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giovedì 5 marzo 2026

ENTROPIA (IN UK) E IMPARARE AD ESSERE INVISIBILI (RELOADED)

 

 Quindi macchine cicliche reversibili devone produrre il massimo del lavoro. Un corollario di queste conclusioni è che tutte le macchine cicliche reversibili devono produrre la stessa quantità di lavoro indipendentemente dalla loro costruzione. Inoltre, la cosa più importante, poiché tutte le macchine reversibili  producono la stessa quantià di lavoro da una certa quantità di calore, la quantità di lavoro generata da una macchina termica è indipendente dalle priopretà del materiale della macchina termica; può dipendere solo dalle temperature del serbatoio freddo e da quella del serbatoio caldo.
Questo ci porta alla conclusione più importante del libro di Sadi Carnot:
"La capacità di svolgere lavoro del calore è indipendente dagli agenti utilizzati per produrlo; la sua quantità è fissata unicamente dalla temperatura dei corpi tra cui si effettua il trasferimento di calore"
Carnot non derivò un'espressione matematica per la massima efficienza raggiungibile da una macchina rermica reversibile nei termini delle temperature di fonte calda e fredda. Questo fu fatto in seguito da altri che capirono l'importanza delle sue conclusioni. Carnot trovè comunque un modo di calcolare la quantità massima di calore generabile. (Per esempio concluse che "1000 unità di calore che passano da un corpo mantenuto alla temperatura di 1 grado a un altro corpo mantenuto a 0 gradi producono, agendo sull'aria, 1.395 unità di forza motrice")

Sebbene Sadi Carnot usasse la teoria calorica (https://en.wikipedia.org/wiki/Caloric_theory  , NdCS) per giungere alle sue conclusioni, le sue successive note scientifiche rilevavano che la teoria calorica non era supportata da esperimenti. Di fatto Carnot comprese l'equivalenza meccanica del calore e stimò anche il corrispondente fattore di conversione come circa 3,7 joule per caloria (il dato più accurato è 4,18 joule per caloria). Sfortunatemente il fratello di Sadi Carnot, Hyppolite Carnot, in possesso delle note scientifiche di Sadi dopo la sua morte nel 1832, non le rese note alla comunità scientifica fino al 1833. Fu l'anno in cui Joule pubblicò il suo primo articolo. Nel frattempo l'equivalenza tra lavoro e calore e la legge di conservazione dell'energia erano ben note grazie al lavoro di Joule, Helmoltz, Mayer e altri (il 1878 è anche l'anno in cui Gibbs pubblicò il suo famoso lavoro Sull'Equilibrio delle Sostanze Eterogenee - https://ilchimicoscettico.blogspot.com/2018/07/su-uova-e-maionese-avremmo-dovuto.html , NdCS). Il brillante lavoro di Sadi Carnot rimase trascurato finché Emile Clapeyron non incappò nel libro di Carnot nel 1833

(Il resto è storia, e quel calore che non si trasforma in lavoro se ne va in entropia https://ilchimicoscettico.blogspot.com/2018/04/entropy-in-uk.html)


Forse qualcuno se ne ricorda, o forse no: alcuni temi assolutamente classici delle scienze sui social italiani erano diventati conflittuali (divisivi, per usare un termine più attuale).
Alcuni esempi?
Mi ricordo delle reazioni isteriche o accuse di proporre materiale obsoleto nei confronti delle citazioni dei lavori di Robert May e Roy Anderson. Lasciamo perdere l'oggettiva rilevanza storica e attuale del loro lavoro. Il contesto riguarda le immagini e i segni, ma proprio nel regno del segno costoro erano stati legittimati: sono citati in primo piano in uno dei libri più totemici degli ultimi anni in una certa area, specialmente nel periodo del COVID, Spillover di David Quammen, che è del 2012. E mi ricordo di "le teorie del caos sono il nuovo marker dell'antivaccinismo". Quanto a entropia, poi, di bestialità se sono sentite fin troppe.

Erano temi conflittuali perché non si incastravano nella favola bella.
Quale favola bella? Quella della "narrativa della scienza", o scienza-segno, o simulacro, che nonostante tutto continua ad andare per la maggiore in Italia.
Quanto questa favola avesse velleità monopolistiche, lo si è ben visto negli anni del COVID, quando in tanti (troppi) hanno provato a gettare il marchio dell'infamia su chiunque mettesse in dubbio una qualsiasi parte del "dogma gestione pandemia". E si è anche visto quali siano state le conseguenze politiche di quella attitudine: la prevalenza di una destra MAGA/MAHA, anche in Italia. 

Quella  narrativa dogmatica aveva e ha tutti i tratti del mito fondativo, un mito che questo blog fin dall'inizio non ha mai voluto sottoscrivere. Ma era una narrativa con cui alcuni elementi del sistema di potere italiano si giustificavano (nel senso: si rendevano giusti). Finché il potere non è stato preso da chi ha deciso di sposare l'opposto speculare di quel dogma, ma con gli stessi identici metodi e con velleità autoritarie anche più spiccate.

Ne deriva che, in questo contesto, imparare ad essere invisibili (e militanti) può essere una tattica più che valida.
Sorridete!

PS: Il corsivo iniziale è la mia traduzione di un testo mai tradotto in italiano: Modern Thermodynamics: From Heat Engines to Dissipative Structures, Dilip Kondepudi, Ilya Prigogine, 1998.

PPS: Questo post, pubblicato nel novembre 2022, è stato rieditato.

lunedì 15 dicembre 2025

AGILITATE PLEBEM IMPERITAM CIRCONVENIUNT (EDITED)

 

Non mi ricordo il titolo di questa secentina da cui presi la foto, che fu l'immagine della pagina facebook CS. Del resto sono passati anni. Ma la prendo come punto di partenza per una riflessione.  Quanta gente sui media (tradizionali e social) ha raggirato la plebe inesperta negli ultimi anni? A molti verranno in mente quelli che si mettevano a vendere integratori, o quelli che invece si curano la fanbase pagante, perché senza fanbase pagante non riescono a portare la pagnotta a casa. Ma dall'altro lato le cose non erano forse le stesse, i meccanismi i medesimi? Il quadro geopolitico, poi, non ha forse spinto perché si credesse che certe stragi non esistessero e che i cosacchi avrebbero abbeverato i propri cavalli nelle acquasantiere della cattedrale di Lisbona? Vendere la Verità incassando per questo o per quello o vendere una "minaccia esistenziale", incamerando prebende di altro genere, sono processi fondamentalmente isomorfi.

La regina Mab faceva sognare ai prelati "prebende ed offerte", e si parlava esattamente della tipologia che oggi, online e sui media tradizionali, ha venduto e continua a vendere cautionary tales sulle pandemie prossime venture o sul barbaro oriente pronto ad invaderci. Cautionary tale può essere tradotto come "monito, ammonimento", ma è anche un racconto del folklore con un certo tipo di morale, una storia in cui un personaggio ignora degli avvertimenti e mal gliene incoglie.

Perché citare il prelato nel celebre monologo di Mercuzio (Shakespeare, Romeo e Giulietta https://www.youtube.com/watch?v=VsRQSazjl4U)? Perché la tipologia combacia. La maggior parte della "narrazione", da una parte o dall'altra, vende verità, verità della stessa natura di quelle di un maturo prevosto del XV secolo, e vendendole si guadagnava il pane, oppure solo un poco di condimento, direttamente o indirettamente. E' un mestiere socialmente utile? Nell'ottica dell'ancient regime sì, senza dubbio.  

Il vendere o elargire verità agli sprovveduti non è quindi certo una novità. E a ben vedere il contesto non è poi così diverso da quello del XVII secolo. Anche per questo al tempo il nome di pagina e poi blog fu mutuato da The Sceptical Chymist; or Chymico-Physical Doubts & Paradoxes di Robert Boyle: le affinità del contesto determinavano la necessità di ripescare "Nullius addictus iurare in verba magistri" contro il dilagante e deteriore uso del principio di autorità. 

Io non ho assolutamente niente contro le religioni, ma in un contesto del genere la sovrapposizione tra piani diversi, anche se in linea di principio poco sovrapponibili, è fortemente voluta. Un tempo qualcuno diceva che la religione è l'oppio dei popoli. Di sicuro oggi il nuovo oppio di molti sono la scienza-simulacro da un lato e il simulacro complottista dall'altro. Due religioni con due classi di sacerdoti, entrambe simoniache.

Che dire dell'attuale situazione USA? Citando a memoria un vecchio testo, non sono forse oggi le etichette "scienza" e "antiscienza" entrambe sezioniste, o sezionaliste, oltre oceano? I termini si riferiscono a una netta divisione geografica della prevalenza di partiti e system beliefs. Raimondo Luraghi lo usò per i partiti americani, Democratico e Repubblicano, a metà del XIX secolo, con il primo "confinato" negli stati del sud. E l'ultima volta che oltre oceano vennero fuori forze politiche sezionaliste scoppiò una guerra civile. Il fatto che l'attuale POTUS parli di enemy within non è rassicurante.

Per quello che rigurda un'Italia sempre più periferica non c'è problema, come abbiamo visto: il cambio di casacca veloce al cambio del vento è inscritto nel genoma di certi governi. E anche in buona parte della popolazione. Avevo un lontano parente che durante quel certo ventennio era stato comunista. Dopo la liberazione, sollevato, volle andare alla Casa del Popolo (che era la vecchia Casa del Fascio). Guardandosi in giro vide alcuni volti a lui fin troppo noti e prese da parte un suo vecchio amico. "Ma lui, luilà e quell'altro non andavano in giro con randelli e olio di ricino anni fa?" "Che vuoi" disse il suo amico "Si sono ravveduti".

PS: Sì, lo so, Paolo Bellavite e Giovanni Frajese (perfettamente in topic, quanto a titolo del post, entrambi hanno lanciato brand di integratori) sono stati ad Atreju. Da molto in cerca di una qualsiasi sponda politica, alla fine l'hanno trovata. Si mette in scena la mimica dell'amministrazione Trump II, ma potrebbe andare peggio. Potrebbe piovere.

lunedì 6 ottobre 2025

L'ERA DELL'EFFIMERO E LE SUE CONSEGUENZE

Come osservava Georg Christoph Lichtenberg, o secondo la versione più nota attribuita ad Albert Einstein, "L'educazione è ciò che rimane dopo che si è dimenticato tutto ciò che si è imparato a scuola". Non si tratta quindi di accumulo mnemonico, ma di qualcosa di più profondo e strutturale. Io me la ricordo in un'altra versione, dai tempi del liceo: la cultura è quel che rimane dopo aver scordato.
Erano tempi diversi in cui "analfabetismo funzionale", per esempio, era una locuzione inesistente. Mentre qualche volta veniva usato l'aggettivo "incolto".
 
Mutuando dalla Treccani:

incólto agg. [dal lat. incultus, comp. di in-2 e cultus «cólto»]. – 1. Non coltivato: luoghi, terreni i.; molti poderi più dell’ordinario rimanevano i. e abbandonati (Manzoni). Anche sostantivato (sottint. terreno): pianta che cresce negli i.; i. produttivo, quello che ha qualche possibilità di utilizzazione agricola. Di pianta, lasciata crescere senza alcuna cura: ulivi incolti. 2. Che non ha, o non ha avuto, le cure necessarie: stile i., sciatto, poco curato; più com., riferito all’acconciatura, alla cura della persona, negletto, trascurato: capelli i., barba i.; incolta si vide e si compiacque, Perché bella si vide ancor che incolta (T. Tasso). 3. Che manca di cultura, non ingentilito dall’educazione e dallo studio: uomini i., popolazione incolta. Con accezione più partic., ingegno i., vivace ma non disciplinato, che ha perciò qualcosa di selvaggio, di primitivo. ◆ Avv. incoltaménte, soprattutto con il sign. 3, in modo rozzo, che rivela scarsa cultura: parlare, scrivere incoltamente.  
 
Ovviamente qui si parla della voce numero 3 e si tratta di un un significato rimasto immutato dai tempi del latino incultusincivile, ineducato, rozzo, grossolano.
A ben osservare, oggi, la polemica contro l'analfabetismo funzionale come è dilagata nei social media (non credo che le cose siano cambiate negli ultimi tre anni) è una polemica tra incolti di diverse sfumature. 

Io mi ricordo molto bene le polemiche online su "uno vale uno". E guardando indietro mi stupisco come non fosse del tutto evidente che si trattava di una diatriba tra parimenti non qualificati in cui il discriminante era aderire o meno alla narrazione prevalente. Il conformismo, cioè l'aderire a quella narrazione, era una qualifica più che sufficiente che certificava competenze, competenze simulacrali, come la "comprensione del testo", che in realtà latitava su entrambi i fronti.
 
E a questo riguardo è bene dare un'occhiata al destino di un oggetto peculiare, la citazione. nell'attuale contesto mediatico e socialmediatico (i miei dati sono vecchi di tre anni ma non ho motivo di pensare che le cose siano cambiate).
 
Nel contesto ampio la citazione è un oggetto dalle molte sfaccettature. Offre profondità storica, implicando un'evoluzione continua del corpus culturale, in cui l'oggi ha le sue radici nel passato. Ricontestualizza il passato, dimostrandolo attuale. E' un'espressione di chi scrive, perché citare un testo, se non implica necessariamente l'averlo letto tutto, sicuramente testimonia sapere della sua esistenza.
 
Nell'attuale contesto mediatico/socialmediatico la citazione è un segno nudo, dove conta il nome del (presunto) autore e il testo originale sparisce dalla vista. Prima o poi qualcuno dovrebbe controllare tutte le citazioni attribuite a Einstein o a Richard Feynman presenti sui social - impresa titanica - per stabilire il numero di quelle inesatte e di quelle completamente inventate. In questo contesto la citazione, ridotta a meme, è un oggetto effimero come tutti gli altri, generato con l'intenzione di ottenere engaement. La profondità del precedente contesto, permanente, svanisce nel peso specifico nullo dell'effimero. 
 
 
I media, social o meno, vivono di un eterno presente dove un fatto di ieri è già "vecchio" e un riferimento classico viene percepito come obsoleto. Einstein ridotto a meme è completamente alieno a quanto l'Einstein storico ha prodotto. Non c'è spazio per la profondità temporale. Tutto, anche il passato, deve diventare immediato, virale, condivisibile, capace di generare engagement.Tutto, incluse le reinterpretazioni degli episodi storici, o almeno di quelli che vengono selezionati per la commemorazione.
 
Il discorso mediatico diventa necessariamente lineare e tribale. Nei talk show o sui social si segue un trend o si partecipa a uno scontro tra tribù contrapposte. E tutto avviene riguardo alla notizia dell'oggi e nella notizia dell'oggi si esaurisce. Il vero peso dei social media non è l'essere specchio del reale (ne sono uno specchio deformato e non rappresentativo). Il vero peso dei social media è costituito dal debordare nel reale di questi modi, di questa fenomenologia. E il risultato finale può essere subdolo: l'impossibilità strutturale di formare un giudizio autonomo fondato. In passato cose del genere sono state dette di altri media (la televisione). Ma non credo che in altri casi gli effetti siano stati di questa scala.

Il fatto che questo avvenga nel momento storico di massimo accesso alla massima quantità di informazione è paradossale. Ne deriva che la mancanza di profondità è una scelta, o meglio, l'effetto di un sistema prevalente che strutturalmente impedisce quella profondità. L'accesso al sapere è reso inutile da meccanismi che divorano la capacità stessa di usarlo.

La diagnosi di questo fenomeno può essere illuminata da una citazione del padre della storiografia italiana moderna, Giuseppe Ferrari, che nella sua "Storia della Rivoluzione d'Italia" del 1858 scriveva: "Un popolo senza storia non ha testimonianza da opporre al suo giudice; un popolo senza storia è un popolo senza nome." Esiste anche una variante più esplicita: "Un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente."
 
Il "popolo" dei social media e dilagare dei modi propri dei social nel reale corrispondono esattamente a questa definizione: un popolo senza storia. Vive in un eterno presente dove ogni evento è sradicato dal suo contesto storico, dove ogni fenomeno appare come novità assoluta senza precedenti. Il prodotto del processo è un popolo che, non avendo testimonianze del passato interiorizzate e sedimentate, non può opporre alcun argomento solido al "giudice" di turno, sia esso l'algoritmo che decide cosa mostrargli, la narrazione dominante del momento, o il politico che strumentalizza tutto questo.

Queste sono considerazioni generali e generalizzanti, perché le eccezioni totali o parziali esistono. Oggi come oggi la più rilevante è costituita dal enorme successo mediatico di Alessandro Barbero, cioè uno storico che parla di storia, di storici e di storiografia. Si tratta di un successo nato nei media, cioè in televisione. Per uno strano caso nato grazie a Piero Angela, i cui prodotti hanno avuto prevalentemente tutt'altro segno . Tra l'altro trovate un pierangelista che si sia pronunciato pubblicamente contro il Green Pass, al tempo - lui l'ha fatto - o che abbia espresso una posizione pacifista sulla guerra in Ucraina. Un fenomeno nato in televisione e poi dilagato su ogni piattaforma della websfera italiana, pur restanone al di fuori. Credo che questo sia un tratto importante e forse la dimostrazione che la reazione all'effimero non può nascere da piattaforme che sull'effimero sono fondate.


lunedì 4 agosto 2025

DEBUNKER VS COMPLOTTISTI

Come nascono le teorie del complotto

Un lettore mi sfida mandandomi questo link e aggiungendo "Dimmi se non lo trovi condivisibile". Dico che mi sfida perché le mie opinioni su debunker e fact-checkers le ho manifestate chiaramente in piu di un'occasione (tipo qui e qui)

"Il tratto psicologico più comune tra chi crede nei complotti è il bisogno di sentirsi speciali", racconta Michelangelo Coltelli, fondatore di Butac, uno dei più longevi e autorevoli siti di debunking italiani. "Tanti sostenitori delle teorie del complotto che abbiamo analizzato negli anni hanno questa illusione: l’idea di essere tra i pochi a vedere i fatti per come stanno".

In questo caso, ebbene sì, lo trovo largamente condivisibile. Condivisibile ma parziale e di parte. Per esempio, proviamo a rigirare così le stesse parole dell´intervista:

"Il tratto psicologico più comune del pro-scienza è il bisogno di affermarsi manifestando superiorità nei confronti del complottista. Tanti pro-scienza che ho analizzato negli anni sui social erano soggetti la cui unica ragione di vita sembrava essere dare addosso ai complottisti, credendo così di essere dalla parte della la scienza". Piccolo problema: il più delle volte dimostrano lo stesso analfabetismo scientifico dei loro bersagli. Il prodotto standard della divulgazione/spettacolo sui media crede di aver capito e di sapere, ma non ha capito e non sa.

Perché stiamo parlando della scienza-simulacro, quella non falsificabile. Che, socialmente parlando, è solo un altro articolo in vendita al mercato delle identità. Ci sono stati casi particolarmente elequenti, in questo senso.

Anche il complottismo è un simulacro e in quanto tale non falsificabile. Ma se non ci fossero i complottisti non sarebbero esistite le piccole e meno piccole fortune mediatiche e politiche dei debunker. Al che mi è venuto da chiedermi:

 

Attivissimo, quello che i farmaci li approva "la comunità scientifica"

Continuo a pensare che la miglior analisi politica del fenomeno l´abbia prodotta Mathieu Amiech con L'industria del complottismo (qui, qui e qui).

Detto questo, proviamo per l'ennesima volta a fare una carrellata sull'inconcludenza politica di fact checking e dintorni rispetto ai fini dichiarati, che è stata sistematicamente basata su una sovrastima dei social media come rappresentazione della realtà.

La sproporzione tra "rumore" digitale e risultati elettorali dovrebbe apparire lampante e rappresenta uno dei fenomeni più sottovalutati del nostro tempo. Movimenti complottisti che sembrano travolgenti sui social  si rivelano sistematicamente marginali quando si misura il loro peso politico reale. È un pattern che si ripete con regolarità impressionante, eppure continua a sorprendere osservatori e analisti che sovrastimano costantemente l'impatto delle dinamiche digitali. Ma non solo: anche i sondaggi sovrastimavano il complottismo. Dovrebbe costituire un caso di studio il rapporto Censis 2021:
 
L’irrazionale ha infiltrato il tessuto sociale. Per il 5,9% degli italiani (circa 3 milioni) il Covid non esiste, per il 10,9% il vaccino è inutile. E poi: il 5,8% è convinto che la Terra è piatta, per il 10% l’uomo non è mai sbarcato sulla Luna, per il 19,9% il 5G è uno strumento sofisticato per controllare le persone.
 
E' abbastanza chiaro che queste rilevazioni siano risultate sconnesse dai risultati delle politiche '22, dove le formazioni che sposavano specificamente questi temi non hanno superato lo sbarramento.

Ma torniamo a isocial. Chi ci vive immerso può facilmente sovrastimare l'influenza di fenomeni che online appaiono pervasivi ma che nel mondo fisico toccano efficacemente percentuali irrisorie della popolazione. È un bias cognitivo comprensibile: se si passano ore su X o Facebook, quei trending topics sembrano rappresentare la realtà. L'algoritmo amplifica le voci più estreme e polarizzanti, creando l'illusione di movimenti di massa dove esistono solo minoranze molto rumorose. Questa distorsione è particolarmente insidiosa perché chi la subisce spesso non ne è consapevole. E la politica su questo ha giocato spudoratamente.
 
Attribuire Brexit, Trump o altri fenomeni politici principalmente ai social media è rassicurante perché offre un capro espiatorio (gli hacker russi) per dinamiche socio-economiche molto più complesse e difficili da affrontare. È più facile incolpare gli algoritmi, i bot russi o le fake news che analizzare decenni di deindustrializzazione, disuguaglianze crescenti, crisi delle élite tradizionali e trasformazioni strutturali dell'economia globale. 
 
I dati elettorali restano però testardi e offrono una realtà diversa: dimostrano che la maggior parte delle persone forma ancora le proprie opinioni politiche attraverso altri canali e reti sociali fisiche piuttosto che virtuali. Il gap tra percezione digitale e comportamento elettorale suggerisce che l'influenza reale dei social media sulla politica sia stata sistematicamente sopravvalutata da chi ne è più immerso professionalmente. 
 
Dopo di che basta guardare quale sia stato il corrente esito del conflitto conformismo-complottismo, che oltreoceano viene chiamato guerra tra culture (o tra "scienza" e antiscienza). La "scienza", simulacro e non, per anni all'attacco, ha perso nel modo più disastroso possibile e ne paga le conseguenze, conseguenze pesantissime.

La sovrapposizione scienza-dem oltreoceano ha finito per provocare la corrente catastrofe. Se qualcuno pensa che sia una cosa risolvibile con più scienza-dem probabilmente ritiene che il modo più efficiente per spegnere un incendio sia buttarci sopra benzina. Ah, ovviamente c´è chi lo fa. 
 
Un caso che mi ha colpito di recente è stato la querelle Professor Dave (Dave Farina) - Sabine Hossenfelder. Il primo è un perito chimico con un master in didattica della scienza (professore nel senso che ha insegnato in una scuola superiore) e ha 3,87 milioni di iscritti al suo canale youtube. La seconda ha un PhD in fisica e anni di ricerca accademica alle sue spalle (1,87 milioni dgi iscritti). Quando la Hossenfelder parla il linguaggio della fisica senza semplificazioni Farina dice che lei usa "technical jargon". Nel senso che gli è completamente incomprensibile. però poi magari spende due parole a favore della teoria delle stringhe, così, tanto per. Non solo: ha definito Hossenfelder a disgusting fraud pedalling propaganda for fascist oligararchs ( i tecnooligarchi sicuramente pregano per altri 100 Dave Farina su youtube, per garantire una adeguata dose di backfiring).
La Hossenfelder è accusata da Farina di giocare nel campo dell´antiscienza, di fomentare le correnti di opinione anti-establishment e di essersi schierata con Thiele e Musk contro la working class (accusa quest´ultima assai poco fondata). Come dire che l´"altro" establishment invece non fosse/sia alieno alla working class e suo nemico anche esso. Da ultimo Farina ha inserito Hossenfelder in un video "Scumbags I've debunked", infilandola in florilegio complottista (puro fronte del delirio) - atteggiamento tossico più reductio ad delirium, visto e rivisto sui social in tempi di pandemia.
 
Quindi? Quindi è il solito film. Farina difende finanche con gli insulti l'epitome della scienza-simulacro, una versione pop e politicizzata della scienza e nel suo punto di vista la critica viene equiparata all'antiscienza. 
E questo mentre il forzato schieramento in politica di istituzioni (La guerra di Trump con Harvard. Cosa sta succedendo) e di chi pratica discipline scientifiche alimenta il conflitto senza che si veda nessuna iniziativa per la deescalation. Con buona pace di Marcia McNutt, che aveva parlato di una scienza né rossa né blu. Ma L'influencer scientifico che vive di performance mediatica non può accettare che si metta in discussione la politicizzazione della scienza - perché è esattamente su quella politicizzazione che ha costruito la sua carriera di opinionista.
 
Fonti: 

Social distraction? Social media use and political knowledge in two U.S. Presidential elections - ScienceDirect

Political Effects of the Internet and Social Media | Annual Reviews

Bias, Bullshit and Lies: Audience Perspectives on Low Trust in the Media | Reuters Institute for the Study of Journalism

Nota: Per quanti non aprono i link e non li leggono, qua sopra si sta distinguendo tra discipline scientifiche e scienza-segno, o scienza-simulacro (Baudrillard). Le attività di fact checking e divulgazione per raggiungere il più vasto pubblico possibile devono perdere ogni aspetto matematico e quantitativo, cioè gli aspetti fondanti di una disciplina scientifica.

martedì 25 marzo 2025

IL FALLIMENTO DEL SOCIAL GENETICO ARRIVA, MA ANCHE TROPPO TARDI


23andMe era una società statunitense quotata al NASDAQ che si occupava di genomica e biotecnologia. Forniva test genetici e servizi collegati, tra cui una piattaforma social che permetteva di mette in contatto utenti con patrimonio genetico in comune. Se l'idea di un social network genetico che detiene il vostro genoma vi sembra demenziale, beh, forse è perché lo era. Non solo demenziale ma pure  non proprio sicura.

https://www.djournal.com/news/national/23andme-customers-warned-to-delete-data-on-bankrupt-companys-website/article_bd8cf6b3-9b9f-5f18-97dc-d0536e78066a.html
 

Ovviamente la piattaforma dell'azienda garantiva sicurezza e privacy a prova di bomba, ma quando la bomba è scoppiata il castello di carte è crollato: nel 2024 23andMe ha perso una causa contro i clienti che ha mancato di tutelare. 30 milioni di dollari per patteggiare, essendo stata provata in sede giudiziale la sua incapacità di proteggere i dati di 6.9 milioni di utenti durante un attacco hacker. L'azienda non ha retto l'urto della sentenza e del relativo esborso. 

Occorre dire che 23andMe ha avuto una storia burrascosa con FDA, da quando una decina di anni fa cominciò a vendere servizi di diagnostica genetica che avrebbero detto all'utente se era predisposto all'insorgenza di patologie. FDA aveva bloccato tutto, perché di fatto l'azienda stava vendendo un servizio diagnostico senza trial che ne dimostrassero la solidità, senza alcuna certificazione dei suoi laboratori di analisi etc etc.

E occorre dire anche che, preda della classica idiozia di Silicon Valley, l'azienda aveva anche bruciato molte risorse in un'attività di drug discovery che ha prodotto 0. Viene fuori regolarmente a Silicon Valley qualcuno che, non avendo la minima idea di quello che dice, sostiene di poter fare meglio e più velocemente di quanti lavorano nella ricerca e sviluppo farmaceutica, e altrettanto regolarmente il genio di turno fallisce. La CEO di 23andMe, Anne Wojcicki, nel suo delirio di onnipotenza aveva dichiarato che l'azienda aveva non uno, non due, ma 50 candidati farmaci nella pipeline (cioè in fase di sviluppo più o meno avanzato). Solo chi non sapeva nulla dell'argomento poteva crederle e gli credette, tra cui alcuni investitori (79 milioni, sborsarono). Oggi quegli investitori devono essere contenti matti, davvero. 

Ma questo esito era nell'aria da più di 10 anni: già nel 2013 Matthew Herper su Forbes si chiedeva: "23andStupid: 23andMe si vuole suicidare?". E ora un giudice californiano avvisa gli utenti di 23andMe: meglio che cancellino tutti i loro dati, perché in seguito al fallimento non si può dire in che mani potrebbero finire (legalmente).

Citando un vecchio amico: "Benissimo. Devono fallire miseramente e tutti quelli che li hanno supportati devono pagar dazio".

 


 

venerdì 28 febbraio 2025

ANCORA RIGUARDO AI SOCIAL NETWORK

 

Ringraziando pubblicamente Sara Gandini per la condivisione e l'apprezzamento credo sia tornato il tempo di parlare di nuovo di social networks. "Anti social", per quanto un'etichetta abbia infiniti limiti, ci sta. Ma vorrei citare, di nuovo, un passo di Matthieu Amiech da L'industria del complottismo:

Va notato che se anche un'autorità pubblica che si preoccupa "dell'interesse generale" prendesse il controllo dei fornitori di servizi su internet, se i protagonisti non fossero quindi dei magnati privati assetati di profitto, la mia diagnosi rimarrebbe la stessa: l'informatizzazione delle nostre vite è un processo di confisca del mondo comune, organizzato dalla tecnocrazia, una classe di esperti dedita al perseguimento dello sviluppo industriale. Per queste persone, che lavorano a volte per lo Stato, a volte per il capitale privato, l'aumento della dipendenza degli individui dalla macchina social non  un problema, perché sono loro i principali gestori di questa macchina e il loro potere sulla vita degli altri aumenta man mano che la macchina cresce e diventa più sofisticata.

Per l'orizzonte delle mie letture da un certo punto di vista è la chiusura di un cerchio iniziato molti anni fa con L'intelligenza collettiva. Per un'antropologia del cyberspazio di Pierre Lévy, che sottolineava la condivisione dell'intelligenza come una delle possibilità intrinsiche della rete. Un tratto che è rimasto anche nelle sue successive evoluzioni con quello che veniva chiamato ai tempi il web 2.0: social network e piattaforme analoghe.Tre anni fa dal mio punto di vista la componente "intelligenza collettiva" era stata sommersa da fanatismi contrapposti che non temevano alcuna contraddizione, neanche la più eclatante. Il "dibattito" pubblico era schiacciato e neutralizzato, almeno da un anno (dalla fine del 2020) e scambi di mail relativamente recenti mi fecero ribadire il concetto.

Verissimo, CS è iniziato sui social network, lì ha fatto il suo percorso, un percorso che dopo cinque anni si è concluso per una precisa scelta. Tra le motivazioni oltre al dibattito neutralizzato c'era la sensazione persistente che si stesse giocando su un campo con arbitri del tutto parziali che cercavano di ottenere ogni tipo di vantaggio dalla situazione (su mandato politico). Era una partita che valeva la pena di giocare? Era uno sport che aveva un senso? Queste domande riassumono in modo conciso i motivi di quella decisione, elaborata a partire dalla visione di un film. francese anche quello:



Capita di rado di vedere un film intelligente riguardo i social network e questo lo fu. Intelligente, quindi fastidioso, per molti. Si tratta della storia del linciaggio sociale e mediatico di uno scrittore quando si scopre che è lui ad essere dietro ad un account twitter deliberatamente e violentemente provocatorio (assieme a qualche amico che però lo rinnega come se non fosse corresponsabile). Un film che in me ha lasciato una traccia e che ancora ricordo bene.

Quando abbandonai twitter (prima che Musk ci mettesse sopra le mani e non certo in vista del suo arrivo - ragioni più serie) qualcuno mi disse  "twitter però è politicamente rilevante". Ebbene, le società che ritenevano twitter politicamente rilevante si meritavano davvero il peggio del peggio, che è esattamente quello che stanno avendo. Già quando lasciai twitter mi chiedevo se allora fosse realmente possibile un uso significativo dei social network . Mi diedi una risposta e finì così. Una decisione irreversibile.

Di questi argomenti ho parlato privatamente anche di recente con più di una persona e certo: restare nella propria bolla provando ad allargarla ed evitando sterili flame è un'opzione e la cosa può essere utile per scambio di idee, promozione di articoli, libri o eventi, eccetera eccetera. Ma io non ho libri o eventi da promuovere e, come dissi nel post di addio già linkato, CS era nato per bucarle, le bolle, non per fare la bolla contro le bolle o costruire una community (tantomeno una fanbase). Quanto a questo blog, se vogliamo parlare di "soldi del Monopoli", senza sponda social continua a fare quasi centomila visualizzazioni l'anno, che sono qualcosa ma niente di eclatante. Una faccenda di nicchia e a me sta bene così, ogni tanto un tema si riesce ancora a farlo circolare. 




venerdì 7 febbraio 2025

L'EUROPA ULTIMO BALUARDO CONTRO LE FAKE NEWS (O DELLA CENSURA)

 

https://www.politico.eu/article/fact-checkers-under-fire-meta-big-tech-censorship-mark-zuckerberg-donald-trump/

"L'Europa ha un crescente numero di leggi che istituzionalizzano la censura" ha detto Zuckerberg, folgorato sulla via di Damasco della rielezione di Trump. Ovviamente da Bruxelles la risposta non è tardata: "Noi non censuriamo i social media".

La questione della supposta fine del fact checking (o della censura) sta ormai prendendo tinte grottesche, ma una cosa è abbastanza chiara: se (e sottolineo se) oltreoceano c'è stato un tana libera tutti in Europa niente del genere. Su tutte le agende "pesanti" il vecchio continente va avanti come se a Washington ci fosse ancora l'amministrazione Biden. E questo riguarda anche la censura online: il contrasto alla diffusione della "disinformazione" era già l'oggetto principale dell' European Union’s Code of Practice on Disinformation adottato in tempi di Brexit dopo lo scandalo Facebook/Cambridge Analytics (2018). La tesi fu che i risultati del refendum per Brexit erano stati prodotti dalla disinformazione online - e dagli hacker russi. Eppure dieci anni prima il massiccio uso dei social media da parte di Barack Obama durante la sua campagna elettorale fu commentato con entusiasmo. Ma quelli erano i tempi in cui le relativamente nuove piattaforme erano acclamate come strumenti di democrazia (le proteste in Iran l'esempio più rilevante). Dalla metà del secondo decennio di questo secolo il quadro è stato piuttosto differente e gli "strumenti di democrazia" erano diventati pericoli per la "democrazia" (o meglio, per i gruppi di potere prevalenti in occidente). La cosa coincise con il "Momento Maria Antonietta delle elite" . Forse il primo episodio eclatante del nuovo corso venne da Cecilia Malmström, allora Commissario Europeo al Commercio, che riguardo al TTIP e al suo operato in materia si lascò sfuggire che lei non rispondeva di quel che faceva ai cittadini europei (poi spese molte energie per negare la cosa). Quattro anni dopo Brexit fu l'evento a cui non si poteva assistere senza reagire, quindi arrivò  l'European Union’s Code of Practice on Disinformation e includeva i contenuti che 

May cause public harm, intended as threats to democratic political and policymaking processes as well as public goods such as the protection of EU citizens' health, the environment or security.

Cioè i contenuti potenzialmente dannosi per il pubblico (tradurre "status quo"), intesi come minacce ai processi democratici e legislativi nonché all'interesse pubblico come la salvaguardia della salute dei cittadini europei, la loro sicurezza o il loro ambiente. Si aggiungeva che la norma escludeva pubblicità ingannevole, notizie errate, satira, parodia e contunuti chiaramente identificabili come di parte. Oggi è facile capire che l'Act fosse una misura "castrata" dalla sopravvivenza di un minimo di anticorpi autenteticamente democratici ancora in circolazione dalle parti di  Bruxelles. Per ovviare a queste "mancanze" nel 2023 è arrivato il Digital Services Act, molto più rigido: le piattaforme dovevano garantire la lotta alla disinformazione e la non ottemperanza significava multe che potevano arrivare al 10% del loro fatturato (un'enormità). Il DSA riguarda le piattaforme dai 45 milioni di utenti in su e si è ben visto che chi è al di sotto di questa soglia non è perfettamente al sicuro - vedasi l'arresto a Parigi di Durov, fondatore di Telelegram e qualcuno commentava, non saprei dire se compiaciuto o no, che 

Il filo su cui Durov e gli alfieri della libertà di espressione assoluta camminano, insomma, è molto sottile.

In tempi di DSA in Europa una piattaforma sopra i 45 milioni di utenti è obbligata a mettere in opera un sistema di fact-checking. Quello che ad oggi Meta ha fatto è proporre un sistema di community notes affine a quello di X. Al momento la Commissione Europea sta valutando la proposta. Staremo a vedere come va a finire, in questi tempi in cui "libertà di parola" significa sempre più "libertà di dire qualsiasi cosa sia utile agli assetti del potere e non li infastidisca".




lunedì 27 gennaio 2025

ANCORA SU LINKEDIN, SEMPRE PIU' SOCIAL NETWORK

 

Io giochi su Linkedin... Io non so perché Linkedin abbia sterzato verso il social media. Sono stato fermamente ancorato alla sua natura di network professionale e con buone ragioni: non conto i contatti, le interviste e le volte in cui sono finito in shortlist che erano davvero corte grazie alla piattaforma. E questo è uno dei motivi per cui ho usato linkedin solo ed esclusivamente in chiave professionale - vi garantisco che si può ancora fare tutt'oggi.

Ma io mi sono mosso fuori dai confini italiani. Se non lo avessi fatto le occasioni sarebbero andate a quasi zero. La visione che si può avere della piattaforma dall'Italia è infinitamente peggiore rispetto a quella che si ha all'estero, con buoni motivi.


Non gli si può dare torto. Ma consiglierei di andare a scorrere i commenti: io non ho alcuna difficoltà a credere che ci fosse una delle Risorse Umane in Italia che definiva quelli con #opentowork nel profilo dei poveri sfigati. Il mondo del lavoro in Italia è un disastro da anni e chi lavora o ha lavorato nelle risorse umane in Italia è spesso del tutto in tono (mi ricordo dei bei soggettoni apparteni alla categoria ai tempi di CS sui social).

L'Italia; si tratta dell'unico paese europeo di cui io so in cui ci sono agenzie di reclutamento che fanno pagare i candidati invece che le aziende etc etc. (io non ho mai pagato né un headhunter né una piattaforma o agenzia di reclutamento). Fenomeni resi possibili da un tasso di disoccupazione alto, una stagnazione salariale anche più alta e scarsissime opportunità attraenti per gli high skilled worker. Con ciò quelli che sulla piattafrma si comportano come fossero su fb io non li capisco: sfoghi su Linkedin la tua frustrazione per non aver avuto mezzo colloquio o mezza opportunità? Complimenti, le tue probabilità di avere un colloquio si sono istantaneamente ridotte dell'80%. L'attitudine allo sfogo e al trolling non sono considerate positivamente da nessun reclutatore che abbia mai conosciuto. 

Una cosa però la posso capire: in Italia un candidato senza esperienza è nella peggiore delle posizioni possibili: senza esperienza e senza lavoro. Ma questi sono ottimi motivi per farsi furbi e non per fare gli idioti sventolando in giro la propria rabbia e le proprie frustrazioni. E ricordate che ci sono datori di lavoro che monitorano i social dei dipendenti e controllano quelli dei candidati. Poi non ci sono solo le risorse umane, nel caso di aziende di una certa dimensione ci sono anche gli Hiring Manager per la posizione, cioè quelli cointeressati nell'arruolamento in quanto il candidato è destinato a finire nel loro gruppo. E di solito non sapete chi sia l'Hiring Manager fino all'ultimo: potrebbe essere uno a cui avete dato del coglione su un social e in quel caso le prospettive di successo della vostra candidatura sarebbero molto vicine a 0.

Il consiglio finale resta sempre lo stesso: fatevi un minimo di inglese e cercate fuori, che così facendo scoprirete un mondo del tutto diverso da quello che avete sempre conosciuto e con molte più oppurtunità.

venerdì 1 novembre 2024

EGLI, GLI STUDI OSSERVAZIONALI E UN RICORDO DI SCHOPENHAUER

 Mi girano questo screenshot:


Che dire, ogni studio osservazionale è bello a mamma sua (o a chi gli torna comodo). Dovremmo quindi prendere per buoni gli enne studi osservazionali che dicevano che idrossiclorochina e ivermectina funzionano contro COVID: ah no, quelli no (per fortuna). Mi ripeto, ma vi pare che con vendite calanti se un produttore si ritrova la pappa scodellata da un paio di articoli che dicono "previene la trasmissione" non va da FDA a chiedere la modifica delle indicazioni? E invece niente del genere, perché FDA non sa che farsene di uno studio osservazionale per una serie di ottime ragioni a cominciare dal selection bias. Tradotto, non c'è modo migliore per tirare fuori statistiche scintillanti che scegliersi con cura il campione. Chi pubblica un articolo non è tenuto a dire se esclude dati, quali dati esclude e perché, cosa che non si può fare con i soggetti di un trial registrato. E questo è forse il principale motivo per cui FDA vuole il trial e lo vuole fatto come Dio comanda (cioè NON come furono fatti i trial del vaccino Astra Zeneca). In uno studio osservazionale, a posteriori o meno, il rischio di bias è sempre presente. Rischio che in un trial destinato all'approvazione di un farmaco o alle modifiche delle sue indicazione non deve esistere. Le "piramidi dell'evidenza" continuano ad andare di moda quindi sarebbe bene ridarci un'occhiata:



Cioè gli studi osservazionali sono meglio del singolo caso e degli studi su una serie di casi. La next best thing rispetto agli studi clinici randomizzati? Ok, peccato che la next best thing non sia sufficiente a far approvare un farmaco o a modificarne le indicazioni.  Parlare di "dato scientifico oggettivo" è la solita "leggera imprecisione". Statece, bimbi.

Comunque, si parva licet componere magnis, lo screenshot iniziale mi ha rammentato un passo de Il mondo come volontà e rappresentazione -  ho cambiato un paio di parole e spero che l'anima del grande filosofo non se ne avrà a male:

Egli, installato dall'alto, dai poteri costituiti, come il Grande
Scienziato certificato, era un cialtrone dalla testa piatta, insipido,
nauseante e analfabeta che raggiunse il culmine dell'audacia nel mettere
insieme e nel servire il più folle e mistificante nonsense. Questo
nonsense è stato proclamato rumorosamente come scienza immortale da
seguaci mercenari e prontamente accettato come tale da tutti gli
sciocchi, che si sono uniti in un coro di ammirazione perfetto come non
si era mai sentito prima. L'ampio campo di influenza scientifica di cui
Egli era fornito da coloro che erano al potere gli ha permesso di
raggiungere la corruzione intellettuale di un'intera generazione
.

 


venerdì 5 luglio 2024

SCIENZA, SCIENZA DELLE MIE BRAME, CHI E' IL PIU' SCIENZIATO DEL REAME?

Nota bene: quanto segue riguarda la popolazione della scienza accademica e della ricerca pubblica. Esclude i medici che si piccano di parlare di scienza e in generale i medici sui media social e non social, cosa che richiederebbe una lunga trattazione e su cui non sono aggiornato. Tantomento riguarda l'area divulgazione intesa come popolazione senza un lavoro nella ricerca di cui sopra.

Parto da un messaggio di Starbuck: "Gli "scienziati" sono, a parte rare eccezioni, degli egocentrici narcisistici di merda. Per quanto io ci stia passando attraverso, questo sistema di pubblicazione, relazioni, collaborazioni (il nettuorc) e progetti non riesce a non sembrarmi - anche storicamente - una mera esaltazione dell' individuo". 

Nella prospettiva della "scienza normale" secondo Kuhn (cioè di quella attuale) forse più che una mera esaltazione dell'individuo una reciproca glorificazione tra pari in cui nessuno minaccia l'altrui posizione di potere (perché le scienze accademiche non sono niente di sovrumano, ma solo un altro sistema di potere). Come sottoprodotto del processo, di quando in quando, c'è qualche avanzamento interessante, ma non è questo quello che il sistema nel suo complesso persegue: il sistema cerca quello che tutti i sistemi del genere cercano, la sua pura perpetuazione.

Questa è roba del 2010, ma non è che in 14 anni le cose siano cambiate e chi non se ne è accorto, beh...

https://oggiscienza.it/2010/11/15/scienziati-narcisi/index.html

In psicologia clinica e negli studi sulla personalità il narcisismo è definito in due modi: o come una vera e propria condizione clinica o come un semplice tratto di personalità, presente in modo più o meno marcato nella gran parte degli individui. Il narcisismo (che può essere misurato con appositi strumenti clinici – questionari – può condurre  a comportamenti truffaldini, siano essi coscienti o no. Narcisiste sono quelle persone che esagerano i loro talenti e pensano di essere speciali e uniche. A livello interpersonale questo tratto di personalità porta con se arroganza, mancanza di empatia, e rapporti interpersonali  superficiali. Il desiderio di essere ammirati poi può anche in casi estremi portare a comportamenti non del tutto onesti (magari senza che l’individuo ne sia cosciente).

Guarda caso c'è un collegamento tra frodi scientifiche (tutto quel che va da immagini tarocche a molto peggio) e narcisismo. Se ne può ricavare che il livello di competenze e conoscenze non sia proporzionale al livello di narcisismo, perché se sei bravo e a capo di un ottimo gruppo non hai bisogno di frodare. Si può dire tutto il male del mondo sull'H-Index, ma non è un caso se negli ultimi anni, in campi in cui H-Index vuol dire tutto, si sia assistito su isocial all'assalto delle mezze tacche contro chi aveva H-Index alti ma non cantava nel coro.

Se siete su un qualche social guardatevi attorno, non dovrebbe essere difficile individuarli, gli scienziati narcisi (immagino che siano sempre lì, a differenza di chi scrive). Da quel che mi ricordo dei social  terze missioni, outreach e compagnia cantante erano puri esercizi narcisistici. Si direbbe che scienze e social media non facciano un buon ménage. Perché... perché si potrebbe fare due più due:

https://www.insalutenews.it/in-salute/disturbi-della-personalita-e-social-piu-postiamo-selfie-e-piu-diventiamo-narcisi-lo-dimostra-la-scienza/

Per quanti vogliono la pappa scodellata: se i postatori di selfie sono narcisisti, uno scenziato che posta molti selfie è molto narcisista. E io di "scienziati" e/o accademici gran postatori di selfie me ne ricordo diversi. Ho dichiarato che avrei escluso il tema, ma direi che il peggior servizio al dibattito pubblico negli ultimi anni è stato fatto da medici narcisisti sui media, medici che si spacciavano per scienza e di "scienza" volevano parlare, quando quasi nessuno di loro ne aveva titolo. Perché qui non si intende ridurre il tutto a una questione di narcisismo degli attori: il senso politico del fenomeno nel suo insieme è stato discusso qua sopra molte volte e da anni e anni lo scienziato narciso è pronto a diventare uno scienzato "da marciapiede".

Addendum: una nota per quel che riguarda il sistema italiano: cosa succede se le risorse che c'erano non ci sono più? Di tutto di più. E allora l'hype, che è totalmente confuso con il narcisismo, è anche una tecnica di sopravvivenza, per mantenere una borsa di studio post doc, tenere vivo un gruppo di ricerca etc. E come ogni forma di resilienza in ultima istanza è perdente. Ma "nel lungo periodo saremo tutti morti" vale anche in questo campo. Quando si dice the human race...

 

 



lunedì 17 giugno 2024

BALESTRE, RELATIVITA' E ATTRAZIONE GRAVITAZIONALE DI URANO

 (Della serie: cosa riesce a proporti il tubo)

https://youtube.com/shorts/JjkY5ZXr8tU?si=VD4nW2EN-TV23whX

La prima volta che ho sentito la storiella della balestra mi sono stranito assai. Perché qualcuno mi disse: se non puoi misurare la differenza di massa non vuol dire niente, il principio rimane valido. Feci notare pure che una bombola di gas compresso ha un'energia interna maggiore di una bombola vuota, e ci sono plastiche raffigurazioni del fatto su youtube:

Eppure se pesate una bombola da alta pressione piena e una vuota la differenza di peso (e quindi di massa) tra le due corrisponde al peso del gas rilasciato (e sì, il gas rilasciato si può pesare, per esempio assorbendolo in un solvente). L'effetto sulla massa della differenza di energia interna è invisibile e del tutto irrilevante. Le "leggi della natura" abbondano di casi particolari e intervalli di definizione. Ci sono molte leggi che valgono (sono significative) su una certa scala e al di fuori di quella scala sono irrilevanti. E di solito, parlando di discipline scientifiche, è bene considerare ciò che è rilevante e ciò che non lo è,

Urano esiste, giusto? E la gravità pure. E io in casa ho un frigorifero. Il frigorifero è massivo e Urano è massivo (enormemente). Quindi Urano esercita un'attrazione gravitazionale sul mio frigorifero. E' significativa? No. E' misurabile? No. E quindi la conclusione può essere una sola:

'Sticazzi.

Non vuol dire che la forza di gravità non esiste (e se avete spostato a braccia un frigorifero da un piano all'altro di un edificio lo sapete bene). E  non è una conclusione ascientifica, ma matematica. La matematica la trovate qua. Già, il problema è che se parli di una disciplina scientifica non puoi girarci intorno: senza la parte quantitativa e senza misure si tratta di discorsi e i discorsi li porta via il vento - lasciamo perdere quando ci sono problemi di misura, che la storia sarebbe fin troppo lunga.

Detto questo occorre notare che l'autore del reel mette la cosa quanto meglio sia possibile. Ma la balestra è una delle manifestazioni più significative della fenomenologia della divulgazione: considerazioni che "suonano scientifiche" (perché la scienza è controintuitiva etc.). Per me fu esilarante  il passaggio da "correlation is not causation" a "absence of evidence is not evidence of abscence" - in parole povere: è come pare a noi quando ci pare. Considerazioni scientificamente indimostrabili o irrilevanti che, passando di bocca in bocca o di post in post, diventano "scienza", cioè uno degli articoli di fede dallo scientismo pop (quel'area di opinione che sventola una bandiera "scienza" senza capisci una mazza ma lo fa sentondosi superiore agli "altri").

PS: Non mi stupirebbe se la storiella della balestra fosse filtrata nelle scuole superiori, considerato l'amore che certi professori nutrono per la divulgazione. Ma tanto ormai, danno più, danno meno...


venerdì 14 giugno 2024

ISOCIAL, ANCORA

Sono passati quasi due anni dalla chiusura della pagina fb, ma periodicamente mi arrivano inviti a tornare su isocial (facebook, twitter - ops, X).

Ribadisco alcune considerazioni per cui l'abbandono dei social da parte di CS è definitivo e irrevocabile, e sono considerazioni puramente politiche. 

In primo luogo CS è stato capace di incidere politicamente ben prima del boom di visualizzazioni correlato al COVID19. Senza apparire in nessun modo come autore (un autore plurale, al tempo) i temi qui proposti sono finiti su quotidiani nazionali e in programmi del giornalismo televisivo di prima serata. Questo succedeva quando i soldi del Monopoli (like, condivisioni, visualizzazioni) erano molto pochi, anche perché interagire pubblicamente con la pagina facebook ai tempi era considerato disdicevole in molti ambienti. 

Quando con lo stesso metodo gli stessi temi sono arrivati in Parlamento il blog era a più di 600.000 visualizzazioni in meno di ora. Ne ho concluso che per proporre temi e approcci critici una presenza attiva su  isocial non serve, a maggior ragione oggi che la loro situazione è estremamente diversa rispetto a cinque anni fa. Diversa la situazione ma non i contenuti: la pagina fb cominciò così e finì così. Un ciclo compiuto, senza altro da aggiungere.

Con tutto il rispetto per le richieste di ritorno e i loro motivi, credo di averlo detto più di una volta: creare e coltivare una community non era lo scopo dell'operazione (anche se in qualche modo è successo) e fondamentalmente i social gira gira quando mi sono sganciato servivano a crescere fanbase - chi non riusciva nell'intento già migrava su substack o tiktok . Non ho motivi di credere che le cose siano cambiate.

"Francamente non capisco la linea presa da questo blog. Negli anni hai fatto molta strada assieme a questo e a quello, con apprezzamenti reciproci. Oggi sembra che sul blog ci si limiti a tirare sassate in ogni direzione e alle volte non si riesce a capire a chi. Ritornando su X potresti rispondere a interrogativi del genere con un confronto pubblico e aperto", mi ha scritto qualcuno, che evidentemente confonde "confronto pubblico e aperto" con "dialettica significativa". Di "confronto pubblico e aperto" sui social ne ho avuto pure troppo, in cinque anni, e più che abbastanza per capire che quel genere di "confronto pubblico e aperto" è completamente sterile. A meno che non si ritenga produttivo dibattere con settari con i cervelli fritti dal dogma. Un esempio recente? Sara Gandini e Elena Dragagna hanno ripreso e largamente espanso le considerazioni qua pubblicate sulle vicende pugliesi di obbligo/semiobbligo vaccinale e questa è una campionatura dai commenti al loro articolo:


Cosa vuoi discutere con chi invoca l'ordine dei medici per un articolo scritto da una ricercatrice e da una giurista? E lasciamo perdere la "disinformazione marxista". Utile interloquire con un quidam de populo che ritiene le vaccinazioni una faccenda di ordine pubblico? E la stessa cosa vale per i riflessi speculari di questa bella gente, quelli "sieri genici" e compagnia cantante. Un confronto "pubblico e aperto" con costoro e i loro ispiratori non ha più alcun senso. Quanto al "pubblico e onesto dibattito scientifico" fu chiaro fin da settembre 2020 che non era più possibile. E la fine dell'emergenza COVID non ha cambiato le cose. Probabilmente tale esito in Italia era stato preparato fin dal 2017. Mi permetto di ricordare che 7 anni fa lo avevo scritto che certi fenomeni mediatici (Burioni) stavano facendo danni difficilmente sanabili. Bel risultato aver tirato su questa razzaccia (e i noquestoequellaltro sono ancora lì, pari pari).

 "Se tu tornassi faresti felici molti e tremare altri", mi ha scritto qualcun altro. Ma far tremare qualcuno che senso avrebbe?

Secondo me si continua ad attribuire a X e facebook un ruolo che nella migliore delle ipotesi hanno smesso di avere. Un partito o un influencer medico/scientifico possono pensare di avere davvero un grande seguito tra i cittadini perché lo hanno su isocial. Gli anni recenti dicono che no, il mondo reale non è uno specchio de isocial, specie nel segreto dell'urna. Quindi il "far tremare qualcuno" sarebbe solo produrre spettacolo, quel che facevano e immagino facciano ancora "la scienza" e la divulgazione su isocial. E avrebbe un peso risibile o nullo. Perché i tempi sono cambiati e continuano a cambiare.

Come writers and criticsWho prophesize with your penAnd keep your eyes wideThe chance won't come againAnd don't speak too soonFor the wheel's still in spinAnd there's no tellin' whoThat it's namin'For the loser nowWill be later to winFor the times they are a-changin'

lunedì 6 maggio 2024

FACEZIE TERMODINAMICHE ETC.

 


Era a proposito del finale di questo.  E la mia risposta è stata: "Sì, veramente" (e sì, veramente tenevo un archivio, e l'archivio ancora esiste).


Chi mi ha scritto ha continuato: "Eh ma pure tu che non hai le evidenze del contrario!!!"

Risposta mia: "Solo la miserabile esistenza delle inutili costanti di equilibrio".

Su questo blog si è parlato per anni dell'importanza de non-equilibrio e dell'irreversibilità. Questo non vuol dire che "tutto è irreversibile". I processi reversibili sono parimenti importanti e alcuni di questi sono alle basi della vita stessa. Per esempio l'equilibrio di dissociazione dell'acqua, La dissociazione dell'acqua è reversibilissima: una molecola di acqua si dissocia in un anione idrossido e un idrone (un protone), un idrone e un anione idrossido si combinano per dare una molecola d'acqua.

Tutto questo mi ha ricordato cosa volesse dire "essere CS" sui social - e quanto tale esercizio fosse in realtà del tutto inutile. Uno avrebbe dovuto prendersi una camionata di copie fisiche del Denbigh

https://bookmemoryblog.wordpress.com/wp-content/uploads/2014/07/61-the_principles_of_chemical_equil.pdf

Fare incetta di copie fisiche del Denbigh e incominciare a tirarle fisicamente in testa alla gente (così forse se ne ricordavano), essere denunciato per lesioni dolose etc etc etc. E sarebbe stato ugualmente inutile. Inutile perché, indipendemente dalle bestialità che sparavano, i buffoni titolati avrebbero continuato pari pari a gonfiare il petto sui social network, evidentemente per compensare a qualcosa che i titoli tanto esibiti non garantivano: visibilità mediatica (in realtà c'era un'altra popolazione: quella costituita da espatriati che facevano esattamente le stesse cose forse perché speravano/sperano tanto tanto di ritornare in Italia da vincitori - della serie: non capire un tubo è per sempre - in realtà vinci se dall'Italia tieni la debita distanza di sicurezza e in ogni caso "vincente in Italia" vuol dire, globalmente, secondo classificato nel campionato di serie D).

Ritornando al discorso "gonfiare il petto sui social", piccolo particolare: per un Burioni che ce l'aveva fatta (uno che l'acqua non bolle mai prima dei 100*C e che parlava di molecole di cloruro di sodio) ce ne sono stati decine della stessa razza che ci hanno provato. Ma purtroppo per loro il vento era cambiato e milioni di follower loro non li hanno fatti. E nemmeno le centinaia di migliaia di visualizzazioni. E neanche le decine di migliaia o le migliaia. Il più delle volte se arrivavano a 100 stappavano una bottiglia per festeggiare. Tanti titoli esibiti e tanto amore irrimediabilmente frustrato per i soldi del monopoli (la vita è profondamente ingiusta). E qualcuno aveva pure il coraggio di chiamarla terza missione - una tristezza infinita.

Guardando indietro tutto ciò era il niente elevato all'ennesima potenza. E immagino che lo sia tuttora, con il 99.9% della gente che non si rende conto che i social media sono parte del problema, non parte della soluzione. E non se ne rendono conto perché tutti sono troppo occupati a guardare il proprio riflesso nello specchio dei social (con ben poche eccezioni).

PS: Alla voce ingegneri gestionali sui social che parlano di scienza per me resta indimenticabile anche quello che definì Galileo padre delle trasformazioni non galileiane. Applausi (soprattutto risate) a scena aperta. Tanta di questa bella gente con nome e cognome se la googlavate la trovavate solo sui social, perche "esisteva" solo lì. Nella realtà ... boh... "essere CS" voleva dire anche uscire dal gioco "guarda chi sono!", la vuota esibizione dei titoli e in alcuni casi degli stipendi. Personalmente l'ultimo salario l'ho condiviso solo con i cacciatori di teste che mi chiamavano o mi scrivevano.

mercoledì 4 ottobre 2023

IL SENSO E LA SFIDUCIA

Vorrei poter dire che compiango chi trova o prova a trovare il senso di un fenomeno o della propria esistenza nella "scienza". Vorrei ma non posso. Di solito sono soggetti che ritengono la filosofia superata e superflua, per esempio, per tacere d'altro.

Mi rendo conto che chi lo fa lo fa come innumerevoli altri hanno trovato il senso della propria esistenza in un Dio versione vecchio dai capelli bianchi, nel Sol Dell'Avvenire, in Mussolini, in Baffone (addirittura in Matteo Renzi).

Lunga storia... Le discipline scientifiche cercano il modo di spiegare fenomeni e alle volte nascono nel contesto di una rivoluzione tecnologica che le anticipa: la macchina a vapore preesiste a James Watt e alla termodinamica classica (https://ilchimicoscettico.blogspot.com/2023/09/lontano-dallequilibrio-da-2500-anni.html).

Quanto a fornire un senso a fenomeni e all'esistenza dei singoli... no, questo non è previsto. Se qualcuno lo crede è un poveraccio, uno di quei soggetti che impestano isocial parlando di "scienza" con cognizione di causa nulla. Per costoro "la scienza" è il biblico vitello d'oro. E' lì, è d'oro, si crede in lui. E basta.

Questi individui sono "casi da social", ma  rappresentano anche una certa "cultura" diffusa, distribuita quotidianamente dai grandi media, In realtà pare che questa area si restringa sempre di più, e qualcuno in alto loco lamenta il fatto che "la scienza" stia perdendo credibilità : il Nobel Parisi si chiede come il mondo abbia perso la sua fiducia in scienziati come lui (https://amp-theguardian-com.cdn.ampproject.org/c/s/amp.theguardian.com/commentisfree/2023/sep/25/tiktok-global-crisis-world-trust-scientists-online-attack). 

L'anno scorso, mentre il numero di italiani che si facevano la quarta dose di vaccino antiCovid era basso, Il ministro della Salute mi chiese, come scienziato, di apparire un uno spot di 50 secondi, spiegando perché i soggetti vulnerabili avrebbero dovuto farsi un'altra dose di vaccino. Fu trasmesso in TV centinaia di volte. Come risultato ricevetti molte email in cui mi si attacava; su Twitter e Facebook fui accusato (a sproposito) di essere nel taschino di Big Pharma.

Le dinamiche de isocial quelle sono, e Parisi dovrebbe saperlo: online sembrano una folla immensa, nelle urne fanno regolarmente zerovirgola. E ovviamente Parisi al soldo di Big Pharma è cosa che fa ridere i polli. Però...

... però un Nobel per la fisica che fa uno spot di politica sanitaria è cosa che stride un bel po', almeno per me. Poi chiaramente il Ministero, nella sua infinita idiozia, ha evidentemente pensato che essendo la quarta dose "scienza" e Parisi un Nobel lo spot era un'ottima idea. Ovviamente quello spot non risollevò i numeri della quarta dose e Parisi s'è beccato una secchiata di odio social. Pare che sia stato quello a fargli riflettere sul problema, e la conclusione è:

E' anche importante che noi scienziati non parliamo solo dei nostri successi ma anche dei nostri sbagli e delle nostri dubbi e delle nostre esitazioni. Spesso non c'è traccia, nel discorso scientifico della fatica del processo scientificoe dei dubbi che lo accompagnano. Se gli scienziati vengono visti come parte dell'èlite forse il primo passo nel ripristino della fiducia è una dose di modestia - per dimostrare che siamo umani quanto quelli che di noi non si fidano.

Belle parole, vero? Purtroppo Parisi si scorda di tutte le volte che quanto a COVID si è accodato alle previsioni della maggioranza, cannandole quindi  con una perfetta regolarità. Magari avrebbe potuto cominciare da lì, da quante volte ha sbagliato invece che dall'unica volta in cui ci ha beccato. Guarda caso non lo ha fatto. So much for accountability, so much for restored trust. 

Un possibile contributo alla risoluzione del problema sarebbe una massiccia smobilitazione dalle posizioni occupate nei media da ufficiali e marmittoni de "la scienza", ma figurati se mollano l'osso. Una volta un lettore mi chiese cosa ne pensavo dell'attività online di "un mio collega": gli risposi che non era un mio collega, perché io non lavoro nello spettacolo né ci ho mai lavorato.



giovedì 28 settembre 2023

C'ERA UNA VOLTA UN NETWORK PROFESSIONALE

https://www.lettera43.it/linkedin-social-guru-storytelling/
Non sarebbe dovuta andare a finire così, forse.

Da più di una ventina di anni uso linkedin strettamente per lavoro. Solo per quello. E per lavoro, nel tempo, si è dimostrato di una certa utilità, per quanto non manchi gente che lo giudica completamente inutile... e al riguardo l'unico commento possibile da parte mia è questo:


All'inizio linkedin era solo quello: network professionale, con le aziende che si promuovono e gi annunci di lavoro. E se si ha a che fare sempre per lavoro con qualcuno è facile risalire al suo profilo e vedere in passato per chi ha lavorato facendo cosa. In breve linkedin può essere anche un discreto strumento di business intelligence. Breve nota per le aziende che promuovono la propria immagine: puro marketing che spesso fa sembrare autentici scalzacani leader del mercato. Colpa anche di PR men un po' troppo incompetenti ma molto entusiasti e scintillanti. Un esempio? Un'univeristà aveva assoldato qualcuno per fare promozione e questo ne è uscito, su linkedin:


Ovviamente agrari, forestali e scienziati della produzione animale con equazioni differenziali, vettori etc non hanno niente a che fare (e neppure con la chimica), ma tanto è tutto "scienza", no? Le risate che si sono fatti amici e colleghi su questa cosa ve le potete immaginare.

Comunque tutto questo è rimasto. Ma nel tempo si è aggiunto molto altro. Nel tempo l'aspetto "social media" è cresciuto a dismisura. E oggi...

Una volta era il social del recruitment e del lavoro. Ora è uno spazio in cui guru sconosciuti fuori dalla loro bolla promuovono uno storytelling atteggiandosi da Dalai Lama e sperando di essere i nuovi Aranzulla. Basta avere un ego esuberante, fingere di non essere dei cazzari e non temere di apparire ridicoli.

«Specchio social delle mie brame, chi è il professionista più figo del reame ?». A Linkedin ci riferiamo, anche se la domanda si pone per tutti i social media, in modi diversi ma con identica propensione narcisistica e risposta dopaminica. Parlare di sé dà molto piacere e in Rete è possibile farlo senza freni, perché manca l’interlocutore dal vivo. Dati empirici e ricerche scientifiche dicono che se nella relazione faccia a faccia uno può parlare di sé per il 20/30 per cento del tempo, nelle conversazioni sul web si può arrivare sino al 70/80 per cento. Insomma che sia un commento, una foto, una condivisione quasi tutto tende sempre a gravitare attorno al postatore. «Io sono io e voi non siete un cazzo!»: fatte le debite differenze socio-tecnologiche, ci troviamo sempre nei paraggi de Il marchese del Grillo.

E questo spiega, quanto all'Italia, che ci facciano su linkedin debunker e divulgatori, gente il cui curriculum non interesserebbe a nessun reclutatore. Comunque non hanno bucato il linkedin social, che resta in qualche modo professionale e business oriented - e poco interessatato alla divulgazione.

Ma l'aspetto social non si limita a questo: su linkedin ormai si convide anche da altre piattaforme, come succede isu un'altra qualsiasi piattaforma: ci sono professionisti sul viale del tramonto che su linkedin postano la propria pagina facebook, o che ripostano lì quello che hanno postato su facebook, o twitter. Fu con grande sgomento che mi trovai davanti agli occhi su linkedin un repost della pagina fb CS - perché, ripeto, per me linkedin è stata sempre e soltanto una cosa di lavoro mentre ogni attività CS per me è sempre stata altamente extracurriculare (roba che non fa curriculum). Detto questo e potendolo fare senza essere notato, ho dato un occhio a certi divulgattori di poca competenza e di una certa notorietà e like sul fronte italiano con cui ci furono alterne vicende, quando CS era su isocial. Quelli più giovani, poveretti, mettono a curriculum il poco che hanno, cioè perlappunto la militanza social assieme altre 2 cose. Ovviamente da un punto di vista professionale non gli è fruttato gran che - diciamo pure nulla. Perché non hanno capito le regole del gioco e per capire gli serviranno anni e anni: il carosello delle vanità narcisistiche (isocial) interessa ai reclutatori solo per capire se sei persona problematica e quindi da evitare. E specialmente fuori dal teatrino italiano parlando di professione, cosa hai potuto fare o non fare di "scienza" su isocial tricolori non interessa, neanche un po'.

Quanto a linkedin e alle cose serie, la situazione non è cambata negli ultimi anni (https://ilchimicoscettico.blogspot.com/2022/12/chimica-cercare-lavoro-online.html). E il modo migliore per far sembrare linkedin quello che era è evitare di seguire guru, CEO di sé stessi e professionisti preda di una irrefrenabile bulimia social.