Il titolo di questa serie è stato mutuato da una celebre sequenza di Matrix, "Il cucchiaio non esiste".
"Il cucchiaio non esiste" è una tesi idealista - la realtà è una costruzione, quindi l'oggetto non ha esistenza autonoma. "La traiettoria non esiste" è una tesi realista - il sistema è genuinamente aperto, non perché la realtà sia una costruzione ma perché è l'apertura è nella stessa dinamica del sistema. E chiaramente, dopo aver parlato di struttura e diagrammi di biforcazione, il titolo è provocatorio. Avrebbe dovuto essere "Per i sistemi a dinamiche non lineari complesse è impossibile stabilire la traiettoria a priori", che però come titolo suona piuttosto male. E questa stessa serie è stata un percorso, quindi una traiettoria.
Ma "traiettoria" nel linguaggio comune implica una certezza, implica la traiettoria a priori: l'oscillazione del pendolo, il tramontare e sorgere del sole. E' qualcosa che percorre nel profondo più di duemila anni di civilità occidentale.
Entelechia: per Aristotele la quercia è già nella ghianda, una traiettoria predeterminata. E l'entelechia aristotelica sopravvive nei presenti linguaggi prevalenti, nelle varie declinazioni pop e non di quello che potremmo chiamare un neo-neopositivismo. Come lo potremmo definire?
Difficile darne una definizione completa e difficile mantenere in tale definizione distinte correnti filosofiche, conseguenze di storici dibattiti culturali, epistemiologia e prassi delle correnti discipline scientifiche e il simulacro mediatico che al tempo stesso condensa tutto questo e ne cancella le fonti primarie, diventando un oggetto autoreferenziale (al riguardo l'esempio più clamoroso è stata la comunicazione sulla pandemia COVID). Potremmo definire l'attuale neo-neopositivismo come Popper senza il pensiero di Popper e Russell senza il pensiero di Russel. Lo potremmo definire come il ritorno del Demone di Laplace, materializzatosi da punti di origine differenti con percorsi diversi. Laplace è il filo invisibile che attraversa tutto dall'inizio. Il demone che conosce posizioni e velocità di ogni particella e calcola l'intera traiettoria dell'universo è profondamente radicato nel modo in cui la scienza contemporanea, non solo nella versione "terzo ladro", ha costruito la propria identità (Isabelle Stengers, In catastrophic times. Resisting the coming barbarism - e ricordo che fu la coautrice assieme a Prigogine di Order Out Of Chaos). E questo anche se a posteriori il demone in questione è stato declinato al condizionale: se potessimo sapere posizioni e velocità di ogni particella... in ultima analisi tutta la modellistica predittiva ha il demone di Laplace come asintoto. Ma non solo...
La prevalenza del "biologico", ormai trentennale, ha di fatto trasformato il DNA da condizione iniziale a traiettoria a priori:
La visione più ampia del determinismo genetico - secondo cui i geni determinano il destino biologico - è presente ben prima che acquisissimo conoscenza di come i geni codificano le proteine. La visione più ristretta, quella secondo cui i geni determinano i fenotipi comportamentali umani, era invece strettamente associata al movimento eugenetico tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo. Oltre alle tristemente note azioni della Germania nazista, venne incoraggiata la sterilizzazione di persone considerate portatrici di "geni cattivi". Molti stati degli Stati Uniti avevano persino adottato leggi per ridurre le popolazioni ritenute "inadatte". È quindi paradossale constatare come un'idea analoga, ma assai più ampia, torni in gioco con l'avvento della genetica molecolare gene-centrica, e in particolare con il crescente entusiasmo per il Progetto Genoma Umano (Kevles e Hood, 1992). Alla fine degli anni Ottanta, per fare pressione sul Congresso americano affinché finanziasse il Progetto Genoma Umano, James Watson dichiarò: "Pensavamo che il nostro destino fosse scritto nelle stelle. Ora sappiamo che, in larga misura, il nostro destino è scritto nei geni" — frase che sintetizzava efficacemente la visione popolare del determinismo genetico.
Il nucleo del determinismo genetico è che i geni determinano il funzionamento di un organismo: se sapessimo abbastanza su cosa sono i geni e su come "agiscono", potremmo comprendere tutta la biologia (Keller, 1993); e il gene è un'unità indipendente di informazione genetica. Per quanto complesso possa essere un dato processo genetico, esso può essere scomposto nei geni che lo costituiscono come unità causali.
Nonostante non esistano prove dirette solide a sostegno di questa posizione, il determinismo genetico è diventato straordinariamente diffuso nel campo della genetica molecolare. Secondo Keller, "è difficile vedere cosa possa essere controverso in simili affermazioni. L'attribuzione di agentività, autonomia e primato causale ai geni è diventata così familiare da sembrare ovvia, persino autoevidente" (Keller, 1993). (Henry H. Heng, Genome Chaos, 2019)
Intendiamoci, certe traiettorie sono perfettamente calcolabili e prevedibili: volo spaziale e installazione di satelliti in orbita attorno alla terra lo dimostrano. Ma l'orbita di un satellite non è l'andamento di un'epidemia, la Storia o la vita di un essere umano. Sono casi in cui l'entelechia aristotelica può essere intesa solo in senso esteso, come condizioni iniziali o condizioni al contorno. La ghianda non origenerà un pino, ma non dice quanto e come la quercia crescerà e quanta ombra farà. Non solo: nel caso dei senzienti è possibile determinare l'esisto di una biforcazione con l'esercizio dell'arbitrio. I determinismi figli del demone laplaciano costruiscono un sistema chiuso di traiettorie a priori in cui il libero arbitrio è un'illusione, le dinamiche dei sistemi non lineari dicono l'opposto: nei fenomeni che ci riguardano più da vicino le traiettorie a priori non esistono, la struttura è prodotto del processo e il sistema è aperto. E' qualcosa di affine al commento Tuán Zhuàn al primo esagramma dell'I-Ching, Ch'ien, Il Creativo: Le nubi vanno e la pioggia opera, e ogni singolo essere fluisce verso la propria forma. La forma è il risultato del processo, non di una traiettoria a priori.
Il cuoco Ting sosteneva che con le traiettorie a priori si buttano via i coltelli:
Il cuoco Ting stava macellando un bue per il signore Wen Hui. Ogni movimento della sua mano, ogni scrollata di spalla, ogni passo del piede, ogni spinta del ginocchio, ogni suono della carne che cedeva e il sibilo del coltello che scendeva - tutto era in perfetto accordo, come la Danza del Boschetto di Gelsi o il ritmo del Ching-shou.
"Ah, magnifico!" disse il signore Wen Hui. "Come hai potuto affinare la tua abilità fino a questo punto?"
Il cuoco Ting posò il coltello e disse: "Ciò che il vostro servo ama più di ogni cosa è il Tao, che vale più di qualsiasi arte. Quando cominciai a tagliare i buoi, vedevo soltanto un bue intero. Dopo tre anni, avevo imparato a non vedere il bue come un tutto. Ora lavoro con la mente, non con gli occhi. Metto da parte i sensi e seguo lo spirito. Vedo le linee naturali e il mio coltello scivola attraverso le grandi cavità, segue i grandi vuoti, traendo vantaggio da ciò che è già lì. Così evito i grandi tendini, e ancor più le grandi ossa. Un buon cuoco cambia il coltello una volta all'anno - perché affetta. Un cuoco ordinario lo cambia ogni mese - perché spacca. Questo mio coltello lo uso da diciannove anni e ha tagliato migliaia di buoi. Eppure la lama è affilata come se fosse stata appena arrotata. Tra le giunture ci sono spazi, e la lama di un coltello non ha spessore reale. Inserire ciò che non ha spessore in spazi come questi - c'è tutto il posto del mondo, certamente abbastanza perché il coltello lavori. Tuttavia, quando arrivo a un punto difficile e vedo che sarà difficile, faccio attenzione e procedo con cura. Guardo con attenzione e mi muovo con cautela. Poi, molto delicatamente, muovo il coltello finché c'è una separazione e la carne si divide come una zolla di terra che cade al suolo. Mi fermo con il coltello in mano, mi guardo intorno, e poi, con un senso di soddisfazione, pulisco il coltello e lo ripongo."
"Splendido!" disse il signore Wen Hui. "Ho ascoltato le parole del cuoco Ting e da esse ho imparato come vivere la vita pienamente." (Zhuangzi, traduzione in italiano dall'edizione Penguin Books a cura di Martin Palmer)
Il demone di Laplace è impotente. La mappa logistica e quella quadratica lo rendono inoperante. Lyapunov lo svuota di significato. Prigogine e le biforcazioni gli negano la traiettoria. E qualcosa di molto più antico fa lo stesso:
L'uomo segue la terra, la terra segue il cielo, il cielo segue il Tao,
il Tao segue ziran (Tao Te Ching)
E ziran non ha una traiettoria a priori.






















