martedì 15 novembre 2022

UNA NAZIONE TRISTEMENTE BARZELLETTIFICATA

C'era qualcosa che non tornava già anni e anni fa. Mi ricordo un'associazione di settore che a un certo momento, nei 90, dichiarò che il problema dei corsi di laurea in chimica italiani era che sfornavano laureati troppo qualificati, quando la maggior parte del settore in Italia richiedeva profili molto più bassi (la maggior parte era costituita da quelli che ho sempre chiamato "i mescolatori"). E se esistevano ordini professionali e pure una società scientifica non ebbero niente da dire su questa uscita grottesca. Ma ancora non eravamo alla barzelletta terra terra. (Poi veniva da dire per quale motivo si ponevano il problema dei laureati sovraqualificati quando c'erano a disposizione i periti, forse stavano chiedendo prezzi più bassi per i timbri col sigillo professionale, chissà).

Allora la comunicazione della scienza non andava di moda come oggi.  Invece a metà dello scorso decennio la "scienza comunicata" era esplosa sui social network, e si portava dietro come corollario l'opposizione all' "antiscienza" in rete. Un caravanserraglio di "giornalisti" freelance, wannabe giornalisti (che tali sono rimasti), veterinari, professori con cattedre evanescenti, PhD con le prospettive di lavoro evaporate, gioiellieri, ragioniere, medici operativi nel sistema sanitario (ahimé) e la categoria più ridicola in assoluto, gli agronomi che si piccavano di parlare di scienza. Più una quantità di fanteria appiedata.

E c'erano politici saliti ai vertici delle istituzioni che si ponevano il problema della "verità scientifica" sui media (nonché delle forme al femminile nella lingua italiana).


E quindi si provvide a una commissione contro le fake news presso la Presidenza della Camera (https://www.repubblica.it/tecnologia/social-network/2016/12/15/news/boldrini_lancero_un_appello_ai_cittadini_per_per_smascherare_le_bufale_web_-154161688/), non nascondendo la velleità di portare il tutto nelle scuole dell'obbligo (https://www.miur.gov.it/-/fake-news-il-31-ottobre-boldrini-e-fedeli-presentano-il-progetto-nazionale-per-le-scuole-bastabufale). E il livello era proprio quello lì: rasoterra, con un'unica eccezione (Walter Quattrociocchi), ma con una connotazione politica molto chiara. Ammetto che ai tempi mi venne da mettere in mutande qualche sbufalatore professionista - a quando un corso di laurea in debunking? (https://ilchimicoscettico.blogspot.com/2018/06/le-scienze-le-fonti.html). In breve le vicende di 5 anni di social "CS" e ancora più quelle di due anni di pandemia mi hanno fatto pensare che non molto è cambiato dai tempi in cui Lussu descriveva manovre politiche, agitazioni di piazza, figure camaleontiche e macchiette popolari a cominciare da questori, giornalisti, deputati, professori e sindacalisti voltagabbana ai tempi di Marcia su Roma e dintorni. Parafrasandolo potrei dire che la pessima barzelletta che io ho descritto è quella che ho visto sorgere, progredire, affermarsi.  

CS è stato un "brand" che la vera natura dell'italica lotta alle fake news l'ha conosciuta per esperienza diretta: oscuramenti, inserimenti in blacklist (https://ilchimicoscettico.blogspot.com/2019/12/la-lotta-alle-fake-news-e-allhate.html), e questo ben prima che lo stesso trattamento fosse riservato al BMJ (https://ilchimicoscettico.blogspot.com/2022/02/loffensiva-invernale.html). E anche minacce, tentativi di querela a vuoto e quant'altro, ovviamente in nome della "verità" (e della dignità dei suoi cialtroneschi alfieri). La "verità" del mondo alla rovescia dei media italiani e dei social. Proprio un gran bel mondo, in cui ricordo che ci furono tempi in cui lascienza parlò di molecole di cloruro di sodio e il diagramma di stato dell'acqua era diventato eversivo, perché la temperatura dell'acqua "è una costante". E in tutto questo in cinque  anni e qualcosa CS ha sempre raccolto molta meno solidarietà di quanta ne abbia data. .

Fingi che quattro mi bastonin qui,
     E lì ci sien dugento a dire: ohibò!
     Senza scrollarsi o muoversi di lì;

E poi sappimi dir come starò
     Con quattro indiavolati a far di sì,
     Con dugento citrulli a dir di no. 
 

(Giuseppe Giusti)



sabato 12 novembre 2022

TAKE THIS "DUTY" AND SHOVE IT

https://www.youtube.com/watch?v=2X_2IdybTV0

Sempre più sento parlare di "dovere nei confronti del sistema sanitario"'.
Vorrei chiarire che, nell'attuale ordinamento italiano, NESSUN cittadino ha NESSUN DOVERE nei confronti del sistema sanitario, dei medici, degli infermieri o degli OSS.
NESSUNO e NESSUNO.
Abbastanza chiaro?

Sono enti e categorie citate che invece i doveri li hanno, mentre diritti sui pazienti no, non ne hanno. Bel gioco di prestigio, il provare a trasformare diritti in doveri, roba da maghi della truffa.
E se un sistema sanitario pubblico pretende qualcosa da me, scusate tanto, preferisco una sanità privata che pago per avere quello che voglio.

(Carry on, you wayward sons)

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Era il gennaio 2022 e mi ero lasciato alle spalle l'Italia con immensa soddisfazione già da un po'. Dopo svariati mesi è facile constatare che le cose non sono cambiate affatto, nella penisola. Ma dove vivo ora roba del genere non l'ho mai sentita dire - e posso sostenere che ormai l'intervallo di tempo della mia rilevazione è statisticamente significativo. Dove vivo attualmente le mezze figure e i personaggini d'avanspettacolo che ritpetono questi concetti non avrebbero mezzo minuto della pubblica attenzione (per intenderci il fatto che nello stivale personaggini d'avanspettacolo e mezze figure abbiano titoli, comparsate televisive e incarichi pubblici o istituzionali è una delle premesse del discorso). Poi per me, in quanto iscritto AIRI, il sistema sanitario italiano non è gratis. Ok, diciamo che non è gratis neanche per i residenti in Italia, ma per me è più oneroso. Perché le tasse le pago in un altro paese. Ma da una decina d'anni ci si è adoperati perché il vecchio adagio "paghi le tasse lì, quindi non le paghi dove sei nato" passasse in secondo piano. Quindi continuo mio malgrado a finanziare lo stato italiano e il suo sistema sanitario e a questo punto mi auguro che ogni singolo euro che finisce dalle mie tasche nelle casse erariali tricolori vada sprecato nel peggiore dei modi.


venerdì 11 novembre 2022

UNIVERSITA', IERI E OGGI

Il meraviglioso mondo dei social vi ha abituato a gente con il PhD nella bio. Che quindi ha un valore in sé, come ai tempi in Italia una qualsiasi laurea conferiva il titolo di "dottore": dottore in legge, dottore in lingua e letteratura francese, dottore in scienze politiche etc. 

Era l'eredità di tempi in cui i laureati costituivano una popolazione relativamente esigua della popolazione italiana, e quindi costituiva un titolo distintivo. 

Sempre ai tempi, per fare un esempio che conosco bene, il dottorato (che durava due anni ed era pagato quasi 0) lo faceva solo chi era intenzionato a rimanere all'università: ricercatore prima, professore poi (e non era una transizione ardua come lo è ora). E non era particolarmente significativo dal punto di vista della formazione del chimico, che si era fatto negli anni diversi mesi di laboratori vari e di solito più di un anno di tesi sperimentale.

Oggi le cose sono assai diverse e per molti versi il sistema italiano si è allineato a quello anglosassone e nord europeo. Oggi l'unica sicurezza che un laureato in chimica (o CTF) abbia il minimo sindacale di background sperimentale è costituito dal PhD. E questo perché tra tre più due e tagli di spesa durante i cinque anni i laboratori sono passati da diversi mesi a qualche settimana. Motivo per cui quando mi chiedono di valutare curriculum di solito sorvolo sulle lauree magistrali moderne italiane (anche perché subissate in numero da PhD e postdoc, anche italiani).

Ma in questa anglosassonizzazione dell'universtà italiana c'è un pezzo che manca, o meglio che è sparito.

Ok, ai tempi in Italia non funzionava come negli USA, con una divisione netta tra università di fascia alta e di fascia bassa. Ma si sapeva bene che c'era università e università, parlando di chimica anche per quello che riguardava non solo la qualità della formazione ma anche la difficoltà del percorso per arrivare alla laurea. Mi ricordo gente che "andava a sbiennare" in università meno esigenti, per poi tornare dopo essersi tolta il peso.

Ecco, oggi tutto questo che, ripeto, nei sistemi anglosassoni è un fatto scontato, in Italia sembra scomparso. Anche perché in una selva di graduatorie e valutazioni ogni università o dipartimento si può trovare quella in cui è messa bene e magari riescono a trovare una classifica in cui escono primi o secondi, anche se assieme a centinaia di altri. Ma vuoi mettere la soddisfazione di dire "Sono arrivato uno!".

Ma, se si guarda alle università italiane nell'Academic Ranking Of World Universities i più vecchi troveranno la lista mollto familiare:

Il quadro è più o meno sempre stato quello o lo è stato negli ultimi cinquanta anni o giù di lì. E questo indipendentemente da quanto chi è fuori dalla lista provi ad affermare diversamente.

mercoledì 9 novembre 2022

VOCABOLI DIMENTICATI: BIGOTTO

 E qua si aprirebbe una questione linguistica. Sì, perché in italiano:

Mentre in inglese/americano

Al che vi renderete conto che "bigotto" nel senso italiano è completamente desueto. Ma in ambiente italiano "bigotto" in senso anglosassone sarebbe uno dei vocaboli più pertinenti a questi tempi.

E occorre dire che l'emergenza pandemica ha scoperchiato le chiaviche: uno sfoggio di bigottismo come quello di buona parte della classe medica italiana sui social non si era mai visto. https://ilchimicoscettico.blogspot.com/2021/12/questo-non-e-hate-speech.html , qualcuno si ricorda di queste parole? C'è chi dice: "E' stato il burn out". Non credo: situazioni estreme mettono a nudo le basi dell'individuo, e la pandemia ha avuto il pregio di mostrare di che razza fosse il "nocciolo duro" di molti medici e sanitari italiani, cioè di una razzaccia infame.

Ovvio che questo genere di bigotry si trovasse PR women & men in tinta: magari apparentemente diversi, ma in realtà bigotti della razza peggiore.


lunedì 7 novembre 2022

GRANDE GUERRA, LIBRI E FILM


Negli ultimi tempi in molti in rete hanno dissertato su una versione Netflix di "Niente di nuovo sul fronte occidentale", film (labilmente) ispirato dal romanzo di Erich Maria Remarque.

Visto che le parole definitive sulla vicenda "Grande Guerra" le pronunciò un papa - “orrenda carneficina”, “suicidio dell'Europa civile”, “inutile strage” (Benedetto XV) - a me invece verrebbe di parlare di due classici inattuali: uno è "Un anno sull'altipiano", di Emilio Lussu, l'altro è "Uomini contro", film di Francesco Rosi che per pudore, essendo ispirato al memoriale di Lussu, dichiarò l'ispirazione senza prendere il titolo del Libro. Rosi fece del Generale Leone l'ipostasi degli esecutori dell'inutile strage e dell'orrenda carneficina, un personaggio che troneggia sul film come l'esempio negativo.

Ma poiché Lussu era Lussu, il suo memoriale è molto di più di quel che Rosi espresse nel film: oltre che testimonianza dell'orrore, mai enfatizzato, uno sguardo quasi distaccato su una carrellata di caratteri italiani in una situazione estrema come quella.

Dimenticate l'orrenda carneficina e l'inutile strage per un attimo. Rileggendo Lussu mi sono reso conto di essere stato, in anni più verdi, quel capitano che doveva eseguire gli ordini di un generale profondamente stupido e borderline. E, mutatis mutandis, feci la stessa cosa. Al "Basta! fate così!" finii per rispondere "Sissignore". Poi feci in modo tutto diverso. Il risultato venne ottenuto, il "generale" fece il suo pistolotto al riguardo e la mia squadra non fece una parola su quel che era davvero successo. 

Quindi rileggetevi Lussu, ma non per piangere o esecrare a più di cent'anni di distanza l'orrenda carneficina. Fatelo per avere nuove chiavi per capire il mondo attorno a voi, in Italia. Che in più di cent'anni non è cambiato gran che.


venerdì 4 novembre 2022

IL RESTO DEL MONDO GLI RIDEREBBE DIETRO...


... ma il resto del mondo di quello che dicono se ne strafrega e neanche sa chi siano.

Ricordiamo il Washigton Post (https://www.washingtonpost.com/world/europe/italy-vaccination-mandate-workers/2021/10/15/d1b045e2-2d99-11ec-b17d-985c186de338_story.html?fbclid=IwAR3pRMtXPmLk1XN0LweSQ3G0B9L2PmSHsEaO-jMli5MBY-WAU8wqkLqLihw): nessuno nel mondo occidentale ha avuto misure "antipandemiche" (anticostituzionali, in realtà) come l'Italia (a parte forse l'Australia, ma solo forse, e poi non è esattamente occidente).

Ma chi vota PD ha applaudito: e qualcuno di loro ha trovato fortuna grazie alla pandemia, che gli fregava di quelli a cui le misure antipandemiche italiane cadevano addosso come un macigno (niente stipendio, sospensione dal lavoro etc etc)? Quando si dice "democratici": cioè sensibili alle pene del disgraziato a migliaia di chilometri di distanza, ma non a quello sotto casa. Facile, comodo, cristianissimo (poi non a caso quello diceva "prossimo", e non "il tuo lontano e remoto simile", ma questo è un discorso troppo complicato).

Inutile dire che chi vive e lavora in altre parti di Europa davanti a queste belle parole potrebbe solo ridere, se gli arrivassero (chi ci inciampa può solo ringraziare un'altra volta di essere lontano dalla gabbia di dementizzati dentro il recinto tricolore).

E' inutile, perfettamentamente inutile ribadire ai fautori delle nuove normalità e di tutte le altre genialate che il resto del mondo è all the way past this (ovvero è andato oltre, ma tanto tanto): perché? Perché di queste "leggere imprecisioni" ci campano. Ma le spacciano per "comunicazione della scienza". Come no, lascienza. Le scienze vengono prese a pesci in faccia, in Italia, grazie a questi preziosi contributi. E non ringrazieranno mai abbastanza, ovvio.

PS: A qualcuno non piaceva Burioni perché, nonostante tutto, avrebbe voluto essere al suo posto.

giovedì 3 novembre 2022

C'ERA UNA VOLTA...

 ... chi non capiva perché una pagina fb gestita da un perfetto anonimo avesse "così tanta visibilità".

E c'era una questione di diffusa dispepsia, dispepsia causata dai soldi del Monopoli di qualcuno, che venivano valutati moltissimo mentre chi li aveva li stimava niente.


I soldi del monopoli erano questi:


E soprattutto questi, credo

(considerato che quando il blog passò le 100.000 visualizzazioni successe un certo casino, quando ha doppiato il mezzo milione non immagino l'effetto che la cosa abbia fatto a certuni)

La prima domanda che verrebbe da farsi è: perché chi è arrivato così in alto (in Italia, o almeno così lui dice) anela disperatamente ai numeri sui social? Perché altrimenti i 5 minuti di fama di warholiana memoria non c'è verso che gli tocchino?

Io credo fermamente che i soldi del Monopoli che erano nel conto di CS fossero nulla e le luci dei riflettori non mi sono mai piaciute. Pensate come dovevano essere messi quelli a cui questa carta straccia in mano altrui  ha fatto venire l'itterizia, nonché quelli che di questa carta straccia ci campano.
Perché CS non ha mai voluto essere definito "scientifico", ma politico?
Perché bimbi, sarebbe l'ora di levarsi le proverbiali fette di prosciutto dagli occhi: le scienze non contano un tubo, finché non aiutano a far soldi (e questo sarebbe il mio ramo) o a mantenere e rafforzare un qualche sistema di potere (e questo il mio ramo non è mai stato, anzi).
Se non avete capito questo, spiacente, ma non avete mai capito un tubo.
Ci sono quelli a cui certe materie scientifiche piacciono (e certi lavori, non piacessero, non li potresti mai fare), e ci sono quelli che cercano di campare raccontadole, in un modo o nell'altro, ma che quanto a pratica delle scienze... beh, lasciamo perdere.
Sì, perché quanto a pratica, chi è nel ramo sa che le leggi del cosmo e della vita di solito non collaborano. Quelli che non sono nel ramo invece raccontano la favola bella. 
Chi ha come obiettivo fare carta (pubblicazioni) il più delle volte si avventura nelle terre dell'irriproducibilità. Chi ha invece come obiettivo produrre risultati, che siano una finestra terapeutica o un processo robusto o rese alte, beh... non è che ci sia tutto questo tempo per le seghe mentali: devi capire i meccanismi, trovare le leve ed avere fortuna.
Il resto sono parole vuote, e in certi ambienti la gente non è molto propensa a pagare bene le parole vuote.
In altri, dove la produzione di parola vuota è la ragione sociale, si paga (ma non più di tanto).
 
Quando Starbuck ha detto di sé "lavoro poco scientifico" è stato understatement all'ennesima potenza. Chi di solito vuole parlare di scienza e troppo spesso si mette l'etichetta "scienza" è invece vuoto esibizionismo, narcisismo, voglia di trovare un posticino al sole altrimenti inaccessibile.
Le scienze non sono nate come giullare del capitale, ma di questi tempi i candidati a tal ruolo di giullare si sprecano, e chi riesce a ottenerlo festeggia. 
 
Io festeggio perché campo benissimo facendo altro. E i miei soldi del Monopoli li ho bruciati di buon grado. Altri ci avrebbero fatto un libro, due libri, dieci libri, decine di conferenze e centinaia di ospitate televisive.