lunedì 19 ottobre 2026

NON SANITA', NON ISTRUZIONE, NON WELFARE: ARMI

C'è una tendenza rilevante sui media italiani e non da ieri.

E' nei numeri che il Sistema Sanitario Nazionale che da 20 anni e passa soffra di definanziamento. Un processo che ha reso quello che un tempo era il miglior sistema sanitario dell'occidente l'ombra dell'ombra di sé stesso. 

Però una retorica diffusa, e non da ieri, difende l'esistente. anche chiamando come corresponsabile non chi ha definanziato, ma il cittadino, che in realtà avrebbe il diritto alla salute garantito dalla Costituzione. Ovviamente non esiste legge che definisca doveri del cittadino nei confronti di SSN, ma questa incredibile manovra retorica di commutazione di diritti e doveri non si è del tutto esaurita, anche se il picco della sua diffusione è da collocarsi in tempi di COVID, quando era arrivata anche nei libri di educazione civica delle scuole superiori. 

Ivi si trovava, tra i “Doveri implicitamente indicati dalla Costituzione”: il dovere di sottoporsi ai trattamenti sanitari necessari per tutelare la salute come "interesse della collettività". Ovviamente un qualcosa che per ora non è stato più riproposto, ma che ai tempi riecheggiò nella giurisprudenza costituzionale.

In parallelo, nella comunicazione mediatica e socialmediatica, nonostante chiunque sapesse che il tutto si reggeva tenuto assieme con scotch e fil di ferro, che era tragicamente sottofinanziato, che buona parte dei medici migliori e più giovani ormai stavano espatriando dove pagano di più,  il sistema rimaneva santo e intoccabile. 

Ma ormai, per l'ennesima volta, i clown vanno in scena senza trucco: niente per il welfare, né per la sanità, solo armi:

https://substack.com/home/post/p-209933517

Potrebbe apparire un titolo populista, argomento inflazionato, senz’altro, verissimo. Tuttavia recentemente sono capitata nelle peripezie delle liste d’attesa della gloriosa Sanità Toscana. Ben due persone a me vicine, malate, per una TAC e una Risonanza Magnetica si sono dovute necessariamente rivolgere al privato per mancanza di posti. Il bizzarro sito della regione (non facile da usare per un anziano per cui l’ho fatto io) non mi dava possibilità alcuna di visita, mi spostavo di mese in mese, a un certo punto di anni. Niente. Allarga area. Niente. A quel punto ho provato a cercare in rete. Mi aveva detto una mia ex-collega di laboratorio: “vai sul cup solidale, tanto nel pubblico non trovi”. Ok, cerco, TAC addome con Mdc, 250 euro, due giorni dopo, 40 strutture disponibili. Quindi 40 centri privati entro due giorni hanno posto. Basta pagare. 

Quando sento pronunciare la parola sicurezza, ormai, conosco già il listino. Missili da acquistare, carri armati, eserciti da preparare, frontiere da sorvegliare, armi, tante armi, per tutti i gusti. La guerra possibile (ma molto improbabile) occupa il centro della stanza. E se c’è di mezzo la sicurezza e qualche nemico del momento (la Russia, i Terroristi (quali?), i migranti, i comunisti!) i miliardi compaiono con una rapidità che in altri settori sembrava appartenere all’ordine dell’impossibile. I governi ci spiegano, non senza un certo paternalismo, che noi non possiamo capire le esigenze di un paese, che il mondo è cambiato e che dobbiamo essere pronti (per cosa? Se mai la Russia ci attaccasse? Duriamo il tempo di un lampo) e che la spesa militare rappresenta il prezzo inevitabile della pace. Si vis pacem bla bla bla. Inevitabile. Così dicono.

Appunto, inevitabile, con buona pace per la Costituzione. Infatti a questo giro la musica resta la stessa: armi e basta, che in questo caso costituiscono precisi profitti privati dell'industria degli armamenti nazionale e internazionale, a scapito della maggioranza dei cittadini e dello stato sociale.

Ascoltare i media italiani in questi giorni, offre uno spettacolo allucinato in cui ripetutamente si commentano le manifestazioni di piazza come se fossero un problema di ordine pubblico, lasciando sullo sfondo la realtà del disastro economico. Ma il problema non è soltanto italiano. Questo è un autunno caldo europeo perché la ricetta per il disastro europea è.
E in Francia le manifestazioni, al di là del loro valore intrinseco, offrono lampi di puro genio.

Spoiler: alla fine la Pantera Rosa è stata fermata dalle forze di polizia schierate in piazza.


venerdì 16 ottobre 2026

ANCORA SULLE REAZIONI ASIMMETRICHE (E SUL NOBEL PER LA CHIMICA 2026) - 1

Abbiamo visto in precedenza che in un'ottica puramente termodinamica una coppia di enantiomeri si equivale: stessa energia libera di formazione. E ho parlato di "controllo chirale", che se può dare un'idea generale in realtà non dice molto. Per spiegare il problema l'unico modo è parlare di diastereoisomeri (userò la notazione RS).

Cosa succede se due diverse miscele di enantiomeri reagiscono?

Si forma una miscela di diastereoisomeri, ognuno con due centri chirali. E si otterranno in generale 4 diastereoisomeri: (S,R), (R,S), (S,S) e (R,R). Si tratta di due coppie di enantiomeri, (S,R)/(R,S) e (S,S)/(R,R) (questo vale per molecole che non esibiscano ulteriori elementi di simmetria). Dal punto di vista delle simmetrie le cose sono cambiate, rispetto alla originaria coppia S/R.

La riflessione inverte tutti i centri insieme: trasforma (R,R) in (S,S) e (R,S) in (S,R), ma non può mai trasformare (R,R) in (R,S) o (S,S) in (S,R). La formazione di due paia di diastereoisomeri porta a una miscela i cui componenti, a coppie, si differenziano per proprietà. In un ambiente senza asimmetrie pur potendo separare le due coppie diverse l'abbondanza relativa di S e R originari resta 50% in ogni fase.

Se facciamo reagire invece un racemo (miscela 1/1 di R e S) con un'altro composto chiralmente puro, diciamo R, i prodotti saranno (R,R) e (S,R): una coppia non commutabile per riflessione, i cui elementi sono chimicamente diversi.

Quando si parla di sintesi asimmetrica, come se ne è parlato per il Nobel 2026, si parla di catalisi con un catalizzatore chirale per reazioni che creano uno o più centri asimmetrici. Innanzitutto ricordiamo come è fatta, dal punto di vista dell'energia, una curva dell'energia libera di Gibbs in funzione delle coordinate di reazione.


In una reazione catalitica il catalizzatore entra in gioco solo negli stati di transizione, creando  intermedi attivati per cui  ΔG++, energia di attivazione,  è inferiore rispetto alla situazione non catalizzata.

Per un catalizzatore chirale efficace in una sintesi asimmetrica (assumiamo che la sua configurazione sia R), e assumendo che (R,R) sia a più alta energia di (R,S) la situazione diventa questa:

Immagine ottenuta con Claude Sonnet 5.5


Il percorso della reazione favorirà lo stato con ΔG++ più bassa (curva blu), dando prevalentemente un solo enantiomero, S.

E questo è quello che significava l'espressione "controllo chirale" che ho usato nel post precedente. Ma come abbiamo visto il Nobel per la chimica 2026 non è un Nobel alla sintesi asimmetrica, ma un premio alla scoperta di effetti non lineari nella catalisi e autocatalisi asimmetrica. Come visto all'inizio, in un contesto privo di asimmetrie da un punto di vista energetico non c'è alcuna strada che possa portare a un sistema omochirale. Mentre invece da un sistema con elementi asimmetrici (il catalizzatore chirale) la cosa è possibile. Kagan e Sogai dimostrarono, di fatto, che è possibile che una traccia chirale iniziale sia amplificata fino a dare un sitema omochirale. 

Kagan partiva con un bias chirale. Il lavoro di Soai da alcuni è stato descritto come nominalmente achirale, ma il bias chirale c'era, per quanto piccolissimo. Il suo gruppo ha determinato l'eccesso enantiomerico iniziale usando HPLC chirale, partendo da ee di alcuni punti percentuali e poi diluendo fino ad avere un ee teorico dello 0,00005 %, Inoltre Soai usava diisopropilzinco, cioè qualcosa di non precisamente reperibile in natura.  

Resta un punto importante, una domanda senza risposta: che origine può aver avuto in natura quella traccia di chiralità iniziale?

Uno dei riferimenti è Frederick Charles Frank, On spontaneous asymmetric synthesis (1953, Biochimica et Biophysica Acta, vol. 11, pp. 459–463).  Quella di Frank era un'impostazione completamente teorica che, partendo da equazioni cinetiche (equazioni differenziali), andava a indagare la stabilità delle loro soluzioni, concludendo che le soluzioni non omochirali erano instabili, ovvero che una rottura spontanea della simmetria era possibile alla minima fluttuazione del sistema. Trattandosi di una conclusione puramente teorica non è dato sapere quale potesse essere l'origine sperimentabile della fluttuazione, nell'esposizione di Frank.
Ma il tema è comunque interessante, perché ha a che fare con gli esponenti di Lyapunov, anche se all'epoca Frank non la mise precisamente così.

(To be continued)

lunedì 12 ottobre 2026

IL NOBEL PER LA CHIMICA 2026 SAREBBE ALLA NON-LINEARITA', MA NON SEMBRA

 

https://doi.org/10.1021/ja00269a036

Il Nobel per la chimica 2026 va a Henri Kagan e Kenso Soai "per la scoperta degli effetti non lineari e dell'autocatalisi nella sintesi organica asimmetrica". 

Cominciamo dalle basi. Molte molecole esistono in due forme speculari: si parla di chiralità, che viene dal greco χείρ, χειρός (mano). Le due forme speculari non sono sovrapponibili, come le nostre mani, e sono dette enantiomeri (anche questo dal greco ἐναντίος, contrario, opposto). Si parla di eccesso enantiomerico (ee, in percentuale) per definire l'abbondanza di un enantiomero sull'altro e una sintesi asimmetrica produce uno dei due enantiomeri con un alto ee.

Da Wikipedia

La chiralità di una molecola non deriva da proprietà dei singoli atomi, da proprietà inerenti i singoli legami tra gli atomi o dall'ordine della loro concatenazione. Deriva dall'orientamento relativo degli atomi nello spazio attorno a un centro (definito centro chirale) ed è quindi una proprietà emergente. Esiste chiralità in assenza di centro chirale e si tratta di un effetto di altro ordine, connesso fondamentalmente a strutture elicoidali, come nel caso degli eliceni o del DNA. Sono casi in cui si parla di chiralità topologica, mentre quella inerente i centri chirali è definita chiralità geometrica (cfr Walba). Visto che quando si parla di omochiralità come per questo Nobel si parla di chiralità geometrica, non approfondirò questo aspetto.

Da un punto di vista puramente termodinamico le energie libere di formazione dei due enantiomeri si equivalgono, cioè non esiste uno più termodinamicamente favorito dell'altro. Ragione per cui in assenza di un sistema di controllo della chiralità generalmente una reazione che crea un centro chirale avrà come prodotto una miscela 1/1 dei due enantiomeri, che viene detta racemo.

Nel 1986 Kagan e collaboratori (Puchot, Samuel, Dunach, Zhao, Agami) pubblicavano sul JACS una serie di esempi in cui la relazione tra l'ee del catalizzatore e quello del prodotto non era lineare. Soai portò l'idea al limite: in certe reazioni autocatalitiche (cioè dove il prodotto chirale che si forma catalizza la sua stessa formazione) ogni ciclo amplifica l'eccesso enantiomerico del ciclo precedente. In letteratura si trovano ee finali superiori al 99,5% ottenuti per autocatalisi asimmetrica. In tutti i casi si tratta di processi che avvengono in precise e particolari condizioni, con catalizzatori "ingegnerizzati" ad hoc.

Detto questo, passiamo a come la cosa viene raccontata. Questa faccenda della chiralità ha molto a che fare con la biochimica e quindi con la vita: gli amminoacidi che costituiscono le proteine sono perlopiù chirali e L, gli zuccheri sono chirali e D, etc etc (ma dai procarioti all'essere umano la vita usa anche amminoacidi D). E la cosa è di grande importanza quando si parla di farmaci, ma "I due scienziati hanno spiegato come sintetizzare medicinali sicuri", come dice Repubblica, è una scemenza: da questo punto di vista il Nobel a Sharpless (2001) è rilevante, l'oggetto di questo premio no, e soprattutto la chimica traffica con molecole chirali fin dal XIX secolo.

Il piano della luce polarizzata viene ruotato quando passa attraverso un materiale chirale e la rotazione può essere verso destra o verso sinistra, per questo in caso di enantiomeri si parla anche di "destrogiro" e "levogiro" (corrispondono ai segni +/- usati come prefisso e non a L e D, che hanno a che fare con le proiezioni di Fischer). La cosa fu scoperta da Jean-Baptiste Biot nel 1815 e un famoso polarimetro per misure precise fu costruito da Léonce Louis Laurent attorno al 1880 (la misura è il potere rotatorio e la sua unità è il grado angolare).

Polarimetro di Laurent

Quanto alla risoluzione di un racemo tramite la cristallizzazione di un sale diastereoisomerico, contenente solo uno dei due enantiomeri, la prima fu riportata da Louis Pasteur nel 1853 all'Académie des Sciences (Comptes Rendus, 1853). I primi lavori su sintesi a bassi eccessi enantiomerici sono dell'inizio del XX secolo e la prima riduzione asimmetrica biocatalitica, usando lievito, fu pubblicata nel 1919 da Carl Neuberg e F. F. Nord su Berichte der deutschen chemischen Gesellschaft (oggi European Journal of Inorganic Chemistry / Chemische Berichte), volume 52, pagine 2237–2248). L'attività sul tema si intensificò tra anni '40 e anni '60. Negli anni '60 fu attivo William Standish Knowles (Nobel assieme a Noyori e Sharpless nel 2001). Lo stesso Kagan produsse lavori importanti in materia di idrogenazioni asimmetriche nei primi anni '70 (Kagan, H. B.; Dang, T. P. Asymmetric catalytic reduction with transition metal complexes. I. A catalytic system of rhodium(I) with (-)-2,3-O-isopropylidene-2,3-dihydroxy-1,4-bis(diphenylphosphino)butane, a new chiral diphosphine. JACS. 1972, 94, 6429-6433).

Ma è lo stesso comunicato stampa di Stoccolma a lasciare un bel po' perplessi in certi passi, il che spiega gli scivoloni della stampa generalista:

Il Premio Nobel per la Chimica 2026 riconosce scoperte che hanno permesso ai chimici di guidare reazioni chimiche verso l’omochiralità.

«Henri Kagan e Kenso Soai hanno fornito una soluzione a un mistero chimico vecchio di oltre un secolo: come l’omochiralità possa emergere spontaneamente. Le reazioni chimiche che hanno sviluppato sono spettacolari», afferma Heiner Linke, presidente del Comitato Nobel per la Chimica.

Henri Kagan ha compiuto il primo passo decisivo nel 1986, quando ha scoperto un nuovo modo di manipolare le reazioni chimiche. Questo gli ha permesso di ottenere un eccesso di una delle immagini speculari maggiore di quanto si fosse ritenuto possibile fino ad allora.

Bah... "mai tali ee fino allora" è una grossolana esagerazione, come abbiamo visto (e contraddice anche il Nobel per la chimica 2001). Che abbiano dimostrato l'origine dell'omochiralità in natura idem (e soprattutto è possibile dimostrarla ricostruendo un set di condizioni identiche a quelle si potevano trovare, che so, nell'Eoarcheano?). In breve il significato del lavoro dei due Nobel sta nel fatto di aver dimostrato che esistono specifici meccanismi autoamplificanti in grado di produrre un sistema omochirale. Che questi meccanismi siano all'origine dell'omochiralità sulla Terra è un discorso tutto diverso.

Quello che il premio dice con certezza è più sobrio, a mio avviso, più interessante e sta esattamente nel titolo del JACS 1986 di Kagan e soci: la non-linearità di questi particolari fenomeni. La chiralità può essere non solo trasferita, ma anche amplificata e con effetti determinati da feedback, e in quei casi la relazione tra causa ed effetto non è  lineare, come succede per altri fenomeni apparentemente assai diversi e ben più noti.

Un'ultima nota: Kagan ha 95 anni. E tra poco sarà piuttosto difficile andare a cercare contributi degni di Nobel anteriori agli anni '90 dello scorso secolo...




lunedì 5 ottobre 2026

BLU ELETTRICO, MECCANICA QUANTISTICA E IA

Un lettore di lunga data e ormai collega, parlando di IA e chimica, mi ha scritto che secondo ChatGPT le litiazioni si farebbero a temperature che variano tra -196 e 800 °C. ChatGPT trattava gli organolitio e i composti di intercalazione per batterie al litio come parte della stessa categoria e non c'era verso di fargli cambiare idea. 

Quando si parla di litiazioni di solito si parla di chimica organica e solitamente di composti aromatici: si intende perlopiù il processo con cui si sostituisce un atomo di idrogeno con un atomo di litio, creando una specie molto reattiva (o di scambi X-Li, dove X va dagli alogeni al fosforo). Le litiazioni vengono eseguite di consuetudine a freddo, anzi, a temperature criogeniche (-60/-80 °C) - poi in sede di sviluppo di processo per le litiazioni con litio alchili si cercano modi per farle funzionare a -15 o 0 °C, ma quando ci sono di mezzo stereoselettività o regioselettività spesso la temperatura criogenica è indispensabile.

Tra le litiazioni vengono incluse anche altre reazioni, come per esempio la creazione di complessi a trasferimento di carica tra litio e composti aromatici. O almeno un testo degno di nota della letteratura sul tema faceva così. Sto parlando di Organolithium: Selectivity for Synthesis (Jonathan Clayden, 2002, n°23 della serie Tetrahedron Organic Chemistry, Elsevier)

Ho già parlato qua sopra di elettroni solvatati e del loro colore. A questo giro mi è sembrata una buona occasione per sottolineare l'importanza della meccanica quantistica nella chimica e specificamente nella chimica organica.

La reazione tra litio metallico e bifenile avviene anche a temperatura ambiente, per esempio in 2Me-THF anidro (ovviamente in atmosfera inerte, cioè priva di ossigeno e umidità).

Sarebbe a dire che una molecola neutra come il bifenile finisce per dissolvere il litio metallico dando una soluzione blu.

Al che un paio di domande dovrebbero risultare spontanee. La prima è: come fa il bifenile a dissolvere il litio?

La seconda è: perché la soluzione risultante è blu?

La risposta a entrambe le domande sta negli orbitali molecolari e quindi nella meccanica quantistica. Il che, usando per esempio il metodo di Hückel, vuol dire maneggiare un Hamiltoniano 12x12, perché il bifenile ha 12 atomi di carbonio, ognuno con un orbitale 2p perpendicolare al piano dell'anello.

Accontentatevi di sapere che dalla matrice 12x12 per il bifenile neutro vengono fuori 12 autofunzioni/funzioni d'onda/orbitali π, combinazioni lineari degli orbitali 2p, a cui corrispondono  livelli quantizzati dell'energia. Dei livelli energetici ce ne interessano due, quello relativo all'orbitale occupato a più alta energia (Highest Occupied Molecular Orbital, HOMO), l'altro è quello relativo all'orbitale non occupato a più bassa energia (Lowest Unoccupied Molecular Orbital, LUMO). 

La transizione di un elettrone da HOMO a LUMO nel nostro caso corrisponde all'energia di un fotone ultravioletto, e infatti il bifenile assorbe nell'ultravioletto ed ai nostri occhi è incolore.

La reazione del bifenile con il litio è questa:

Come fa il bifenile a diventare un anione accettando un elettrone? Si può dire che l'elettrone in più viene accomodato nel sistema del legame π che diventa delocalizzato sui due anelli. Ma si possono fare anche altre considerazioni: se la reazione avviene a temperatura ambiente vuol dire che l'energia di attivazione è bassa e l'energia libera di Gibbs dei prodotti è inferiore a quella dei reagenti a quella temperatura - l'equilibrio è fortemente spostato sui prodotti di reazione. E' quello che è definito un "processo spontaneo" e ci dice anche che i processi spontanei possono essere estremamente controintuivi.

I due anelli del bifenile neutro non sono coplanari: sono sfalsati di circa 40°. E' la presenza dell'elettrone in più a renderli quasi coplanari. E la situazione degli orbitali molecolari cambia. Dalla situazione con un elettrone in più risulta un Singly Occupied Molecular Orbital (SOMO) che ospita l'elettrone spaiato (in questo caso per descrivere bene la situazione Hückel non basta più, serve la DFT). 





La differenza di energia tra SOMO e LUMO è più piccola di quella tra HOMO e LUMO: energia che corrisponde a un fotone a lunghezza d'onda maggiore (rosso, vicino infrarosso): la soluzione assorbe lì e al nostro occhio arriva la luce restante, che appare blu.

Il meccanismo di trasferimento di carica tra bifenile (e composti aromatici in genere) e litio non ha niente a che fare con quello della solvatazione dell'elettrone in ammoniaca o ammine a basso peso molecolare. Ma il colore associato all'elettrone in questi particolari stati legati continua ad essere un blu elettrico.

E questo è un assaggio dei frutti di quella che fu la rivoluzione quantistica nella chimica del XX secolo. Hückel aveva proposto il suo metodo negli anni '30, ma per una delle molte ironie della storia non riscosse molto interesse nella giovane comunità della fisica quantistica. A Pauling, per esempio, il metodo non piaceva affatto e la cosa finì in un aspro scontro con Hückel sugli orbitali molecolari del benzene. Ma non solo: Hückel, fondamentalmente un fisico, aveva un certo senso di superiorità nei confronti dei chimici da laboratorio. Robert Robinson, poi Nobel per la Chimica nel 1947, aveva provato amichevolmente a iniziare una corrispondenza con lui, ma Hückel aveva tagliato corto bruscamente, rispondendo di non aver alcun interesse per la chimica organica. 

La vicenda di Hückel è descritta in modo approfondito da Andreas Karachalios in Erich Hückel (1896-1980): From Physics to Quantum Chemistry (2010, Boston Studies in the Philosophy and History of Science, vol. 283, Springer):

A parte poche rare eccezioni, la stragrande maggioranza dei chimici apparentemente non comprese le considerazioni teoriche di Hückel. Gli sforzi di Hückel per promuovere la sua teoria tra chimici e chimici fisici attraverso varie conferenze e articoli non riuscirono a modificare questo stato di cose. La ragione di questo fallimento risiedeva nella mentalità sperimentale ed euristica predominante tra i chimici in Germania. La formazione tradizionale impediva al chimico di adattarsi concettualmente a un trattamento non intuitivo e puramente matematico dei problemi del proprio campo.

Era il ritratto di un sistema accademico nazionale della chimica che aveva contribuito più di ogni altro alla storia della disciplina nel XIX secolo, ma che non sapeva adattarsi al mondo dopo la fine della Grande Guerra. Il testimone era passato a USA e Regno Unito. 

E fu al di là dell'Atlantico che paradossalmente il metodo di Hückel riscosse successo una ventina di anni dopo, proprio nella stagione dorata di quella chimica organica che a lui non interessava (Woodward, Corey, le storiche sintesi totali di composti naturali, la diffusione della retrosintesi, il processo Merck per la produzione di cortisone). Un successo dovuto al fatto che il metodo costituì la base matematica delle regole di Woodward-Hoffmann. L'ingresso della meccanica quantistica nella chimica organica in quel momento storico creò una vera rivoluzione sia nell'attività di ricerca che nella didattica dei corsi di laurea in chimica, avvenuta tra gli anni '60 e '70 del XX secolo.

A proposito di ironia, ho ottenuto la grafica per questo post con Gemini, e sono servite molte iterazioni e dell'editing finale per ottenere l'immagine corretta. 

giovedì 1 ottobre 2026

LA NECESSARIA FATICA DELL'APPRENDERE (IA, SCUOLA, UNIVERSITA')

 

https://www.nature.com/articles/d41586-026-02930-6

Qua sopra fin dall'inizio si prese una posizione chiara sugli inviti allo studio e alla lettura che dilagavano sui media social e non. Si fece notare che il problema non era leggere, ma cosa leggi, e non era tanto studiare ma capire quello che si studia.

I media degli ultimi 30 anni e in particolare i social media hanno lavorato esattamente in direzione contraria, producendo vaste folle (bolle) dove chi accusava l'altro di analfabetismo funzionale era di fatto incolto quanto lui. La parola d'ordine, non compresa ma assimilata acriticamente, sostituiva il processo cognitivo. In questo quadro l'uso di massa degli LLM costituisce il passo successivo: non si delega all'IA semplicemente il processo cognitivo, gli si delega anche quello scrittorio - la perfetta quadratura del cerchio. E tale delega dello scrivere viene pure rivendicata da molti che di scrittura vivono, che si lamentano di una caccia alle streghe anti IA e non si rendono conto che tra scrivere con un word processor e ottenere testo tramite un LLM la differenza è abissale (in fondo solo una conferma delle infime competenze linguistiche che sono la cifra del pop contemporaneo?).

Già Nature aveva parlato del de-skilling dei medici negli ospedali che usano l'IA per le diagnosi: i medici usavano l'IA e perdevano capacità diagnostica. Ora sulla stessa rivista arrivano le preoccupazioni sull'uso dell'IA da parte degli studenti.

All’inizio di quest’anno, il ricercatore in scienze dell' educazione Lixiang Yan si è reso conto che gli studenti potevano affidare interamente a un’intelligenza artificiale il lavoro del suo corso universitario.

Yan, che insegna all’Università Tsinghua di Pechino, in Cina, stava usando un’IA agentica chiamata Codex per impostare un corso online su una piattaforma di learning management. Ma è subito apparso chiaro che l’abile IA poteva completare autonomamente tutti i compiti, rispondere alle domande e partecipare alle discussioni, «senza che lo studente fosse coinvolto intellettualmente» in alcun modo, spiega Yan.

L’esperienza ha spinto Yan a pensare che insegnare agli studenti a ragionare e a pensare con la propria testa «è più critico che mai», dice. E non è certo l’unico. In un’indagine del 2025 su più di 1.000 docenti universitari statunitensi, condotta dall’American Association of Colleges and Universities, il 90% ha dichiarato di ritenere che l’IA generativa ridurrà le capacità di pensiero critico degli studenti. Circa il 20% degli studenti dell’istruzione superiore che usano l’IA ha affermato di trovare già più difficile affrontare i problemi senza di essa, secondo più di 8.000 rispondenti a un’indagine globale di quest’anno.

«L’apprendimento avviene come conseguenza dell’elaborazione cognitiva. L’elaborazione cognitiva è tipicamente faticosa, ed è proprio ciò che l’IA di fatto elimina», afferma lo psicologo cognitivo Daniel Willingham dell’Università della Virginia a Charlottesville. «La gente è davvero preoccupata per questo». 

Gli LLM non sono "macchine per rimbecillire", ma sul terreno preparato dai social media questo può essere il loro effetto prevalente. I social hanno prodotto l'esatto opposto di quell'intelligenza condivisa sognata da Pierre Lévy, realizzando le condizioni perfette per la delega del pensiero e dell'attività creativa, evitando la fatica dell'elaborazione cognitiva  (nei media attuali conta il posizionamento nel panorama polarizzato, il resto, cioè il contenuto, è accessorio).

Se questo fenomeno dilaga nella popolazione studentesca l'unica soluzione è avere professori in grado di accorgersene per prendere contromisure. 

Ma nel frattempo dal fantastico mondo dei think tank a stelle e strisce cosa arriva?

https://www.brookings.edu/articles/ai-has-rendered-traditional-writing-skills-obsolete-education-needs-to-adapt/

 Certo, l'IA ha reso obsoleta la capacità di scrivere. E apparentemente pure quella di pensare.

lunedì 28 settembre 2026

DIVULGAZIONE, SPETTACOLO E MOT D'ORDRE

Un lettore mi ha girato un post di Walter Quattrociocchi. Un post interessante. 

Mi piace pensare che una volta divulgare significasse più o meno capire cosa emerge dalla ricerca e provare a renderlo accessibile. Possibilmente senza massacrarlo. Poi, se una cosa non la capivi, chiedevi a chi studiava davvero quella cosa. Esercizio importante, soprattutto in una società che si incastra spesso in situazioni sia complesse che complicate in cui la realtà condivisa, almeno in teoria, è un pilastro.

Poi è arrivata l'economia dell'attenzione e una parte della divulgazione è diventata un genere letterario a sé stante.

La posizione di fondo è più o meno "Loro sono i complottari, noi siamo la SCIENZA". Quindi posso non sapere praticamente nulla dell'argomento specifico, leggere un paper, una system card o qualche thread e, mezz'ora dopo, presentarmi a spiegare al pubblico come stanno davvero le cose. Da notare che sta cosa la fanno pure accademici con una certa facilità all'interpretazione disinvolta, magari annoiati dall'ostica e pignola prassi di produrre ricerca vera.

Notavo che spesso, ma non sempre, il processo coincide pure con metriche non proprio entusiasmanti.
....
La domanda sembra ricorrente, a chi giova tutto sto circo?

 

Qua sopra riguardo a comunicazione della scienza e divulgazione è stata spesa qualche parola, che alla fine è stata messa insieme. In primo luogo non riconoscerei a quella parte della divulgazione di cui si parla la dignità di genere letterario, perché il genere letterario riguarda opere letterarie e qua si parla d'altro, a meno che non si voglia conferire dignità letteraria a un post sui social o a un qualsiasi articolo di giornale: non tutta la comunicazione scritta è letteratura e per quello che riguarda quel tipo di divulgazione poi ormai parliamo sempre più spesso di comunicazione audiovisiva - se si parla di debunking o fact checking poi la situazione negli anni è arrivata a punte di grottesco e criticità degne di nota.

Il punto è l'economia dell'attenzione, per il poco che può valere la mia opinione. Cioè il punto è la performance e non parliamo di performance intellettuale ma di performance emotiva: dall'empatia al ribrezzo, quasi tutta la tavolozza dei contenuti emotivi viene usata per guadagnare l'attenzione del pubblico. Al che ci si renderà conto che il contenuto in sé, cioè l'informazione, resta in secondo piano. In primo piano ci sono la carica emotiva e il "colore", cioè il posizionamento in un panorama irrimediabilmente polarizzato. E' spettacolo e come scriveva Debord, lo spettacolo non esprime altro che il desiderio della società per il sonno.

Il sonno di cui parlava Debord è l'opposto dell'occhio vigile sulle contraddizioni della società stessa, è affine alla falsa coscienza di tradizione marxista. E' un sonno del pensiero, nel caso di quella divulgazione, perché il contenuto semplificato fino alla trivializzazione non deve essere elaborato dallo spettatore, è pronto per l'uso - in questo caso il passaggio da messaggio della divulgazione a risposta fornita da un LLM è un processo spontaneo che avviene senza alcun attrito.

E' sonno del pensiero perché la sua capacità di attrarre attenzione è determinata dalla carica emotiva e dalle parole d'ordine veicolate (la capacità di generare engagement), e il mot d'ordre ha lo scopo di preservare l'ordine sociale esistente (Deleuze/Guattari). In questo contesto cosa è l'espressione "metodo scientifico" se non un altro mot d'ordre ? Un ennesimo simulacro del tutto irreferente, usato per generare autorità o autorevolezza (eppure il referente ci sarebbe).

Quindi la domanda finale "A chi giova questo circo?" ha una risposta facile: allo spettacolo, cioè alle piattaforme socialmediatiche, e a chi lo produce facendo dell'economia dell'attenzione il proprio lavoro - o a chi prova a produrlo per compensare una vita professionale di cui è poco soddisfatto (i social sono il terreno di elezione per tutti coloro le cui qualità non sono all'altezza delle proprie aspirazioni).

lunedì 21 settembre 2026

INTELLIGENZA ARTIFICIALE: UNA LINGUA CHE NON E' LA LORO

Io non riesco a parlare di LLM (oppure di Machine Learning, ML) senza pensare non alla storia del calcolo ma alla mia storia con il calcolo. 

E se dovessi pensare ai suoi inizi, penserei a una Texas Instruments programmabile, senza capacità di leggere schede di memoria: solo RAM. Ma, nel manuale di istruzioni, c'era il listato di Lunar Lander. Quindi, per giocare, dovevi inserire una riga alla volta tutto il codice, operazione abbastanza lunga, e poi giocare. Il video esemplifica parzialmente l'oggetto, perché nel video c'è un HP capace di leggere schede di memoria, quindi tutta la fase "inserisci il codice" manca.

 

E fin qui si parla di anni settanta. Nel decennio successivo accaddero molte cose. Venne fuori il Commodore 64 e i programmi (in BASIC) li potevi registrare su o caricare da audio cassette. Come si potrà intuire l'operazione (sia di registrazione che di carica) non era precisamente velocissima: una cassetta TDK C90 non era fatta per quello, era fatta per registrare e riprodurre musica, e anche quella era un'operazione lenta. Non fui tra quelli che mossero i primi passi nella programmazione con il linguaggio macchina del C64, che era una cosa fatta così:

Su Archive c'è il manuale

Ma il C64 era poca cosa rispetto a ZX-Spectrum: lo Spectrum aveva il look ed aveva anche giochi pazzeschi, tipo Elite (1984):



La grafica vettoriale era una novità rivoluzionaria (già usata nella sigla di Quark). Il liguaggio macchina dello Spectrum era, ovviamente, tutto diverso da quello del C64:


Il manuale è qui

Poi arrivò il primo Macintosh, di tutta un'altra classe rispetto ai PC basati su 8086, che caricavano i primi DOS da dischi da 5 pollici e 1/4: dal prompt dei comandi all'interfaccia grafica. WYSIWYG: what you see is what you get fu una rivoluzione non da poco.

E la prima versione di ChemDraw (1.0, 1986) di Cambridgesoft nacque su Mac e uscì per il solo Mac.

Mai prima di allora si era visto qualcosa del genere: era nato quello che in pochi anni sarebbe diventato lo standard per il disegno di formule di struttura.

Ma all'epoca i computer continuavano a servirmi principalmente per due cose, giocare e scrivere (in formato testo, ahimé). All'università i miei amici fisici invece lavoravano con terminali VAX e gli studenti usavano prima TeX e successivamente LaTeX per scrivere la tesi. Per fare un esempio di LaTeX, questo


viene fuori da questo codice: 

 
\Psi_1 = \frac{1}{2}\Phi_s + \frac{\sqrt{3}}{2}\Phi_{p_z} 
 

(inciso rilevante: se credete che si tratti di qualcosa di obsoleto la quasi totalità degli LLM in circolazione usa LaTeX per gli output matematici, poi esegue il rendering con librerie come MathJax - e l'editor di Substack ha una bella funzione per LaTeX in linea).

Poi arrivarono gli anni 90 (qui) e così via. Chi lavorava su quello che al tempo era definito "intelligenza artificiale" programmava in LISP e circolava un detto: un sistema intelligente non è mai più intelligente di chi lo ha programmato. 

A questo punto una differenza dovrebbe essere facilmente percepibile: con gli LLM e i prompt in linguaggio naturale la barriera di ingresso costituita dall'inserimento dell'istruzione sotto forma di uno specifico codice è stata rimossa.

Ma i processori continuano a non ricevere istruzioni in linguaggio naturale, così come non lo fanno un interprete Python o un compilatore C. Gli stessi LLM sono fatti con codice, usano codice, producono codice, eseguono il rendering di codice. E c'è una cosa che il linguaggio naturale non possiede: la precisione della matematica che sta dietro a tutti i linguaggi dall'assembler del C64 a Python, quel tipo di  precisione che fa fermare l'esecuzione o la compilazione del programma se una singola istruzione è scorretta. 

Programming demands significantly higher standard of accuracy. Things don’t simply have
to make sense to another human being, they must make sense to a computer. 

Donald Knuth

Nel caso degli LLM niente di tutto questo, quasi ogni prompt produrrà un output apprentemente appropriato. E in questo caso il debugging, se necessario, prevede quello per cui la maggioranza degli utenti cerca in un LLM, cioè la competenza. E' un grosso guaio: ChatGPT per esempio, se usato senza il plugin Wolfram (che oggi va installato), è capace di allucinazioni matematiche servite con la massima nonchalance: nel calcolo di tre valori, senza plugin Wolfram, può fare disastri (i valori corretti sono quelli ottenuti con Python).

 
(ma la tabella di ChatGPT aveva una grafica più accattivante, molto professionale)

E questa è la realtà effettiva per i molti, che magari si entusiasmano per la notizia della soluzione di problemi matematici a lungo irrisolti da parte del modello di punta di OpenAI.  Una realtà che si intreccia con la grande illusione dei nostri tempi: parlare alle macchine in una lingua che non è la loro, cioè la nostra.