I Sette Saggi: avete presente γνῶθι σαυτόν? (Conosci te stesso)
La serietà e l’importanza dell’enigma in questa età arcaica potrebbero ricevere un’ampia
documentazione; in un’epoca appena più recente, nel settimo e nel sesto secolo a.C., si estende la
formulazione contraddittoria dell’enigma, e la cosa coincide con il completo umanizzarsi di questa sfera.
Così si trovano formulazioni di enigmi sin dai poemi omerici e da Esiodo, e poi nell’epoca dei Sette
Sapienti - dove la fama di Cleobulo e soprattutto di sua figlia Cleobuline deriva appunto da raccolte di
enigmi - e nella poesia lirica, da Teognide a Simonide.
Più tardi, nel quinto e nel quarto secolo, tutto ciò va gradualmente attenuandosi. Dopo Eraclito, nel
cui pensiero l’enigma è qualcosa di centrale, i sapienti si rivolgono a ciò che consegue dall’enigma
piuttosto che all’enigma stesso
(Giorgio Colli, La Nascita della Filosofia)
Tra i Sette Saggi ci fu Bias di Priene che di fatto fu un avvocato. A lui è attribuito il detto:
οἱ πλεῖστοι ἄνθρωποι κακοί
"la maggioranza degli uomini è cattiva", detto che finì anche scolpito nella pietra. I detti dei Sette Saggi furono un patrimonio di tutta la Grecia. E il detto di Bias di Priene ha avuto una tale profonda influenza che anche gli scritti del cristianesimo degli inizi ne portano traccia.
Questi elementi profondi e persistenti nella cultura greca non impedirono lo sviluppo di forme di democrazia - Atene ma non solo, visto che il governo di Sparta, noto come oligarchia, aveva forti elementi democratici - consiglio vivamente di leggere questa voce scritta da Luciano Canfora per il Dizionario di Storia (2010) di Treccani. Ma, visto che è attualità recente, merita ricordare un brano chiave del Discorso di Pericle agli Ateniesi, come riportato da Tucidide (che, intendiamoci, non fu una voce super partes):
Qui ad Atene noi facciamo così.
Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.
(un incipit evidentemente sfuggito al presidente del consiglio di una sedicente repubblica mediterranea)
Se la maggioranza degli uomini sono cattivi (ignoranti, nell'odierna accezione di chi crede di sapere pur non conoscendo), la democrazia è un controsenso: meglio l'epistocrazia, il governo di chi sa (o di chi crede di sapere, o di chi si crede che sappia). Ma la demochrazia, quella orginaria, non quella predicata come alibi dalla propaganda, è una scelta di campo precisa. I suoi oppositori moderni, i critici del suffragio universale, volenti o nolenti si accodano alla visione antidemocratica, fascistissima, di Pino Rauti. Non solo: è impossibile non notare che l'EU qualche serio problema con la democrazia ce l'ha:
Non mi sembra che tutti i giorni la Commissione Europea debba andare in parlamento con il rischio di cadere e se ne deve fare una nuova...
Ed è assai difficile non notare come dall'Unione queste pratiche non democratiche siano filtrate nelle nazioni che ne fanno parte. Negli ultimi mesi siamo arrivati al parossismo in questo senso, con la vicenda delle elezioni rumene e gli aumenti delle spese per la difesa che, a livello nazionale, vanno avanti evitando i passaggi parlamentari. La Commissione ha annusato il problema e ha deciso di trattarlo come una questione di immagine.
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https://it.euronews.com/my-europe/2025/03/21/bruxelles-ribattezza-rearm-europe-dopo-le-critiche-di-italia-e-spagna |
Per questo e mille altri motivi oggi la democrazia è una scelta di campo, nonché il grande problema dei nostri tempi.
La crisi dell’ordine neoliberale ha portato alla luce un’altra struttura necessaria della politica moderna, un’altra opacità non compatibile in linea di principio con la democrazia, con cui pure questa deve convivere... l’accesso a ciò che è fuori della norma può anche essere addomesticato, civilizzato, inserito nell’ordine esistente come interna variante; può paradossalmente divenire fattispecie, caso straordinario ma non imprevisto né distruttivo quanto piuttosto trasformativo. Può prendere l’aspetto, meno drammatico, dell’emergenza. Che dall’eccezione differisce perché nell’emergenza emerge qualcosa – una struttura essenziale – mentre nell’eccezione sprofonda tutto l’ordine. Ovvero, il segreto dell’emergenza è il primato dell’ordine sul soggetto, l’esigenza dell’ordine di perpetuarsi, come il segreto dell’eccezione è la nullità originaria...l’emergenza appartiene invece al repertorio della Ragion di Stato di Antico regime, e di lí transita fino ai giorni nostri con mirabile continuità.
(Carlo Galli. Democrazia, ultimo atto? )
Da quasi dieci anni si passa quasi senza soluzione di continuità da un'emergenza all'altra. Un'emergenza dopo l'altra l'Ancien Regime avanza di un pezzo, in questo secolo ancora giovane. Il paragone di Barbero con la corte imperiale di Vienna all'inizio dell'800 da questo punto di vista è molto calzante.
Democrazia come scelta di campo, la discriminante tra chi ritiene che la volontà della maggioranza debba comunque esere considerata e chi pensa altrimenti. E da sempre chi non ritiene che la volontà di qualcuno non debba essere considerata ha una innata tendenza a schiacciarla, reprimerla, renderla penalmente perseguibile e tutto il resto.
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