racconti collassano, quello che rimane non è la frammentazione liberatoria che Lyotard aveva in mente, bensì il ritorno di nuovi totalitarismi, travestiti da consenso. Le bestiacce sono un'invenzione, ma sono anche la forma presa troppo spesso dalle istanze antidemocratiche quando incontrano il dissenso.
Il vecchio rospo, che risponde "Eccellenti camici fanno eccellenti scienziati" a chi cerca la verità sulla scienza, fu un tributo a James Branch Cabell, autore perlopiù dimenticato come Poictesme, la provincia fittizia della Francia meridionale da lui creata.
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| Non chiedete a ChatGPT di generare l'immagine per un testo in cui si parla di spellare una lepre: We’re so sorry, but the prompt may violate our guardrails around violence. |
Non faccio ormai molta attenzione agli anniversari. E quindi ho mancato l'ottavo anniversario di questo blog, che iniziò il 5 aprile 2018 come archivio di una pagina facebook dimenticata da tempo.
Più o meno casualmente nell'intorno dell'ottavo anniversario è spuntata la prima pagina (non post) del blog, che dovrebbe in teoria spiegare il senso di tutto questo al viandante della rete che per caso capita qua sopra. Più di 1.200 post, in 8 anni, ma in questa massa di materiale e in questa occasione vorrei evidenziare un filone di post assolutamente minoritari, dispersi tra una lista di etichette piuttosto lunga.
La serie riguarda cucina, cibo, bevande (da una prospettiva expat)
FILETTO DI CERVO, INTELLIGENZA ARTIFICIALE E ALTRO
SUGO DI LEPRE
PESCI DEL NORD - IL PESCATO
VITA DA EXPAT - SPAGHETTI (E ARINGA)
DI NUOVO: CUCINA, MELANZANE, ALCALOIDI, GLICOSIDI
CUCINA DA EXPAT: STUFATO DI PROSCIUTTO DI MAIALE, LENTICCHIE VERDI E SEDANO RAPA
CLAM OR COD? HAKE, THANKS
MEDITERRANEO, SCORFANO, ALLORO, TERPENI
CUCINA DA EXPAT: LA ZUPPA DI LENTICCHIE
RICETTA PER LEPRE IN DOLCE E FORTE (E PER PRESIDENTE DI UNA REPUBBLICA)
PESCE E MERCURIO: L'EGLFINO (HADDOCK)
Perché non di solo pensiero vive l'uomo, anzi.
Auguro ai credenti e ai non credenti di vivere il significato del rinnovamento pasquale, perché il suo valore non è solo religioso: la collocazione della data di Pasqua non è casuale, coincide con la promessa di vita e rinnovamento che ogni primavera porta con sé. E in questi tempi di caos globale, guerra, massacri, di vita e rinascita c'è un gran bisogno.
I miei auguri ve li faccio proponendovi un maestro che interpreta sé stesso (quindi si può parlare di interpretazione autentica).
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| https://sinistrainrete.info/filosofia/32469-eros-barone-il-problema-dell-oggettivita-in-meccanica-quantistica-fra-realismo-e-soggettivismo.html |
Un
recente articolo di Eros Barone su sinistrainrete mi ha dato da
riflettere. Di fatto Barone si pone il problema della meccanica
quantistica da un punto di vista filosofico e ontologico e in questa
chiave cita Bohm ed i potenziali quantistici per restituire oggettività
alle particelle elementari. E' una questione assolutamente legittima,
collocata in un contesto più ampio. Ma dal mio punto di vista è anche
una questione al di fuori del dominio delle scienze sperimentali.
La
struttura quantomeccanica dell'atomo, per esempio, è stata elaborata
per risolvere i problemi insiti sia nel modello atomico di Rutherford
che in quello di Bohr: un elettrone in un atomo non può avere una
traiettoria, cioè non può orbitare intorno al nucleo, perché altrimenti
perderebbe energia emettendo radiazione e finirebbe per collassare sul
nucleo. Quindi in quel quadro fu usata la funzione d'onda al fine
specifico della risoluzione di questo problema: il modo migliore per far
quadrare le cose era levare di mezzo le traiettorie dell'elettrone
sostituendole con geometrie di distribuzione di probabilità nello spazio
attorno al nucleo, cioè con l'elettrone delocalizzato. Questo e altri
aspetti della meccanica quantistica cento anni fa furono scioccanti (la
famosa uscita di Einstein su Dio che non gioca a dadi con l'universo).
Restava però il fatto che quando si parlava di estremamente piccolo,
cioè di particelle, atomi, molecole, la meccanica quantistica era uno
strumento eccellente non solo per descrivere i fenomeni, ma anche per
prevederli. La meccanica bohmiana descrive i fenomeni noti bene quanto
la meccanica quantistica, ma non è stata in grado di prevedere alcunché.
Dirac, che non si poneva problemi ontologici, con la sua equazione
invece predisse il positrone. Pauling, nel 1931,
armato di regolo calcolatore e tavole dei logaritmi, previde la
possibilità di un legame chimico con un solo elettrone coinvolto, invece
che due - dimostrata sperimentalmente nel 2024.
Al che forse sarebbe
bene ricordarsi su cosa siano basate le scienze sperimentali e in
particolare fisica e chimica: dato sperimentale, sua trattazione
matematica, produzione di modello, conferma sperimentale del modello (o
se volete teoria) e delle sue capacità predittive.
In breve,
preoccuparsi di mantenere traiettorie e oggettività è del tutto
giustificato e legittimo, ma poco fertile per la produzione di risultati
scientifici. Per questo è stata la meccanica quantistica a
rivoluzionare la chimica del XX secolo, archiviando definitivamente le
traiettorie dell'elettrone (sulla rivoluzione della chimica quantistica
nel XX secolo, qui): il boom della chimica organica degli anni '50-60, basato sulla retrosintesi, sarebbe stato impossibile senza orbitali e orbitali molecolari (metodo di Huckel, regole di Woodward-Hoffmann).
Nessuno si è mai posto il problema della realtà degli orbitali ibridati
(combinazioni lineari di funzioni d'onda per ottenere le geometrie
richieste dai legami chimici). Gli orbitali ibridati sp2 e sp3 sono costrutti matematici (Pauling, 1931, ancora), ma caratterizzati da una estrema funzionalità. La "nuvola" di elettroni di un legame π (Mulliken, 1928) è oggettiva? Spiega reattività e spettri, nessuno si è mai posto il problema. La Atomic Force Microscopy ha
"visto" i legami, ma si è dibattuto a lungo se sono stati visti perché
ci sono e sono così o se fossero frutto di un artefatto sperimentale.
Comunque sia, l'AFM non ci dice se il legame è fatto come lo descriviamo teoricamente — se esiste una superficie nodale, per esempio, come la rappresentiamo con gli orbitali. Ci dice che c'è qualcosa lì, nella posizione prevista, in linea con la geometria prevista - e non è poco. E' un po' come l'immagine del buco nero al centro della nostra galassia.
Si potrebbe dire che sì, protoni ed elettroni, quelli che "vediamo" tramite i loro fenomeni, sono oggettivi. Ma sono oggetti assolutamente identici al concetto che ne abbiamo? Sommamente incerto, visto che quanto al protone, se aumentiamo la risoluzione, ci perdiamo in un "mare protonico" fatto oltre che di quark di gluoni e particelle virtuali che costituiscono gran parte della massa del protone stesso. Eppure la chimica con il protone ha una familiarità atavica: H+, pH, eccetera.
Se porsi il problema dell'oggettività e dell'ontologia è
legittimo in ambito filosofico, la meccanica quantistica non è nata in
ambito filosofico/ontologico. Per esempio il numero quantico di spin
è venuto fuori perché in presenza di campo magnetico le line spettrali
splittavano (una ne generava due, significando due ulteriori
sottolivelli energetici). Da questo punto di vista tutto quello che ha
fatto Bohm è stato un lavoro di resistenza a una rivoluzione
scientifica, mirato a ripristinare le traiettorie. E' una questione di
pavimento ontologico, per così dire. Una traiettoria significa conoscere
posizione e verso in funzione del tempo di qualcosa che si muove: è
percepita prevedibile, deterministica. Ma in realtà tutto quanto è stato
fatto, studiato e scritto in materia di sistemi a dinamiche non lineari
(la maggioranza di quelli che ci circondano) dice che in realtà nella
maggioranza dei casi le traiettorie di un sistema nel suo spazio delle
fasi non sono prevedibili se non per piccoli intervalli (una questione
di coefficienti di Lyapunov). In
poche parole l'attaccamento alle traiettorie è psicologico, anche quando
si sa (o si dovrebbe sapere) che in realtà e in genere non è che qualsiasi traiettoria sia prevedibile a priori.
E questo secondo me è uno dei motivi per
cui le finestre di popolarità delle teorie del caos sono state molto
strette e la meccanica quantistica fa discutere o viene malamente
storpiata sui social media: il pubblico ha bisogno di un pavimento
ontologico su cui poggiare i piedi, ha bisogno di certezze, non di
incertezze e complessità. Ma nel processo scientifico i risultati più
notevoli sono stati ottenuti senza pavimento e senza rete di sicurezza
ontologica (Heisenberg, Schroedinger, Dirac). Bohm arriva dopo la rivoluzione quantistica per "costruire senso", con un impatto sul processo scientifico non nullo, ma molto limitato.
Da
un certo punto di vista, pensando alla meccanica bohmiana, mi sono
ricordato che Prigogine negli anni '80-90 dedicò una buona dose di
lavoro in senso esattamente opposto, per desimmetrizzare rispetto al tempo la meccanica
quantistica. In breve per Prigogine la meccanica quantistica era troppo
piattamente deterministica e non includeva l'irreversibilità e la
freccia del tempo, quindi allo scopo usò spazi di Hilbert Rigged (The Arrow of Time in Rigged Hilbert Space Quantum Mechanics,
Robert C. Bishop, 2005). Lavoro concettualmente affascinante ma, come nel caso di Bohm, piuttosto infruttifero (e lo
dico partendo da una immensa ammirazione per Prigogine). Per usare parole dello stesso Prigogine il processo scientifico è un fecondo dialogo tra l'intelletto e la natura. Aggiungerei che quando si sente la necessità di proiettare sulla natura esigenze umane, apparentemente, il dialogo diviene meno fecondo.
Il titolo di questo post viene da Riccardo Giacconi (L'universo a raggi X, 1985), e lo trovo profondamente significativo. Se dovessi individuare, da un punto di vista non
sociologico/politico, quale sia il discorso sulla "scienza" degli ultimi
venti anni, direi che si tratti del parziale oblio di quello che, 400 anni fa, marcò la
differenza tra una filosofia della natura largamente speculativa e
quella galileiana. E tocca riproporre ricontestualizzato il
"provando e riprovando":
Chi fa sua l'espressione di Dante
"provando e riprovando" fu il celebre Galileo Galilei, padre della
scienza moderna e rappresentante della rivoluzione scientifica del XVII
secolo. Lo scienziato reinterpreta le parole di Beatrice come
quell'elemento che insieme alle necessarie dimostrazioni si trova alla
base del metodo scientifico: le sensate esperienze. Da questo momento in
poi l'espressione entrerà per sempre a far parte del mondo della
scienza, infatti il termine "riprovando" otterrà un duplice significato:
al concetto di disapprovazione viene aggiunto quello di riprova e
verifica di un'ipotesi.
Fu quella la rivoluzione scientifica del
XVII secolo: prima la filosofia della natura si basava largamente su
speculazioni, con uno scarso riferimento alla sperimentazione, poi
l'esperimento divenne centrale. La misura e la trattazione matematica
cambiarono tutto e lo fecero con Galileo, Newton, Boyle.
Sicuramente
questo mio approccio risente della mia educazione. Vengo da una scuola
che affiancava a "shut up and calculate" un prosaico "don't trust the
math, trust the data".
Alla fine le scienze sperimentali si
confrontano con la materia e i
fenomeni naturali. Se parliamo di esseri viventi, si può addomesticare o
addestrare un singolo animale. Ma una popolazione
di animali in senso ecologico non è addomesticabile. E anche la materia
inanimata
generalmente non collabora con entusiasmo ai tuoi tentativi di predirne
o modificarne il comportamento. La simbiosi tra trifoglio e batteri del genere Rhizobium trasforma l'azoto atmosferico in ammoniaca con qualche frazione di watt e un poco di acqua. L'essere umano per realizzare la stessa trasformazione in un impianto chimico usa processi largamente energivori, alte temperature, alte pressioni e catalizzatori a base di metalli di transizione.
Perché davvero, come diceva Eraclito,
la natura ama celarsi.
PS: Chi scrive ritiene che questa sia anche una posizione politica rispetto al
discorso pubblico sulla scienza. In due anni di COVID abbiamo
visto modelli matematici dell'epidemia smentiti dai dati nel giro di
due settimane, o un mese, che rimanevano "modelli corretti", nonostante
la falsificazione.
In quasi otto anni questo blog ha accumulato più di 1200 post. Le etichette fornite da blogger, come la sua funzione "cerca", non bastano per navigare questa quantità di materiale ed era da un po' che stavo pensando ai possibili modi per affrontare il problema. Alla fine ho deciso di raggruppare i contenuti che ritengo più significativi per filone tematico in degli ebook, con un minimo di editing. Ebook gratuiti, sempre pubblicati con Creative Commons - Non commerciale - Non opere derivate, come il blog stesso. Questo è il primo, riguardo ai successivi non ho ancora deciso nulla. Quanto alla distribuzione la scelta più logica e coerente era facile da individuare, Archive.org.
Riguardo al formato mi sono ispirato ai Millelire di Stampa Alternativa. Quindi libretti attorno alle 10.000 parole (ma non è un linea guida scolpita nella roccia) e una copertina ottenuta con ChatGPT che fosse in linea con la grafica di quelle produzioni.
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| https://archive.org/details/sulla-comunicazione-della-scienza_202608 https://drive.google.com/file/d/1Tm2P8BDDJZ1Gw6T_AsUgEMYyGWe9WMSL/view?usp=sharing |
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| https://sinistrainrete.info/articoli-brevi/32178-pier-paolo-caserta-i-giuristi-di-regime-contro-barbero.html |
Adesso è partito un coro all’indirizzo di Alessandro Barbero, intonato da alcuni giuristi di regime, cioè sostenitori della de-forma costituzionale.
Il coro ha lo scopo di cercare di delegittimare Barbero in quanto personalità autorevole che ha preso posizione per il NO. Gli "argomenti" utilizzati contro Barbero, prima ancora di entrare nel merito, mettono l’accento su quello che, secondo i giuristi di regime si configurerebbe come uno sconfinamento commesso dal Professore e divulgatore di Storia.
Poteva continuare a fare l’influencer - suggerisce un giurista di regime - ma non ha le necessarie competenze giuridiche per esprimersi sull’argomento. È come se, continuano i giuristi di governo, io volessi parlare di Storia ecc. Insomma non vale la pena proseguire, la linea è questa, di sconcertante povertà culturale.
Quali
sono, infatti, queste “competenze” richieste per potersi pronunciare in
merito al prossimo referendum sulla riforma costituzionale della
giustizia? Sono competenze di natura "tecnica"? Bisogna essere per forza
magistrati oppure tacere?
Ma io andrei pure oltre, andando alla radice: perché permettere referendum su materie così tecniche, visto che la stragrande maggioranza dei votanti è del tutto incompetente in materia?
Peccato che la posizione di Barbero sia assolutamente perfetta: è influente ma non è un influencer, dato che non usa i social, anche se è capace di riempirli senza esserci dentro. Quindi, in prospettiva, nessuna iscrizione all'albo degli influencer, per lui.
Questa della riforma della magistratura è una faccenda troppo marginale e italiana, ma vorrei ricordare che i poteri costituiti hanno iniziato a reagire in maniera del tutto totalitaria e autoritaria, quando dalla società si levano voci capaci di farsi sentire, autorevoli ed efficaci, a contraddirli. Tutto questo è paradossalmente compatibile con lo stato di diritto (non con la rule of law), ma è alieno al concetto storico di democrazia.
Devo estendere qualcosa di già scritto riguardo alla scienza, che ormai è valido per qualsiasi competenza, come si può facilmente rilevare oggi. Catturare la competenza: mascherare da "fondate sulla competenza" istanze
politiche, con titolati di discipline tecniche che
supportano il processo. Si tratta forse dello strumento più sfacciato attraverso cui il potere politico
contemporaneo sottrae le proprie decisioni al vaglio della legittimità democratica.
Non si tratta di un processo casuale o spontaneo, ma di una strategia
deliberata che trasforma la competenza tecnica da servizio in simulacro e arma di legittimazione politica.
Diagrammi di biforcazione. Per quanto siano oggetti matematici (quello che vedete è prodotto da un computer) hanno una potenza concettuale che trascende la matematica stessa. Fu quella che ispirò Bruce Sterling per Schismatrix , facendogli coniare il termine balzo prigonico: uno snodo nell'evoluzione dell'umanità in cui essa passa a un nuovo stato. La fantascienza su multiversi e simili si basa spesso sul fatto che un evento irreversibile possa avere due esiti differenti (o che si possa verificare o no): la stessa possibilità dell'evento produce due universi, quello in cui l'esito è A e quello in cui l'esito è B - Sliding Doors (1998), praticamente (il film che lanciò Gwyneth Paltrow). Potete ben constatare quanto tutto ciò sia analogo a un diagramma di biforcazione.
Ognuno ha esperienza di eventi irreversibili: la morte è l'evento irreversibile per eccellenza, per fare l'esempio più ovvio (fermo restando che dal punto di vista della termodinamica del singolo essere umano non si tratta di irreversibilità - quello di cui è fatta la vita - ma di equilibrio, quello della materia inanimata - old chemists never die, they just reach the equilibrium e il processo di transizione da irreversibilità a equilibrio fu raffigurato in affreschi medievali ). Ma di solito non si considera una possibilità che è propria solo della vita cosciente e in particolare di quella intelligente: la capacità di prendere decisioni che originano atti irreversibili. Tornando al diagramma, un atto irreversibile è una biforcazione determinata dalla volontà e non un frutto delle stesse proprietà del sistema. Non si tratta assolutamente di un concetto ignoto: per secoli una parte rilevante delle culture umane ha dato un'importanza centrale al libero arbitrio dell'individuo, che specialmente nella tradizione veterotestamentaria ha in potenza la capacità di salvare o dannare un'anima. Ah, al proposito: il libero arbitrio esiste, al contrario di quel che sostiene qualcuno, ancora perso nel sogno di Laplace duecento anni dopo (in poche parole, la calcolabilità del tutto e della sua evoluzione è solo un problema di dati che mancano). La cosa degna di nota dei vari neodeterminismi in circolazione è che continuano a inquadrare il problema come "causalità vs caso", senza aver coscienza che lo stesso determinismo sfocia nel caos, se parliamo di sistemi con dinamiche non lineari (cioè la maggioranza di quelli che ci circondano). E' passato quasi mezzo secolo da quando Prigogine parlò della contrapposizione tra due visioni alienate e alienanti, "tutto è prevedibile" vs. "niente può essere predetto". E siamo ancora lì. Robert May intitolò la sua Croonian Lecture del 1986 Quando due più due non fa quattro - una provocazione che ancora oggi coglie il nocciolo della questione.
Il diagramma di biforcazione dell'immagine è deterministico, ma se prendete uno dei punti all'estremità destra è difficile definirne univocamente la storia. Questo non significa assolutamente che non siano frutto di un processo causa-effetto, ma solo che gli esiti di tale processo non sono certamente prevedibili. Andando da sinistra a destra si può solamente attribuire una probabilità ad ogni risultato (nel caso dell'immagine abbiamo una miriade di diversi esiti ognuno con probabilità molto bassa, per cui anche le valutazioni probabilistiche possono risultare futili). Con gli anni mi viene da dire che una supposta "alfabetizzazione scientifica" che non riesce ad afferrare il concetto di orbitale atomico e continua a parlare di traiettorie degli elettroni attorno al nucleo non può spingersi oltre. In centinaia di migliaia in Italia dicono o scrivono "meccanica quantistica" ma solo una frazione infinitesima di loro capisce che
è una questione di autovettori e autovalori: nel modello atomico quantomeccanico gli autovalori sono i numeri quantici e il modulo di ψ2 è la probabilità di trovare un elettrone in un punto dello spazio attorno al nucleo atomico. Questo è esattamente il punto di rottura tra discipline scientifiche e popolarizzazione della "scienza". La maggioranza del pubblico dei contenuti scientifici sui media rimarrà estasiato dall'ostensione delle immagini di Einstein e Hawking e il processo si fermerà lì. Il resto saranno "tecnicismi", mentre invece si tratta del nocciolo, della vera natura della questione. Riguardo il nocciolo della faccenda c'è una citazione d'obbligo:
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| https://www.youtube.com/watch?v=iFmTvsojCTQ |
E con le dinamiche non lineari (caos) è la stessa cosa: si continua a pensare che sistemi più o meno semplici (o estremamente complessi) siano ingabbiabili in qualche formalismo lineare mentre così non è. Gli immensi risultati delle discipline scientifiche nel XX secolo sono stati emendati e omogeneizzati in un vademecum per educande/i - e decisori politici, purtroppo. "la Scienza dice", produrre certezze, verità e previsioni attendibili, mentre le grandi menti scientifiche del XX secolo hanno detto e ripetuto che non è una questione di verità, che le incertezze sono più grandi delle certezze e relativamente poco di quel che ci circonda è esattamente prevedibile.
Se guardate alla vostra esperienza personale e al vostro vissuto probabilmente di atti irreversibili non ne ricordate molti. C'è qualcosa di molto consolatorio nel pensare che quel che è fatto possa essere disfatto, che presa una strada si possa comunque tornare indietro fino al bivio e riconsiderare la propria scelta. E questo è quello che la maggior parte della gente pensa e fa il più delle volte, o almeno ogni volta che gli riesce. Ma non sempre. Per il resto...
Two roads diverged in a yellow wood,
And sorry I could not travel both
And be one traveler, long I stood
And looked down one as far as I could
To where it bent in the undergrowth;
Then took the other, as just as fair,
And having perhaps the better claim,
Because it was grassy and wanted wear;
Though as for that the passing there
Had worn them really about the same,
And both that morning equally lay
In leaves no step had trodden black.
Oh, I kept the first for another day!
Yet knowing how way leads on to way,
I doubted if I should ever come back.
I shall be telling this with a sigh
Somewhere ages and ages hence:
Two roads diverged in a wood, and I—
I took the one less traveled by,
And that has made all the difference.
PS: Trattando certi temi o parli a tutti usando metafore poetiche e vendendo emozioni
o parli a chi vuole fare un sforzo per capire (il che, non dovendo campare di comunicazione della "scienza", è pur sempre un'opzione).
E qua inizia la pausa natalizia del blog. Vi faccio gli auguri di Natale con l'ultimo movimento de La Nativitè du Seigneur di Olivier Messiaen, detto anche "la toccata". Si dice che i sinestesici percepiscano con l'accordo finale una forte luce azzurro chiaro.
It happened that while Fafhrd and the Gray Mouser were dallying in a wine shop near the Sidonian Harbor of Tyre, where all wine shops are of doubtful repute, a long-limbed yellow-haired Galatian girl lolling in Fafhrd's lap turned suddenly into a wallopingly large sow. It was a singular occurrence, even in Tyre. The Mouser's eyebrows arched as the Galatian's breasts, exposed by the Cretan dress that was the style revival of the hour, became the uppermost pair of slack white dugs, and he watched the whole proceeding with unfeigned interest.
The next day four camel traders, who drank only water disinfected with sour wine, and two purple-armed dyers, who were cousins of the host, swore that no transformation took place and that they saw nothing, or very little out of the ordinary. But three drunken soldiers of King Antiochus and four women with them, as well as a completely sober Armenian juggler, attested the event in all its details. An Egyptian mummy-smuggler won brief attention with the claim that the oddly garbed sow was only a semblance, or phantom, and made dark references to visions vouchsafed men by the animal gods of his native land, but since it was hardly a year since the Seleucids had beaten the Ptolemies out of Tyre, he was quickly shouted down. An impecunious traveling lecturer from Jerusalem took up an even more attenuated position, maintaining that the sow was not a sow, or even a semblance, but only the semblance of a semblance of a sow. (Fritz Leiber, The Adept's Gambit)
Avrei potuto scegliere un passo di Tolkien, che quanto a intraducibilità è un esempio assai più cospicuo di Leiber (non ho scelto Joyce perché l'Ulysses non è mai stato pop in nessun modo, finora). Qualcuno dirà: "Ma sono stati entrambi tradotti in italiano! Questa storia dell'intraducibilità è l'ennesima cazzata del CS!". E questo verrebbe da qualcuno che non si è mai posto il problema di leggere l'originale per vari motivi, non ultimo l'incapacità di farlo. Certo, c'è Google Translate e guarda caso la traduzione del passo citato con Google Translate, un anno fa, era bruttina e alquanto grottesca. Limitiamoci a dare un'occhiata a una parte della citazione nella traduzione dell'IA:
Accadde che mentre Fafhrd e il Gray Mouser si divertivano in un'enoteca vicino al porto sidoniano di Tiro, dove tutte le enoteche sono di dubbia reputazione, una ragazza galata dalle lunghe membra e dai capelli biondi che giaceva in grembo a Fafhrd si trasformò improvvisamente in una gigantesca e devastante seminare. Fu un evento singolare, anche a Tiro. Le sopracciglia del Mouser si inarcarono mentre i seni del Galata, messi in mostra dall'abito cretese che era il revival di stile dell'epoca, diventavano il paio di larghi seni bianchi più in alto, e osservò l'intero procedimento con sincero interesse.
(enoteche a Tiro ai tempi dei Seleucidi, come no: prenotavi online e quando arrivavi chiedevi qualcosa senza glutine da mangiare). Devo precisare che, in due anni, le cose sono molto migliorate e per fare un esempio, ChatGPT dà una traduzione piuttosto buona. Ma, sempre oggi, se si fa tradurre a ChatGPT qualcosa come
“Begone, foul dwimmerlaik, lord of carrion! Leave the dead in peace!"
il risultato è men che mediocre:
Vattene, lurido dwimmerlaik, signore della carogna! Lascia i morti in pace!
Ora se prestate un attimo di attenzione alla fin fine Google Translate si allineava ai moderni rifacimenti dei classici "espunti e corretti": una società che ha gran fastidio del proprio passato non ha alcun motivo per rispettarlo. E una società che non ha alcun rispetto per la propria lingua non ha alcun motivo per apprezzarne le sfumature.
E queste sono le fondamenta di un discorso sul pop in genere e sul pop contemporaneo in particolare. Perché Leiber, e potete sorprendervi, era pop ai suoi tempi: un autore di fantasy e fantascienza. E Tolkien pop lo è diventato - o meglio: è stato adattato in modo da essere pop, perché non è possibile chiedere a chi ha visto, per esempio, Rings Of Power, di sorbirsi TRE capitoli, proprio all'inizio de La Compagnia dell'Anello, sugli Hobbit, la loro storia e l'erba pipa.
Ma proviamo a partire dall'inizio. La Treccani non ci è di grande aiuto:
(pòp〉 agg. ingl. [accorciamento di popular «popolare»], usato in ital. come agg. e s. m. – Detto di produzioni e manifestazioni artistico-culturali di vario tipo che hanno avuto una diffusione di massa a partire dagli anni ’60 del Novecento: musica pop (corrispondente alla locuz. ingl. pop music; anche assol., come s. m., il pop), la musica che, nata in Europa negli anni ’50 del Novecento e diffusa poi negli Stati Uniti, ha rotto gli schemi della canzone melodica tradizionale, dando grande importanza al ritmo, accogliendo motivi ispirati al folclore e alla tradizione musicale americana, elementi del jazz, del rhythm and blues, del rock, e imponendosi come espressione del mondo giovanile; una canzone, un cantante, un gruppo pop; un disco pop; una pop star (v.). Anche, relativo all’arte pop (v. pop art): un artista pop. Il termine viene talvolta usato anche col sign. generico di moderno, giovane: moda p.; o popolare, di massa: cultura pop.
Solo in fondo alla voce si trova l'accezione generale: popolare, di massa. Il che, storicamente, si può riferire a cose assai diverse tra loro. Per esempio la Salome di Richard Strauss ebbe un grande successo in un periodo storico in cui l'opera lirica era molto popolare, ma al Kaiser Guglielmo secondo, che l'aveva finanziata, l'opera non piacque affatto, ed ebbe a dire che con quella Salome Strauss si era fatto un gran danno. Strauss rispose "Altezza imperiale, con questo danno mi sono fatto una villa a Garmisch" (The Musical Times, Vol. 146, No. 1893 (Winter, 2005), pp. 5-27). A dimostrazione che per vari motivi (danza dei sette veli inclusa) la Salome nel 1905 fu un fenomeno pop, e la sua vicenda ebbe pure un notevole eco.
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| Paul Iribe, The skeleton of Salome dancing beside the head of Kaiser Wilhelm lying in a pool of blood on a plate, 13 April 1916 |
E quanto all'Italia l'opera lirica ancora all'inizio del XX secolo era talmente popolare che un carrettiere poteva dare alla figlia il nome di un'eroina verdiana. Ma del resto in quei tempi nelle campagne toscane con estrema scarsità di libri le veglie delle famiglie contadine non erano solo popolate dalle novelle raccontate dalle donne più anziane. Avevano pari attenzione la Divina Commedia o l'Iliade nella traduzione di Pindemonte, imparate a memoria da qualcuno, che a veglia le declamava a puntate (a proposito di complessità e sua diffusione al di fuori delle élite poi non era raro che negli anni 60-70 un operaio si fosse letto almeno un po' di Gramsci).
Oggi nessuno si sognerebbe di definire pop Salome, o Il Nabucco. Pop è quel che raggiunge una gran parte del pubblico o la sua maggioranza, e quel che è capace di raggiungerla cambia nel tempo. Quindi può succedere che il classico, ciò che non perde di valore o significato nel tempo, possa in un qualche momento diventare pop, e che quel che nasce pop possa diventare classico. Un esempio notevole è costituito da L'isola del tesoro di Robert Louis Stevenson, che vide la luce a puntate su una rivista per ragazzi ( Mi piacciono le clessidre, le mappe, la tipografia del secolo XVII, le etimologie, il sapore del caffè e la prosa di Stevenson , ebbe a dire Borges, collocando lo scozzese nel suo luogo di elezione).
Oggi più che mai, in tempi in cui la distinzione tra media e social non esiste più, per raggiungere il pubblico occorre abbassare il livello. Più lo si abbassa, più pubblico si raggiunge. Già, se la traduzione di Google del brano di Leiber si perde per strada buona parte di sfumature e di stile, nell'ambito social la cosa è amplificata a dismisura. In Italia in media il rapporto con il linguaggio della maggioranza è fortemente mutato negli anni e il concetto stesso di "prosa" è stato smarrito. E l'impoverimento si estende a qualsiasi linguaggio rendendo poco fruibile tutto ciò che non sia veloce, semplice, poco articolato. Questo preso dall'archivio è un esempio tra tanti che si commentavano da soli.
(commenti del genere andavano a 10 cent la dozzina, all'epoca)
Come mi ricordo dai tempi del liceo, la forma è significato. Quindi la perdita della forma o la sua riduzione equivale a perdita di significato, e questo vale per qualsiasi linguaggio, dall'illustrazione alla matematica.
Quando si parla di popolarizzazione di contenuti intrinsecamente non popolari ovviamente le cose vanno molto male, specie se tali contenuti sono tecnico-scientifici. In questo caso l'abbassamento del livello serve nel 99% dei casi a far passare un messaggio il cui grado 0 è quello delle magnifiche sorti e progressive. Sul grado 0 si innesta la agenda di turno, quale che sia (non dovrebbe esservi difficile fare l'elenco delle agende politiche degli ultimi 10 anni). Ma nell'abbassare il livello la perdita di significato è inevitabile. Però che importa quando quel che conta è essere pop e veicolare il messaggio?
Quale è stato il risultato del processo? Lo scientismo pop: il particolare atteggiamento intellettuale di chi ritiene unico sapere valido quello delle scienze fisiche e sperimentali, e svaluta quindi ogni altra forma di sapere che non accetti i metodi propri di queste scienze (Treccani), ma ignorando sostanzialmente tutto sia di detti metodi che di dette scienze. Un atteggiamento che è dilagato su ogni medium, pagine dei giornali incluse.
Ma essendo lo scientismo pop un prodotto mediatico oggi pare che risenta della crisi dei media stessi (https://ilbolive.unipd.it/it/news/digital-news-report-2023-crisi-stampa-nuovi-media). Eh, già: pare che il Re non solo sia nudo, ma che anche abbia serissimi problemi di salute.
PS: il complemento a questo post è qui. E la domanda in sintesi continua ad essere: come può essere intrinsecamente elitario oggi, con la massima disponibilità di informazione, quello che in una società molto più classista (sulla carta), con la minima quantità di informazione diffusa, non lo era? Probabilmente la risposta sta nel fatto che la scarsità crea valore. Nel mondo dell'informazione infinitamente disponibile, invece, l'informazione vale poco o niente, in sè, E acquista valore con metriche che possono essere artefatte, come quelle della della esposizione mediatica. E tra l'altro è evidente che non è una questione di quantità di informazione accessibile, ma una questione di dotazione di strumenti intellettuali per elaborarla. E la dotazione media, in materia, è rimasta la stessa da anni e anni, anzi, è andata calando.
Daje spacca spingi
spingi, spingi, spingi,
Free Free Palestine
Free Free Palestine
dillo tutte le mattine
daje spacca spingi
va già meglio ma tu insisti
spingi spingi spingi
non hai altre alternative
Free Free Palestine
come come come?
Free Free Palestine!
Agli assassini per dormire ora serve il fentanyl
perché i morti tornano di notte come fedayn
è un po' tardi adesso per godere dei tuoi sonni
occupante nazi della casa che era dei suoi nonni
rivoluzionario questo tempo sparo dopo sparo
l’hai capito da che parte stare è tutto più chiaro
bambini in fila per il cibo fatti a pezzi
giornalisti uccisi per gridare al mondo siete mostri
per la terra per la libertà per il ritorno
per la Palestina libera com’era un giorno
i miei bro sono all’attacco per forzare il blocco
e anch’io sono in cammino altrimenti sbrocco
e questa flotta va, questa lotta fa venire il desiderio
di averla anche per noi la libertà prendetela sul serio
non saremo mai zitti, mai e indifferenti
a vedervi nelle strade siete commoventi
non vi lasceremo mai
fino all’ultimo respiro
noi saremo insieme a voi
come un sole che risplende
alto sulle piazze e tra le vostre tende
non ci arrenderemo mai
ogni popolo del mondo tiene in alto la bandiera
la bandiera degli oppressi
nella notte rossa, bianca, verde e nera
piovono le rime mentre piovono le bombe
Linee di confine tratteggiate tra le tombe
Abusi in uniforme
Un popolo che corre
Il popolo sostiene e il mondo attorno dorme
Piovono le rime e so' concime per i sogni
Sogni di libertà che diventano germogli
Di resistenza
siamo tanti siamo ribelli
Siamo la comunità toglietevi i cappelli
Piovono le rime perché noi siamo così
Piovono le bombe perché moriremo qui
Nel posto in cui noi siamo dall'inizio
Prima del precipizio prima che arrivassero i coloni
Piovono le rime e sfidano le bombe
Per la terra per la libertà il ritorno
Per la Palestina giorno dopo giorno
Fino all'ultimo respiro
E ci sentiamo in forma
non vi lasceremo mai
fino all’ultimo respiro
noi saremo insieme a voi
come un sole che risplende
alto sulle piazze e tra le vostre tende
non ci arrenderemo mai
ogni popolo del mondo tiene in alto la bandiera
la bandiera degli oppressi
nella notte rossa, bianca, verde e nera
giustizia per il popolo palestinese
giustizia per tutte le vite uccise
per la terra per la libertà per il ritorno
per la Palestina libera com’era un giorno
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| Tasso del miele |
Il porcospino arrivò trafelato, dopo una lunga corsa, sotto il vecchio castagno dove il topo, il coniglio e lo scoiattolo stavano discutendo della Condizione postmoderna di Lyotard.
"La frammentazione dei saperi," stava dicendo lo scoiattolo, aggiustando gli occhiali da lettura, "non è necessariamente una perdita, ma una liberazione dai totalitarismi epistemologici..."
"See, magari..." aveva detto il topo. "Lyotard pensava alla liberazione, ma Baudrillard..."
"Ragazzi, ragazzi!" li interruppe il porcospino ansimando. "È un'ora che vi cerco!"
"Basta!" esclamarono i tre all'unisono. "Siamo stanchi delle tue assurdità!"
"No, dovete ascoltarmi!" Il porcospino si fermò a riprendere fiato, le spine ritte per l'agitazione. "Hanno assalito la Confraternita Dialettica!"
Il silenzio calò improvviso.
"Cosa?" chiese il topo.
"Quando?" chiese il coniglio, drizzando le orecchie.
"Chi?" chiese lo scoiattolo, togliendosi gli occhiali.
Il porcospino prese un respiro profondo. "Le bestiacce. Sono state le bestiacce."
Una bestiaccia era arrivata davanti all'istrice, al corvo e alla faina porgendo una pila di fogli di corteccia.
"Fare quel che fate non solo non è inclusivo, ma è un'offesa alla morale pubblica prevalente," aveva detto. "Abbiamo presentato un esposto alla Magistratura e all'Ordine dei Bovini, all'Ordine degli Equini e a quello degli Avvocati. Lo consegniamo a voi in copia per notifica. È firmato da millemila Granduomini, Personalità Istituzionali, Eminenti Professionisti e Onoratissimi Cittadini."
Il corvo aveva obiettato che lui non era né un bovino né un equino e neanche un avvocato, quindi non era iscritto ad alcun ordine. L'istrice e la faina l'avevano imitato.
"Che c'entra?" aveva sbottato la bestiaccia. "Avete finito di fare quello che fate!" E se ne era andata lanciando per terra la pila di fogli di corteccia con un'espressione sprezzante e indignata.
"E poi che è successo?" chiese il coniglio.
"Alla fine non molto, però ha lasciato il segno," disse il porcospino.
L'istrice, la faina e il corvo erano stati condannati per occupazione abusiva di suolo pubblico e pesantemente multati.
"Il daino, quello giovane, che fine ha fatto?" chiese il topo.
"Lo hanno precettato, costringendolo a combattere per le femmine," disse il porcospino.
Era finito palchi contro palchi con un maschio più vecchio di lui, che lo sorpassava di almeno venti chili e che gli aveva spezzato il collo.
"E il tasso del miele?" chiese lo scoiattolo.
"Ah, contro di lui hanno spiccato un mandato di cattura." disse il porcospino.
Una bestiaccia era scomparsa e avevano dato la colpa al tasso del miele. Lui stava pensando di rispondere all'accusa a modo suo quando era incappato in due bestiacce che avevano appena scritto sul tronco di un albero: "Godiamo come ricci! Finalmente qualcuno si è occupato di quegli arroganti della Confraternita Dialettica! Ma si meritavano di peggio!"
Il tasso del miele le aveva sgozzate, le aveva appese a due rami a testa in giù a dissanguarsi, aveva cancellato sfregiandolo con gli artigli il messaggio delle bestiacce e sotto aveva scritto: "Non so che fine abbia fatto la bestiaccia scomparsa, ma vorrei averla fatta fuori io. Comunque mi sono rimesso in pari e affanculo Darwin!".
Poi era scomparso nel nulla.
Lo scoiattolo si rimise gli occhiali. "Sapete cosa significa tutto questo?" chiese.
"Che Lyotard aveva ragione, maledizione!" mormorò il topo. "Quando i grandi racconti collassano, il rischio non è solo la frammentazione, ma anche il ritorno di nuovi totalitarismi travestiti da consenso popolare. Aggiungerei: travestiti da un consenso che magari non c'è."
NB: la morale della favola è che le bestiacce sono gran brutte bestiePensava a quando, tra una settimana, tutti i daini maschi del bosco si sarebbero scontrati per le femmine e rifletteva che gli mancavano almeno 10 chili e che i suoi palchi erano ancora troppo piccoli per dargli una chance in combattimento. "Se devi giocare con le regole di Darwin, gioca quando almeno una possibilità di vincere ce l'hai", pensava. Per questo era un giovane daino isolato. Gli altri giovani daini se ne fregavano, di tutto questo, e qualcuno di loro ci lasciava pure la pelle a combattere con avversari più grossi. Ma a nessun daino la cosa interessava, era l'ordine delle cose.
Questo pensava il daino brucando, quando sopra di lui passò volando una cornacchia che ripeteva:
"Chi cerca la verità segua il sentiero verso Radura della Confraternita Dialettica."
"Perché no?" disse tra sé e sé il daino. E quindi se andò in cerca della Radura della Confraternita Dialettica. Dopo un lungo cammino tra felci e muschi, giunse a un crocevia dove tre animali sostavano su tronchi diversi, come se aspettassero qualcuno.
Il primo era un istrice dalle penne striate di bianco e di nero. I suoi occhi brillavano di certezza assoluta.
Il secondo era una faina eretta sulle zampe posteriori. Con quelle anteriori girava tra le zampe una ghianda vuota, scuotendola di tanto in tanto con aria dubbiosa.
Il terzo era un corvo dal piumaggio lucido, che faceva saltellare una monetina dorata tra gli artigli. Il corvo sorrideva con gli occhi in modo enigmatico.
Il daino si fermò e domandò: "Dove posso trovare la Radura della Confraternita Dialettica?"
L'istrice rispose con voce solenne: "Solo chi accetta i principi fondamentali della Confraternita può accedere alla Confraternita."
"Ok," disse il daino "e la prima regola è non parlare della Confraternita. Sono un daino maschio, maledizione, vuoi parlare a me di fight club?"
La faina ghignò scuotendo la ghianda: "Ma come fai a sapere se esiste davvero, in astratto, la coazione a combattere di un daino maschio?"
"E' scritta nel mio DNA!" esclamò il giovane daino.
"Dove? Come?" disse il corvo. "Come fai a sapere che quel che esperisci sia scritto nel tuo DNA e non un costrutto sociale, un'illusione? Darwin è un gran bastardo, che esista o no"
Al che il giovane daino era molto confuso, ma si diresse comunque verso la Radura.
Arrivato nella Radura della Confraternita Dialettica trovò appollaiati su basso ramo un gufo, un barbagianni e un nibbio.
C'era lì, seduto sul manto erboso, anche un tasso del miele che bofonchiava.
Il giovane daino si fece avanti e disse "Salve. Per favore, non cominciate con la storia che la prima regola del fight club è che non si parla del fight club. Essendo io quello che sono la trovo ironia di basso livello"
Il tasso del miele sbottò.
"Tu, un daino qualsiasi, parli di fight club davanti a me? Come osi?" disse "Darwin maledetto, spero che sia morto male, sputando sangue"
Il barbagianni stridette."Silenzio! Sentiamo come risponde il daino."
"Se un ramo si spezza nella foresta e nessun animale lo sente, fa rumore?" domandò il gufo al daino.
"Sì. Anche un pezzo della banchisa antartica che crolla in mare fa rumore, pure se non c'è nessuno a sentirlo". Rispose il daino.
"E' esattamente quel che ho detto io del fottuto ramo che si spezza, però..." commentò il tasso del miele.
"Ma se nessuno lo sente o lo vede come facciamo a sapere che si è spezzato?" chiese il nibbio.
"Non possiamo saperlo. Ma se passo di lì e vedo il ramo spezzato deduco che quando si è spezzato ha fatto rumore" disse il daino.
"Quindi sei sicuro che tutti i rami che si spezzano fanno rumore? E quanto rumore fanno? Nel caso in cui il rumore fosse molto poco potresti da lontano, ascoltando, concludere che si è spezzato un ramo?" Chiese il barbagianni al daino.
"E' la maledetta storia dell'albero nella foresta" commentò il tasso del miele "Stessa dannata cosa."
Il daino era confuso. Il tasso del miele lo guardò. "Dannazione, sveglia! Stanno parlando dell'impossibilità di una generale verità ontologica!".
"Lui ha capito." disse il gufo.
"Ma la verità, quindi?" chiese il daino.
"Quando hai fame mangi?" chiese il nibbio.
"Sì." rispose il daino
"Quando hai sete bevi?"
"Sì."
"E questa mi sembra una verità piuttosto fondamentale." concluse il nibbio.
Il daino e il tasso del miele se ne andarono insieme. Il daino aveva salutato i tre rapaci, il tasso de miele no.
"Giusto perché tu lo sappia,"disse il tasso del miele "l'ultimo che mi ha contraddetto l'ho sgozzato e l'ho appeso a testa in giù a dissanguarsi"
"Ah, ok" disse il daino.
NB: La morale della favola è che gli animali a Darwin gli vogliono tanto bene, oppure no.
Ho già accennato alla perdita (non obsolescenza) di certi formati middlebrow come gli Atlanti Scientifici Giunti. I libri di Bettex erano una cosa completamente diversa, plasmata da un fortissimo senso estetico per le testimonianze iconografiche della storia delle scienze e dell'esplorazione, Credo che l'ultima iniziativa editoriale con un'impostazione del genere sia stata Kos di Franco Maria Ricci, a metà anni '80. Nessuna voce Wikipedia anche in questo caso, ma stessa presenza nel mercato dei libri usati o rari.
Perché nella storia delle scienze e della medicina l'arte è presente, da dipinti dei teatri anatomici del seicento, con cartigli che recitavano Homo Bulla, a quel che c'è nel seminterrato della Cappella Sansevero o alle sculture anatomiche del Susini.
Ma torniamo a Bettex. La filosofia della natura è un raffinato testo divulgativo illustrato che racconta la storia delle scienze dall'antichità classica e preclassica fino ai grandi avanzamenti del XIX secolo, e lo fa in un'ottica umanistica, ovvero raccontando il cambiamento nella cultura della visione del mondo naturale. Racconta la chimica partendo dall'alchimia, la zoologia partendo dai bestiari antichi (Il Fisiologo) e medievali. Nella medesima narrazione figurano Empedocle, Alberto Magno, Paracelso, Newton, Dalton, Faraday, Darwin, componendo nel testo una discreta mole di iconografia coeva agli eventi. Il tutto con la semplicità e la profondità di sguardo di un grande umanista.
Le ultime parole di questo vecchio testo, bello (e demodé), sono quelle della didascalia ad un dipinto di Ma Yuan Kung:

"A chi ama contemplare ed osservare la natura sarebbe anche oggi di grande utilità soffermarsi meditando dinanzi alle illustrazioni di antichi paesaggi cinesi, prima di prestare la propria attenzione al microscopio, all'erbario, alle provette... Ciò che queste immagini comunicano non è scienza, sibbene il sentimento intimo, reverente sodalizio dell'uomo con la natura. L'Occidente, che spesso ha sminuito la natura fino a farne oggetto di avido sfruttamento, ha con ciò stesso contribuito a che quel sentimento vitale si atrofizzasse, mentre nell'Oriente esso si è conservato più a lungo intatto. Alberi e montagne e acque ci appaiono sotto il pennello di Yuan Kung come entità misteriosamente animate e l'uomo è inserito sensatamente nella natura come essa stessa a sua volta è coordinata all'uomo. L'uno senza l'altra non sarebbero un tutto, poiché ambedue riposano nello stesso Tao, ossia nelle stessa profondità dell'essere. Come dice il taoista Ciuang Dsi: "Riconosco la gioia dei pesci dal sentimento di allegrezza che provo quando passeggio lungo il fiume" ".
L'Oriente contemplativo a cui faceva riferimento Bettex era, ahimè, un costrutto culturale occidentale, specialmente all'epoca in cui pubblicava (senza nulla togliere per questo al valore di quello che scriveva o citava). La Cina era in piena rivoluzione culturale e il Giappone viveva il boom industriale. Ma, per esempio, all'inizio del XX secolo in Giappone il legame con la storia (o la tradizione, se vogliamo) era tale da permettere ad Eugen Herrigel, negli anni '20, di venire istruito nel kyudo e poi scrivere Lo Zen e il tiro con l'arco.
In ogni caso non è senza significato che figure come Bettex, che rappresentavano una sintesi raffinata tra cultura umanistica e scientifica, vengano gradualmente cancellate dall'orizzonte culturale contemporaneo. Questo "decadimento digitale" non riguarda solo l'obsolescenza tecnologica, ma la perdita di una forma mentis, di un approccio alla conoscenza. Un approccio sostituito con uno più specialistico e deumanizzato da una parte, e dall'altra con uno grottescamente fideistico, triviale, di una miseria intellettuale devastante. Per questo il decadimento digitale non viene vissuto come un problema nel dibattito pubblico prevalente. In fin dei conti si confà alla cifra di questo momento storico in cui l'occidente vive un problema esistenziale confrontandosi con il proprio passato e preferisce riscriverlo o cancellarlo.
NB: Una prima versione di questo post era stata pubblicata nel 2018 e allora quelle brevi note biografiche su Bettex erano reperibili. Ad oggi questo post è l'unico documento a contenerne una traccia.
Non lontano dai confini del bosco, nascosti tra i cespugli, un coniglio, un topo e uno scoiattolo dibattevano animatamente di scienza.
"La scienza è l´unico modo per sapere come funziona il mondo." disse il coniglio.
"Ho sentito dire che un tuo cugino era della stessa idea ed è morto per sostenerla" disse il topo "Io preferisco non sapere come funziona il mondo in genere, ma sapere come funziona il mio, di mondo, mettere insieme il pranzo con la cena e vivere tranquillo."
"Ho sentito che invece un tuo cugino credeva che mettono nell´aria tante porcherie" disse lo scoiattolo al topo "Ed è morto per sostenere la sua tesi. Comunque credo che nessuno di voi due sappia davvero come funziona la scienza."
"E tu lo sai?" chiese il coniglio allo scoiattolo.
"Io? No, al limite posso farti una lunga lezione su nocciole, noci e pinoli, dove trovarli e come aprirli, ma di scienza non so niente. Però mi hanno detto che l´unico che conosce la verità sulla scienza è un vecchio rospo che vive nella palude."
"Sul serio?" chiese il topo.
"Davvero. Dicono che lui la sa bene, la verità sulla scienza."
"Cioè che è l'unico modo per capire il mondo?" chiese il coniglio.
"Cioè che è una truffa del Nuovo Ordine del Bosco?" chiese il topo.
"Ah, non saprei. Non ci ho mai parlato."
Così il gruppo si avviò verso la palude alla ricerca del vecchio rospo. Mentre erano ancora nel bosco incrociarono il pipistrello, che se ne stava attaccato a testa in giù a un ramo che sovrastava il sentiero. "Un topo, un coniglio e uno scoiattolo... buongiorno roditori, dove ve ne andate di bello?"
Il coniglio alzò lo sguardo "Ce ne andiamo a cercare il vecchio rospo, che sta nella palude e sa la verità sulla scienza."
"Ma sarebbero pure fatti nostri." Chiosò il topo.
"Il vecchio rospo non sa niente. Si dice che sia sul libro paga dei rapaci e si dice anche che sia stato una salamandra illuminista, ma poi ha venduto l´anima alle rane." disse il pipistrello. "Ora che lo sapete cosa pensate di fare?"
"Continueremo a farci i fatti nostri, se non ti dispiace." disse il topo, provando a tirar via il coniglio per la coda. Lo scoiattolo non si era fermato ed era già avanti sul sentiero, quindi si adoperarono per raggiungerlo.
Sul confine tra palude e bosco si fermarono. Più avanti, posato su un ramo che si allungava sul canneto, c´era un nibbio. "Meglio fare il giro lungo" bisbigliò lo scoiattolo, ma il nibbio si girò verso di loro.
"Che credete, vi ho visti! Venite pure avanti senza paura, ho già mangiato." disse il nibbio.
I tre si avvicinarono tremebondi.
"Cosa andate a cercare nella palude, voi tre?"
Lo scoiattolo rispose: "Andiamo a cercare il vecchio rospo che sa la verità sulla scienza."
"Ma guarda un po´... "disse il nibbio "E quando il vecchio rospo ve la dirà che ci farete?"
La domanda lasciò molto interdetti il coniglio e il topo. Il nibbio non si aspettava una risposta.
"Il pipistrello ci ha detto che in realtà il vecchio rospo non sa niente di niente e che è sul libro paga di voi rapaci." disse il topo. Il nibbio si fece una gran risata stridente "Sempre tanta bella gente, nel bosco... pettegola, pronta a sparlare degli altri e a metter zizzania. Il vecchio rospo è notevole, invece. Vi saluto, buona ricerca della verità sulla scienza". E se ne volò via.
Alla fine i tre trovarono il vecchio rospo.
Lo trovarono accovacciato su una grande pietra muscosa al bordo dell´acqua.
"Sei tu il vecchio rospo che conosce la verità sulla scienza? E' vero che è l´unico modo per capire il mondo?" chiese il coniglio.
Il vecchio rospo gracidò e disse "Bah!"
"Sei tu il vecchio rospo che conosce la verità sulla scienza? E´ vero che è una truffa del Nuovo Ordine del Bosco?" chiese il topo.
Il vecchio rospo gracidò e disse "Ohibò!"
"Buonasera, reverendo Rospo" disse lo scoiattolo "Potresti dirci la verità sulla scienza?"
Il vecchio rospo gracidò e disse "Eccellenti camici fanno eccellenti scienziati."
I tre se ne tornarono nel bosco e solo lo scoiattolo salutò il vecchio rospo. Coniglio e topo erano molto, molto perplessi.
"Perché non gli ho chiesto cosa volesse dire"? disse il coniglio.
"Perché ti avrebbe risposto gracidando, hai visto, no? Questi gran saggi fanno a non farsi capire." disse il topo, che per la prima volta si trovava completamente d´accordo con il coniglio. Lo scoiattolo invece li seguì in silenzio, perché la risposta del vecchio rospo gli aveva dato da pensare. Alla fine disse agli altri due: "Come ha detto il nibbio, il vecchio rospo è notevole. E la sua risposta è stata densa di significati. Potreste cercare di coglierli e magari..."
Nel frattempo arrivò trafelato, di corsa (per quanto gli potesse riuscire di correre), un porcospino.
"Ragazzi, ragazzi! E' un'ora che vi cerco." disse "Avete mai pensato che ieri era oggi e oggi era domani?"
I tre lo guardarono per un istante. Poi lo mandarono al diavolo.
NB: A parte che la morale della favola è che quando si cerca qualcosa non si sa mai cosa si trova, il vecchio rospo non è un parziale plagio ma una dichiarazione di amore per l'opera di James Branch Cabell.