venerdì 30 ottobre 2026

PATRICK STEWART CHE INTERPRETA PICARD

Riposi in pace un grande attore, interprete di una fiction che ha contato molto per molti.

https://www.nature.com/articles/d41586-026-03543-9
 

Un film della saga che ha influenzato Bickerton è Star Trek: Primo contatto (1996), in cui Picard viaggia indietro nel tempo fino al XXI secolo e spiega che nel futuro il denaro non esiste. "Lavoriamo per migliorare noi stessi e il resto dell’umanità", dice Picard.

Bickerton afferma: "Per gli scienziati, questo ha una forte risonanza. Ciò che ci muove è migliorare noi stessi e il resto dell’umanità attraverso la ricerca della conoscenza, e semplicemente il desiderio di imparare e di capire".

Anche altri ricercatori si sono ispirati allo stile di leadership di Picard. In un’intervista del 2025 alla rivista Kentucky Alumni, Tracy Drain, ingegnere dei sistemi di volo presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, in California, ha dichiarato di amare il modo in cui il personaggio incarnava ciò che può essere un leader eccellente. «Era equilibrato, rispettoso, gentile con tutti», ha detto. "Incoraggiava il suo equipaggio a pensare fuori dagli schemi e lo sosteneva in ciò di cui aveva bisogno per fare il proprio lavoro".

La cosa che capisci velocemente, se frequenti degli yankee, è il che il 99,5% di loro ha una cultura generale meno che misera, confrontata con quella di qualcuno che usciva da un liceo italiano degli anni 80 o dei primi 90. Quindi è un po' difficile provare a spiegare a un americano che Patrick Stewart (un grande attore, riposi in pace), ha intepretato un personaggio scritto e sceneggiato da altri.

Ma essendo un lettore di Tolkien fin dai miei 13 anni e avendo letto Albero e Foglia quando ne avevo 16 un qualche ricordo su quel che fa la potenza dei secondary worlds e dei loro personaggi lo ho.

E una cosa al riguardo la devo dire: il Picard di Star Trek è stato un leader rispettoso, gentile e che incoraggiava a pensare dagli schemi, supportando il proprio equipaggio.

Cioè una figura fittizia completamente idealizzata con scarsissime rispondenze nella realtà. 

Avendo un'esperienza di qualche anno (ancora diversi anni prima di concluderla) e avendo durante questa esperienza frequentato anche direttamente e indirettamente gli ambienti accademici una cosa mi sento di doverla dire: un leader del genere nel mondo reale non esiste e di leader che gli somigliano vagamente ce ne sono pochissimi, sia nell'accademia che nell'industria.

Chissà cosa pensano i sottoposti o gli studenti di chi ha rilasciato queste dichiarazioni a Nature, dei loro leader - mi risulta assai difficile pensare che possano vederli vagamente simili Picard.

Posso capire che nel mondo dei segni ci possa essere sovrapposizione tra due finzioni diverse (la fiction e la narrazione prevalente della scienza), ma credo che chi la avalla giochi il gioco dei simulacri. 


lunedì 26 ottobre 2026

DIO E' UN LARGE LANGUAGE MODEL E L'ARTEFATTO E' VERITA'

On est bien près de tout croire quand on ne croit rien, scrisse Chateaubriand. Sicuramente la cosa sarà stata indagata dalla psicologia analitica, ma, detto terra terra, l’essere umano in media ha bisogno di un principio esterno a sé (in realtà interiorizzato) da prendere come punto di riferimento nella sua esistenza.

Con la morte delle grandi ideologie del XX secolo va bene qualsiasi cosa, qualsiasi petit récit o addirittura qualsiasi next big thing. Se si guarda all'attuale next big thing, si tratta dell'Intelligenza Artificiale. 

Da un punto di vista di pura osservazione degli effetti di introduzione di una nuova tecnologia, si tratta di un processo devastante che non solo sta già espungendo dal lavoro chi operava nelle cosiddette aree creative (produzione di contenuti testuali o grafici). Il suo impatto generale nel settore del reclutamento è qualcosa di altrettanto epocale e su linkedin se ne coglie appena qualche barlume. Se ne parla poco ma una ricerca su Google "AI recruitment" vi restituirà una lunga lista di aziende che vendono sistemi AI destinati al reclutamento: non solo screening dei curriculum, ma anche talent scouting. Conseguenze? Si tratta di sistemi che funzionano cercando associazioni di keywords, con tutto quel che ne consegue. E l'allarme è stato già lanciato, quando il fenomeno era meno esteso di oggi, ma è evidentemente finito nel vuoto.
Poi ci sono le questioni di impatto ambientale, che l'AI advocacy minimizza, con rilevanti esempi recenti.

https://www.theguardian.com/environment/ng-interactive/2026/oct/22/finland-google-felling-trees-datacentre

E non si possono non citare i crescenti problemi di cybersicurezza e le sempre maggiori preoccupazioni sulla sostenibilità finanziaria di questo business.

Al di là di questo ordine di considerazioni, è incredibile come il fenomeno sui media si riproduca esattamente nello stesso modo rispetto di altri che lo hanno preceduto. 

Quella nell’AI è una fede nuova di zecca. Non mancano la teologia (l’AGI che sta per arrivare, anzi è già qui, anzi arriva il prossimo trimestre), l’escatologia (la singolarità, o l’apocalisse, a seconda della setta) e naturalmente il clero: i profeti, gli evangelisti di professione. Se l’algoritmo è l’oracolo, chi lo interpreta rende indistinguibile l'entusiasmo tecnologico dalla promessa messianica. 

In un contesto del genere il motto fondativo della Royal Society Nullius in verba, ai primi tempi delle scienze galileiane, diventa mancanza di comprensione del fenomeno, ovvero mancanza di fede. Nel momento in cui si usa l'espressione "proprietà emergenti" non per individuarle e analizzarle, ma in modo da sottrarre il fenomeno a qualsiasi tipo di analisi quantitativa che non siano i benchmark, spesso sventolati come tavole della legge, si passa dalla tecnologia alla teologia, in scioltezza, senza soluzione di continuità. E l'artefatto smette di essere il prodotto di un sistema basato sulla statistica per essere rivelazione, manifestazione divinamente irreferente (come il Claude che "voleva vedere il mare" di Walter Veltroni).

E qui l’ironia è micidiale: sono state costruite macchine che producono, letteralmente, verba, fluenti, sicure di sé, grammaticalmente impeccabili, e c’è chi ci giura sopra senza nemmeno prendersi il disturbo di sapere che cosa c’è dietro. Il fenomeno ormai ha anche un nome, epistemia, neologismo circolato dal 2025 grazie al gruppo di Walter Quattrociocchi: la comoda illusione di sapere, prodotta da testi verosimili in cui la forma prende il posto dell’affidabilità. La definizione è cognitiva, ma a me pare che il fenomeno tracimi oltre i comportamenti (a)cognitivi individuali: quando la verosimiglianza viene scambiata per Verità, siamo più dalle parti della fenomenologia del sacro e degli idoli che della sociologia. E in materia sono state prodotte dichiarazioni fin troppo significative:



Fu durante quelle conversazioni che Mallaby comprese quanto il progetto di Hassabis andasse oltre la costruzione di sistemi informatici sempre più potenti. I due si incontravano spesso in un pub vicino alla casa del fondatore di DeepMind. Un giorno si sedettero invece in un parco: “Improvvisamente Demis cominciò a spiegarmi la vera ragione per cui vuole costruire l’intelligenza artificiale. ‘Per me è come avvicinarsi a Dio’, disse”. Hassabis proseguì: “Ho bisogno dell’intelligenza artificiale per capire la struttura della realtà. Se riesco a comprendere la realtà, che presumibilmente è stata creata da un essere intelligente che potremmo chiamare Dio, allora comprendendo la creazione di quell’essere intelligente mi sto avvicinando a Dio. È per questo che sto costruendo l’AI”.

Ovviamente qualcuno che opera nel campo del sacro ha avuto da dire qualcosa in proposito:

Le cosiddette intelligenze artificiali non vivono una esperienza, non possiedono un corpo, non attraversano la gioia e il dolore, non maturano nella relazione, non conoscono dall’interno ciò che significa amore, lavoro, amicizia, responsabilità. Non hanno neppure una coscienza morale: non giudicano il bene e il male, non colgono il senso ultimo delle situazioni, non assumono su di sé il peso delle conseguenze. Possono imitare linguaggi, comportamenti, valutazioni, possono simulare empatia o comprensione, ma non capiscono ciò che producono, perché non abitano l’orizzonte affettivo, relazionale e spirituale in cui l’umano diventa sapiente

Eppure, per quanto impeccabile, all'encliclica papale davanti al sorgere dell'intelligenza artificiale sfuggiva un dettaglio fondamentale: l'uomo per debolezza, interesse o fede riesce benissimo ad essere del tutto inumano, e in questi tempi ne abbiamo molte dimostrazioni.

Ma alla fine nel contesto presente ci si sforza di creare un nuovo dio illudendoci che sia a nostra immagine e somiglianza anche se la banale realtà dei fatti dice così non è. Ma questo nuovo dio parla, e in principio era il verbo - anche se nell'originale greco suona Ἐν ἀρχῇ ἦν ὁ λόγος ,  e λόγος  non vuol dire semplicemente "parola". Forse è per questo che, senza uno straccio di prova, c'è chi si spertica ad affermare che l'Intelligenza Artificiale non valuta probabilità per fornire la risposta più plausibile ma pensa.

Nell'economia di questo discorso ogni critica o considerazione non conforme al dogma della AGI (che potrebbe benissimo stare per Grande Intelligenza Assoluta) viene liquidata a priori come luddismo. Questo faceva chi ha gridato alla "caccia alle streghe" quando sono venuti fuori sistemi per il check o l'etichettatura di contenuti creati con AI (è stato divertente vedere Substack correre ai ripari dopo aver introdotto l'AI check, dando la possibilità di disabilitarla per chi crea contenuti, e ancor più divertente notare chi ha subito usato questa opzione di default).

Qualcuno dice che con tutta la vicenda Intelligenza Artificiale ci stiamo muovendo in uncharted territories. Se così è, anche se i nuovi territori non sono stati mappati, il modo in cui ci si addentra in queste lande inespolorate mi pare incredibilmente familiare...




giovedì 22 ottobre 2026

PHARMA, IL PESANTE SALDO OCCUPAZIONALE DELLA CRISI E LA GEOPOLITICA

 Fine ottobre 2026 e 1.800 dipendenti di Biontech avranno ricevuto notizie sulla loro sorte.

https://www.faz.net/aktuell/wirtschaft/unternehmen/standortschliessungen-der-aufbruch-von-biontech-hat-seinen-preis-201273258.html


Si tratta di lavoratori dei siti ex CureVac, quelli di Tübingen e Wiesbaden (dismissione entro fine 2027) e quelli di Marburg e Idar-Oberstein (entro il 2028). Se a qualcuno il nome CureVac non dice niente, è l'azienda che la Commissione Europea nel 2020 finanziò con 80 milioni per lo sviluppo di un vaccino antiCOVID, affiancandosi a un finanziamento di 300 milioni del governo tedesco. Ma il vaccino CureVac fallì in fase II. CureVac è andata avanti grazie ad una partnership con GSK, il cui maggior risultato è stato una azione legale in materia di brevetti contro Biontech/Pfizer, che si è di fatto conclusa con l'acquisto di CureVac da parte di Biontech nel 2025. Appena acquisita l'azienda Biontech cerca di rivenderla senza successo ed ora circa 1.800 dipendenti perderanno il posto. L’azienda ha concordato con il consiglio di fabbrica soluzioni "socialmente responsabili" e "condizioni di licenziamento migliorative" (Abfindungen). Secondo un documento interno del Consiglio Aziendale (organo di rappresentanza dei lavoratori nell'azienda), in possesso della FAZ, i lavoratori interessati riceveranno «condizioni migliori» rispetto allo standard tedesco (circa mezzo stipendio lordo mensile per ogni anno di anzianità), unite a indennità aggiuntive, ad esempio per chi ha figli. E ormai quelle che negli USA sono le "buste rosa", cioè le lettere di licenziamento, stanno arrivando agli interessati.

Giusto pochi giorni fa stavano per venire fuori novità. E' emerso che un consorzio di investitori (guidato da Peter Löw, con coinvolgimento di Alloy Therapeutics e altri) aveva presentato un’offerta fino a 20 milioni di euro per il sito di Tübingen, con l’intenzione di mantenere circa 500 posti di lavoro. L’offerta prevedeva però che BioNTech lasciasse oltre 200 milioni di euro di liquidità nel sito. BioNTech ha rifiutato, giudicando il piano non sostenibile. 
Quindi per ora il conto degli esuberi resta 1.800 e le lettere di lincenziamento non si sono fermate.

Nel frattempo la produzione di vaccini di Biontech viene trasferita a Pfizer e i fondatori di Biontech, Uğur Şahin e Özlem Türeci, stanno trattando la loro uscita (prevista entro fine 2026) e lavorano alla creazione di una nuova società, Arife SE, con sede a Mainz come Biontech. Arife in teoria dovrebbe partire con la licenza su alcuni early candidates, mentre il grosso del know-how resterà in Biontech. Business as usual.

All'incirca della stessa entità (1.200) i licenziamenti GSK in Belgio, che riguardano i siti di Rixensart, Wavre e Gembloux, e intanto si è saputo che i 9.000 licenziamenti Novo Nordisk dell'anno scorso sono diventati 13.000 con altri 4.000 dipendenti che "hanno lasciato l'azienda", secondo le parole del CEO Mike Doustdar.

E questi sono solo gli esempi ad ora più eclatanti. Quel che ne risulta è un panorama che somiglia sempre di più alla crisi 2010-2012, con migliaia di lavoratori del settore che rimangono fuori (e qualcuno dice che il conto, in Europa, stia viaggiando verso alcune decine di migliaia). 

La situazione ha provocato conseguenze bizzarre nel settore del reclutamento. Davanti a una moltitudine di candidati le aziende si bloccano, in un curioso mix di posizioni prima pubblicate e poi cancellate, causa budget azzerati e trimestrali di cassa, e altre che restano aperte per mesi, perché il reclutatore non si decide.

Il 2026 è di fatto alla fine e in molti si stanno chiedendo cosa succederà nel 2027, specialmente in Europa, sulla base dei semi avvelenati sparsi nel 2025, quando EFPIA (l'associazione europea delle industrie farmaceutiche) aveva esposto alla presidenza della Commissione Europea quello che stava per succedere, un esodo di ricerca e sviluppo e produzione verso gli USA. C'erano in ballo 103 miliardi di euro di investimenti. Era un effetto principalmente dovuto alle politiche trumpiane (reshoring e dazi). Al CPHI 2026 a Milano le CDMO (Contract Development And Manufacturing Organizations) hanno espresso gli stessi orientamenti: investimenti sì, ma negli USA. 

Mettiamo da parte per un istante il punto di vista europeo e facciamo nostro quello americano: una soluzione al disavanzo USA quanto a fabbisogno di principi attivi farmaceutici? Non nel breve né nel medio periodo. Ma a settembre '26 le dichiarazioni quanto a investimenti in USA per il pharma (a scapito dell'Europa e di UK) sono arrivate a centinaia di miliardi di USD nell'ultimo biennio. E questo per un POTUS in crisi di consenso è oro, dal punto di vista della campagna elettorale per le elezioni di midterm. Ma al di là delle contingenze c'è il fatto che in passato certe politiche della prima amministrazione Trump furono proseguite da quella Biden (dazi per Cina, anche se oggi si parla di "tregua commerciale"). Non è escluso che quale che sia la prossima amministrazione USA, queste politiche di reshoring continuino, lasciando in Europa le attività a più basso valore aggiunto, quelle di formulazione e confezionamento (un settore che di fatto negli ultimi anni non è entrato in crisi, nel vecchio continente).

Tornando a questa sponda dell'Atlantico, tale è l'amara realtà dietro gli annunci dei successi nelle trattative sui dazi da parte della Commissione Europea nel 2025:

We have stabilised on a single 15% tariff rate for the vast majority
of EU exports. This rate applies across most sectors, including cars, semiconductors and
pharmaceuticals.


Ed è stato un successo epocale, davvero. Ma del resto l'unico obiettivo da perseguire era il riarmo europeo. E quanto a successi epocali non si può non notare che la guerra contro l'Iran ha finito per pesare su entrambe le sponde dell'Atlantico. Al che l'unico commento possibile è vecchio di più mezzo secolo: giocare col mondo facendolo a pezzi.

lunedì 19 ottobre 2026

NON SANITA', NON ISTRUZIONE, NON WELFARE: ARMI

C'è una tendenza rilevante sui media italiani e non da ieri.

E' nei numeri che il Sistema Sanitario Nazionale che da 20 anni e passa soffra di definanziamento. Un processo che ha reso quello che un tempo era il miglior sistema sanitario dell'occidente l'ombra dell'ombra di sé stesso. 

Però una retorica diffusa, e non da ieri, difende l'esistente. anche chiamando come corresponsabile non chi ha definanziato, ma il cittadino, che in realtà avrebbe il diritto alla salute garantito dalla Costituzione. Ovviamente non esiste legge che definisca doveri del cittadino nei confronti di SSN, ma questa incredibile manovra retorica di commutazione di diritti e doveri non si è del tutto esaurita, anche se il picco della sua diffusione è da collocarsi in tempi di COVID, quando era arrivata anche nei libri di educazione civica delle scuole superiori. 

Ivi si trovava, tra i “Doveri implicitamente indicati dalla Costituzione”: il dovere di sottoporsi ai trattamenti sanitari necessari per tutelare la salute come "interesse della collettività". Ovviamente un qualcosa che per ora non è stato più riproposto, ma che ai tempi riecheggiò nella giurisprudenza costituzionale.

In parallelo, nella comunicazione mediatica e socialmediatica, nonostante chiunque sapesse che il tutto si reggeva tenuto assieme con scotch e fil di ferro, che era tragicamente sottofinanziato, che buona parte dei medici migliori e più giovani ormai stavano espatriando dove pagano di più,  il sistema rimaneva santo e intoccabile. 

Ma ormai, per l'ennesima volta, i clown vanno in scena senza trucco: niente per il welfare, né per la sanità, solo armi:

https://substack.com/home/post/p-209933517

Potrebbe apparire un titolo populista, argomento inflazionato, senz’altro, verissimo. Tuttavia recentemente sono capitata nelle peripezie delle liste d’attesa della gloriosa Sanità Toscana. Ben due persone a me vicine, malate, per una TAC e una Risonanza Magnetica si sono dovute necessariamente rivolgere al privato per mancanza di posti. Il bizzarro sito della regione (non facile da usare per un anziano per cui l’ho fatto io) non mi dava possibilità alcuna di visita, mi spostavo di mese in mese, a un certo punto di anni. Niente. Allarga area. Niente. A quel punto ho provato a cercare in rete. Mi aveva detto una mia ex-collega di laboratorio: “vai sul cup solidale, tanto nel pubblico non trovi”. Ok, cerco, TAC addome con Mdc, 250 euro, due giorni dopo, 40 strutture disponibili. Quindi 40 centri privati entro due giorni hanno posto. Basta pagare. 

Quando sento pronunciare la parola sicurezza, ormai, conosco già il listino. Missili da acquistare, carri armati, eserciti da preparare, frontiere da sorvegliare, armi, tante armi, per tutti i gusti. La guerra possibile (ma molto improbabile) occupa il centro della stanza. E se c’è di mezzo la sicurezza e qualche nemico del momento (la Russia, i Terroristi (quali?), i migranti, i comunisti!) i miliardi compaiono con una rapidità che in altri settori sembrava appartenere all’ordine dell’impossibile. I governi ci spiegano, non senza un certo paternalismo, che noi non possiamo capire le esigenze di un paese, che il mondo è cambiato e che dobbiamo essere pronti (per cosa? Se mai la Russia ci attaccasse? Duriamo il tempo di un lampo) e che la spesa militare rappresenta il prezzo inevitabile della pace. Si vis pacem bla bla bla. Inevitabile. Così dicono.

Appunto, inevitabile, con buona pace per la Costituzione. Infatti a questo giro la musica resta la stessa: armi e basta, che in questo caso costituiscono precisi profitti privati dell'industria degli armamenti nazionale e internazionale, a scapito della maggioranza dei cittadini e dello stato sociale.

Ascoltare i media italiani in questi giorni, offre uno spettacolo allucinato in cui ripetutamente si commentano le manifestazioni di piazza come se fossero un problema di ordine pubblico, lasciando sullo sfondo la realtà del disastro economico. Ma il problema non è soltanto italiano. Questo è un autunno caldo europeo perché la ricetta per il disastro europea è.
E in Francia le manifestazioni, al di là del loro valore intrinseco, offrono lampi di puro genio.

Spoiler: alla fine la Pantera Rosa è stata fermata dalle forze di polizia schierate in piazza.


venerdì 16 ottobre 2026

ANCORA SULLE REAZIONI ASIMMETRICHE (E SUL NOBEL PER LA CHIMICA 2026) - 1

Abbiamo visto in precedenza che in un'ottica puramente termodinamica una coppia di enantiomeri si equivale: stessa energia libera di formazione. E ho parlato di "controllo chirale", che se può dare un'idea generale in realtà non dice molto. Per spiegare il problema l'unico modo è parlare di diastereoisomeri (userò la notazione RS).

Cosa succede se due diverse miscele di enantiomeri reagiscono?

Si forma una miscela di diastereoisomeri, ognuno con due centri chirali. E si otterranno in generale 4 diastereoisomeri: (S,R), (R,S), (S,S) e (R,R). Si tratta di due coppie di enantiomeri, (S,R)/(R,S) e (S,S)/(R,R) (questo vale per molecole che non esibiscano ulteriori elementi di simmetria). Dal punto di vista delle simmetrie le cose sono cambiate, rispetto alla originaria coppia S/R.

La riflessione inverte tutti i centri insieme: trasforma (R,R) in (S,S) e (R,S) in (S,R), ma non può mai trasformare (R,R) in (R,S) o (S,S) in (S,R). La formazione di due paia di diastereoisomeri porta a una miscela i cui componenti, a coppie, si differenziano per proprietà. In un ambiente senza asimmetrie pur potendo separare le due coppie diverse l'abbondanza relativa di S e R originari resta 50% in ogni fase.

Se facciamo reagire invece un racemo (miscela 1/1 di R e S) con un'altro composto chiralmente puro, diciamo R, i prodotti saranno (R,R) e (S,R): una coppia non commutabile per riflessione, i cui elementi sono chimicamente diversi.

Quando si parla di sintesi asimmetrica, come se ne è parlato per il Nobel 2026, si parla di catalisi con un catalizzatore chirale per reazioni che creano uno o più centri asimmetrici. Innanzitutto ricordiamo come è fatta, dal punto di vista dell'energia, una curva dell'energia libera di Gibbs in funzione delle coordinate di reazione.


In una reazione catalitica il catalizzatore entra in gioco solo negli stati di transizione, creando  intermedi attivati per cui  ΔG++, energia di attivazione,  è inferiore rispetto alla situazione non catalizzata.

Per un catalizzatore chirale efficace in una sintesi asimmetrica (assumiamo che la sua configurazione sia R), e assumendo che (R,R) sia a più alta energia di (R,S) la situazione diventa questa:

Immagine ottenuta con Claude Sonnet 5.5


Il percorso della reazione favorirà lo stato con ΔG++ più bassa (curva blu), dando prevalentemente un solo enantiomero, S.

E questo è quello che significava l'espressione "controllo chirale" che ho usato nel post precedente. Ma come abbiamo visto il Nobel per la chimica 2026 non è un Nobel alla sintesi asimmetrica, ma un premio alla scoperta di effetti non lineari nella catalisi e autocatalisi asimmetrica. Come visto all'inizio, in un contesto privo di asimmetrie da un punto di vista energetico non c'è alcuna strada che possa portare a un sistema omochirale. Mentre invece da un sistema con elementi asimmetrici (il catalizzatore chirale) la cosa è possibile. Kagan e Sogai dimostrarono, di fatto, che è possibile che una traccia chirale iniziale sia amplificata fino a dare un sitema omochirale. 

Kagan partiva con un bias chirale. Il lavoro di Soai da alcuni è stato descritto come nominalmente achirale, ma il bias chirale c'era, per quanto piccolissimo. Il suo gruppo ha determinato l'eccesso enantiomerico iniziale usando HPLC chirale, partendo da ee di alcuni punti percentuali e poi diluendo fino ad avere un ee teorico dello 0,00005 %, Inoltre Soai usava diisopropilzinco, cioè qualcosa di non precisamente reperibile in natura.  

Resta un punto importante, una domanda senza risposta: che origine può aver avuto in natura quella traccia di chiralità iniziale?

Uno dei riferimenti è Frederick Charles Frank, On spontaneous asymmetric synthesis (1953, Biochimica et Biophysica Acta, vol. 11, pp. 459–463).  Quella di Frank era un'impostazione completamente teorica che, partendo da equazioni cinetiche (equazioni differenziali), andava a indagare la stabilità delle loro soluzioni, concludendo che le soluzioni non omochirali erano instabili, ovvero che una rottura spontanea della simmetria era possibile alla minima fluttuazione del sistema. Trattandosi di una conclusione puramente teorica non è dato sapere quale potesse essere l'origine sperimentabile della fluttuazione, nell'esposizione di Frank.
Ma il tema è comunque interessante, perché ha a che fare con gli esponenti di Lyapunov, anche se all'epoca Frank non la mise precisamente così.

(To be continued)

lunedì 12 ottobre 2026

IL NOBEL PER LA CHIMICA 2026 SAREBBE ALLA NON-LINEARITA', MA NON SEMBRA

 

https://doi.org/10.1021/ja00269a036

Il Nobel per la chimica 2026 va a Henri Kagan e Kenso Soai "per la scoperta degli effetti non lineari e dell'autocatalisi nella sintesi organica asimmetrica". 

Cominciamo dalle basi. Molte molecole esistono in due forme speculari: si parla di chiralità, che viene dal greco χείρ, χειρός (mano). Le due forme speculari non sono sovrapponibili, come le nostre mani, e sono dette enantiomeri (anche questo dal greco ἐναντίος, contrario, opposto). Si parla di eccesso enantiomerico (ee, in percentuale) per definire l'abbondanza di un enantiomero sull'altro e una sintesi asimmetrica produce uno dei due enantiomeri con un alto ee.

Da Wikipedia

La chiralità di una molecola non deriva da proprietà dei singoli atomi, da proprietà inerenti i singoli legami tra gli atomi o dall'ordine della loro concatenazione. Deriva dall'orientamento relativo degli atomi nello spazio attorno a un centro (definito centro chirale) ed è quindi una proprietà emergente. Esiste chiralità in assenza di centro chirale e si tratta di un effetto di altro ordine, connesso fondamentalmente a strutture elicoidali, come nel caso degli eliceni o del DNA. Sono casi in cui si parla di chiralità topologica, mentre quella inerente i centri chirali è definita chiralità geometrica (cfr Walba). Visto che quando si parla di omochiralità come per questo Nobel si parla di chiralità geometrica, non approfondirò questo aspetto.

Da un punto di vista puramente termodinamico le energie libere di formazione dei due enantiomeri si equivalgono, cioè non esiste uno più termodinamicamente favorito dell'altro. Ragione per cui in assenza di un sistema di controllo della chiralità generalmente una reazione che crea un centro chirale avrà come prodotto una miscela 1/1 dei due enantiomeri, che viene detta racemo.

Nel 1986 Kagan e collaboratori (Puchot, Samuel, Dunach, Zhao, Agami) pubblicavano sul JACS una serie di esempi in cui la relazione tra l'ee del catalizzatore e quello del prodotto non era lineare. Soai portò l'idea al limite: in certe reazioni autocatalitiche (cioè dove il prodotto chirale che si forma catalizza la sua stessa formazione) ogni ciclo amplifica l'eccesso enantiomerico del ciclo precedente. In letteratura si trovano ee finali superiori al 99,5% ottenuti per autocatalisi asimmetrica. In tutti i casi si tratta di processi che avvengono in precise e particolari condizioni, con catalizzatori "ingegnerizzati" ad hoc.

Detto questo, passiamo a come la cosa viene raccontata. Questa faccenda della chiralità ha molto a che fare con la biochimica e quindi con la vita: gli amminoacidi che costituiscono le proteine sono perlopiù chirali e L, gli zuccheri sono chirali e D, etc etc (ma dai procarioti all'essere umano la vita usa anche amminoacidi D). E la cosa è di grande importanza quando si parla di farmaci, ma "I due scienziati hanno spiegato come sintetizzare medicinali sicuri", come dice Repubblica, è una scemenza: da questo punto di vista il Nobel a Sharpless (2001) è rilevante, l'oggetto di questo premio no, e soprattutto la chimica traffica con molecole chirali fin dal XIX secolo.

Il piano della luce polarizzata viene ruotato quando passa attraverso un materiale chirale e la rotazione può essere verso destra o verso sinistra, per questo in caso di enantiomeri si parla anche di "destrogiro" e "levogiro" (corrispondono ai segni +/- usati come prefisso e non a L e D, che hanno a che fare con le proiezioni di Fischer). La cosa fu scoperta da Jean-Baptiste Biot nel 1815 e un famoso polarimetro per misure precise fu costruito da Léonce Louis Laurent attorno al 1880 (la misura è il potere rotatorio e la sua unità è il grado angolare).

Polarimetro di Laurent

Quanto alla risoluzione di un racemo tramite la cristallizzazione di un sale diastereoisomerico, contenente solo uno dei due enantiomeri, la prima fu riportata da Louis Pasteur nel 1853 all'Académie des Sciences (Comptes Rendus, 1853). I primi lavori su sintesi a bassi eccessi enantiomerici sono dell'inizio del XX secolo e la prima riduzione asimmetrica biocatalitica, usando lievito, fu pubblicata nel 1919 da Carl Neuberg e F. F. Nord su Berichte der deutschen chemischen Gesellschaft (oggi European Journal of Inorganic Chemistry / Chemische Berichte), volume 52, pagine 2237–2248). L'attività sul tema si intensificò tra anni '40 e anni '60. Negli anni '60 fu attivo William Standish Knowles (Nobel assieme a Noyori e Sharpless nel 2001). Lo stesso Kagan produsse lavori importanti in materia di idrogenazioni asimmetriche nei primi anni '70 (Kagan, H. B.; Dang, T. P. Asymmetric catalytic reduction with transition metal complexes. I. A catalytic system of rhodium(I) with (-)-2,3-O-isopropylidene-2,3-dihydroxy-1,4-bis(diphenylphosphino)butane, a new chiral diphosphine. JACS. 1972, 94, 6429-6433).

Ma è lo stesso comunicato stampa di Stoccolma a lasciare un bel po' perplessi in certi passi, il che spiega gli scivoloni della stampa generalista:

Il Premio Nobel per la Chimica 2026 riconosce scoperte che hanno permesso ai chimici di guidare reazioni chimiche verso l’omochiralità.

«Henri Kagan e Kenso Soai hanno fornito una soluzione a un mistero chimico vecchio di oltre un secolo: come l’omochiralità possa emergere spontaneamente. Le reazioni chimiche che hanno sviluppato sono spettacolari», afferma Heiner Linke, presidente del Comitato Nobel per la Chimica.

Henri Kagan ha compiuto il primo passo decisivo nel 1986, quando ha scoperto un nuovo modo di manipolare le reazioni chimiche. Questo gli ha permesso di ottenere un eccesso di una delle immagini speculari maggiore di quanto si fosse ritenuto possibile fino ad allora.

Bah... "mai tali ee fino allora" è una grossolana esagerazione, come abbiamo visto (e contraddice anche il Nobel per la chimica 2001). Che abbiano dimostrato l'origine dell'omochiralità in natura idem (e soprattutto è possibile dimostrarla ricostruendo un set di condizioni identiche a quelle si potevano trovare, che so, nell'Eoarcheano?). In breve il significato del lavoro dei due Nobel sta nel fatto di aver dimostrato che esistono specifici meccanismi autoamplificanti in grado di produrre un sistema omochirale. Che questi meccanismi siano all'origine dell'omochiralità sulla Terra è un discorso tutto diverso.

Quello che il premio dice con certezza è più sobrio, a mio avviso, più interessante e sta esattamente nel titolo del JACS 1986 di Kagan e soci: la non-linearità di questi particolari fenomeni. La chiralità può essere non solo trasferita, ma anche amplificata e con effetti determinati da feedback, e in quei casi la relazione tra causa ed effetto non è  lineare, come succede per altri fenomeni apparentemente assai diversi e ben più noti.

Un'ultima nota: Kagan ha 95 anni. E tra poco sarà piuttosto difficile andare a cercare contributi degni di Nobel anteriori agli anni '90 dello scorso secolo...




lunedì 5 ottobre 2026

BLU ELETTRICO, MECCANICA QUANTISTICA E IA

Un lettore di lunga data e ormai collega, parlando di IA e chimica, mi ha scritto che secondo ChatGPT le litiazioni si farebbero a temperature che variano tra -196 e 800 °C. ChatGPT trattava gli organolitio e i composti di intercalazione per batterie al litio come parte della stessa categoria e non c'era verso di fargli cambiare idea. 

Quando si parla di litiazioni di solito si parla di chimica organica e solitamente di composti aromatici: si intende perlopiù il processo con cui si sostituisce un atomo di idrogeno con un atomo di litio, creando una specie molto reattiva (o di scambi X-Li, dove X va dagli alogeni al fosforo). Le litiazioni vengono eseguite di consuetudine a freddo, anzi, a temperature criogeniche (-60/-80 °C) - poi in sede di sviluppo di processo per le litiazioni con litio alchili si cercano modi per farle funzionare a -15 o 0 °C, ma quando ci sono di mezzo stereoselettività o regioselettività spesso la temperatura criogenica è indispensabile.

Tra le litiazioni vengono incluse anche altre reazioni, come per esempio la creazione di complessi a trasferimento di carica tra litio e composti aromatici. O almeno un testo degno di nota della letteratura sul tema faceva così. Sto parlando di Organolithium: Selectivity for Synthesis (Jonathan Clayden, 2002, n°23 della serie Tetrahedron Organic Chemistry, Elsevier)

Ho già parlato qua sopra di elettroni solvatati e del loro colore. A questo giro mi è sembrata una buona occasione per sottolineare l'importanza della meccanica quantistica nella chimica e specificamente nella chimica organica.

La reazione tra litio metallico e bifenile avviene anche a temperatura ambiente, per esempio in 2Me-THF anidro (ovviamente in atmosfera inerte, cioè priva di ossigeno e umidità).

Sarebbe a dire che una molecola neutra come il bifenile finisce per dissolvere il litio metallico dando una soluzione blu.

Al che un paio di domande dovrebbero risultare spontanee. La prima è: come fa il bifenile a dissolvere il litio?

La seconda è: perché la soluzione risultante è blu?

La risposta a entrambe le domande sta negli orbitali molecolari e quindi nella meccanica quantistica. Il che, usando per esempio il metodo di Hückel, vuol dire maneggiare un Hamiltoniano 12x12, perché il bifenile ha 12 atomi di carbonio, ognuno con un orbitale 2p perpendicolare al piano dell'anello.

Accontentatevi di sapere che dalla matrice 12x12 per il bifenile neutro vengono fuori 12 autofunzioni/funzioni d'onda/orbitali π, combinazioni lineari degli orbitali 2p, a cui corrispondono  livelli quantizzati dell'energia. Dei livelli energetici ce ne interessano due, quello relativo all'orbitale occupato a più alta energia (Highest Occupied Molecular Orbital, HOMO), l'altro è quello relativo all'orbitale non occupato a più bassa energia (Lowest Unoccupied Molecular Orbital, LUMO). 

La transizione di un elettrone da HOMO a LUMO nel nostro caso corrisponde all'energia di un fotone ultravioletto, e infatti il bifenile assorbe nell'ultravioletto ed ai nostri occhi è incolore.

La reazione del bifenile con il litio è questa:

Come fa il bifenile a diventare un anione accettando un elettrone? Si può dire che l'elettrone in più viene accomodato nel sistema del legame π che diventa delocalizzato sui due anelli. Ma si possono fare anche altre considerazioni: se la reazione avviene a temperatura ambiente vuol dire che l'energia di attivazione è bassa e l'energia libera di Gibbs dei prodotti è inferiore a quella dei reagenti a quella temperatura - l'equilibrio è fortemente spostato sui prodotti di reazione. E' quello che è definito un "processo spontaneo" e ci dice anche che i processi spontanei possono essere estremamente controintuivi.

I due anelli del bifenile neutro non sono coplanari: sono sfalsati di circa 40°. E' la presenza dell'elettrone in più a renderli quasi coplanari. E la situazione degli orbitali molecolari cambia. Dalla situazione con un elettrone in più risulta un Singly Occupied Molecular Orbital (SOMO) che ospita l'elettrone spaiato (in questo caso per descrivere bene la situazione Hückel non basta più, serve la DFT). 





La differenza di energia tra SOMO e LUMO è più piccola di quella tra HOMO e LUMO: energia che corrisponde a un fotone a lunghezza d'onda maggiore (rosso, vicino infrarosso): la soluzione assorbe lì e al nostro occhio arriva la luce restante, che appare blu.

Il meccanismo di trasferimento di carica tra bifenile (e composti aromatici in genere) e litio non ha niente a che fare con quello della solvatazione dell'elettrone in ammoniaca o ammine a basso peso molecolare. Ma il colore associato all'elettrone in questi particolari stati legati continua ad essere un blu elettrico.

E questo è un assaggio dei frutti di quella che fu la rivoluzione quantistica nella chimica del XX secolo. Hückel aveva proposto il suo metodo negli anni '30, ma per una delle molte ironie della storia non riscosse molto interesse nella giovane comunità della fisica quantistica. A Pauling, per esempio, il metodo non piaceva affatto e la cosa finì in un aspro scontro con Hückel sugli orbitali molecolari del benzene. Ma non solo: Hückel, fondamentalmente un fisico, aveva un certo senso di superiorità nei confronti dei chimici da laboratorio. Robert Robinson, poi Nobel per la Chimica nel 1947, aveva provato amichevolmente a iniziare una corrispondenza con lui, ma Hückel aveva tagliato corto bruscamente, rispondendo di non aver alcun interesse per la chimica organica. 

La vicenda di Hückel è descritta in modo approfondito da Andreas Karachalios in Erich Hückel (1896-1980): From Physics to Quantum Chemistry (2010, Boston Studies in the Philosophy and History of Science, vol. 283, Springer):

A parte poche rare eccezioni, la stragrande maggioranza dei chimici apparentemente non comprese le considerazioni teoriche di Hückel. Gli sforzi di Hückel per promuovere la sua teoria tra chimici e chimici fisici attraverso varie conferenze e articoli non riuscirono a modificare questo stato di cose. La ragione di questo fallimento risiedeva nella mentalità sperimentale ed euristica predominante tra i chimici in Germania. La formazione tradizionale impediva al chimico di adattarsi concettualmente a un trattamento non intuitivo e puramente matematico dei problemi del proprio campo.

Era il ritratto di un sistema accademico nazionale della chimica che aveva contribuito più di ogni altro alla storia della disciplina nel XIX secolo, ma che non sapeva adattarsi al mondo dopo la fine della Grande Guerra. Il testimone era passato a USA e Regno Unito. 

E fu al di là dell'Atlantico che paradossalmente il metodo di Hückel riscosse successo una ventina di anni dopo, proprio nella stagione dorata di quella chimica organica che a lui non interessava (Woodward, Corey, le storiche sintesi totali di composti naturali, la diffusione della retrosintesi, il processo Merck per la produzione di cortisone). Un successo dovuto al fatto che il metodo costituì la base matematica delle regole di Woodward-Hoffmann. L'ingresso della meccanica quantistica nella chimica organica in quel momento storico creò una vera rivoluzione sia nell'attività di ricerca che nella didattica dei corsi di laurea in chimica, avvenuta tra gli anni '60 e '70 del XX secolo.

A proposito di ironia, ho ottenuto la grafica per questo post con Gemini, e sono servite molte iterazioni e dell'editing finale per ottenere l'immagine corretta.