giovedì 26 febbraio 2026

DA ASIMOV A BRYSON, DAL RIGORE ALL'ACCESSIBILITA'

Isac Asimov
Ci sono due libri di divulgazione che possono idealmente tracciare una traiettoria significativa che attraversa gli ultimi 50 anni, e condividono persino metà del titolo. Il primo è A Short History of Chemistry di Isaac Asimov.

La fama mondiale di Asimov è legata alla sua narrativa fantascientifica. Chi non ha mai sentito parlare delle tre leggi della robotica potrebbe aver visto almeno una pubblicità della serie Foundation. Ma Asimov era chimico di formazione — aveva un dottorato in chimica e insegnò biochimica alla Boston University School of Medicine per diversi anni. Scrisse anche diversi libri di divulgazione scientifica, tra cui A Short History of Chemistry. Fu pubblicato nel 1965 da Anchor Books nella collana Anchor Science Study Series, e il progetto editoriale in sé è già degno di nota:

La Science Study Series offre a studenti e al pubblico generale la scrittura di autori illustri sui temi più stimolanti e fondamentali della scienza, dalle particelle più piccole conosciute all'intero universo. Alcuni dei libri parlano del ruolo della scienza nel mondo dell'uomo, della sua tecnologia e civiltà. Altri sono di natura biografica, e raccontano le affascinanti storie dei grandi scopritori e delle loro scoperte. Tutti gli autori sono stati selezionati sia per la competenza nei campi che trattano sia per la capacità di comunicare le loro conoscenze specifiche e i loro punti di vista in modo interessante. Lo scopo principale di questi libri è fornire una panoramica alla portata del giovane studente o del profano. Si spera che molti dei libri incoraggino il lettore a condurre le proprie ricerche sui fenomeni naturali.

Si noti che uno dei requisiti per gli autori era la competenza nel proprio campo. Questo è un classico esempio di prodotto middlebrow rivolto sia al giovane studente sia al profano animato da curiosità o interesse. A Short History of Chemistry, che può sembrare narrativo e quasi romanzesco nei suoi capitoli iniziali sulla chimica nell'antichità, diventa molto rigoroso e denso quando inizia con la storia dell'alchimia, poi la rivoluzione scientifica del XVII secolo, e poi la chimica moderna del XIX e della prima metà del XX secolo. Manca chiaramente dello spirito umanistico di Bettex, ma segue in larga misura il suo schema, organizzando la costruzione dei principi chimici per aree concettuali, riferendo sempre le scoperte sperimentali, dalla teoria atomica alle reazioni nucleari. L'unico aspetto che rende il libro datato è che fu scritto poco prima della grande rivoluzione nella chimica del Novecento - la chimica quantistica. Gli orbitali atomici e molecolari non compaiono nella storia della chimica di Asimov, sebbene l'autore menzioni Pauling, la natura ondulatoria dell'elettrone e le occasioni in cui essa si manifesta. Le funzioni d'onda non erano ancora diventate rilevanti quando aveva conseguito il suo dottorato in chimica.

Per continuare la traiettoria ideale tracciata dal primo capitolo, arriviamo all'inizio del terzo millennio con A Short History of Nearly Everything di Bill Bryson. Bryson, nato nel 1951 a Iowa (USA), abbandonò l'università dopo due anni (studiava giornalismo alla Drake University). Iniziò come giornalista, lavorando per quotidiani britannici e americani, e si fece un nome con libri di viaggio umoristici e di osservazione: Notes from a Small Island (sul Regno Unito), A Walk in the Woods (sul sentiero degli Appalachi), In a Sunburned Country (Australia). Decise di scrivere questo libro per rimediare alla propria ignoranza in campo scientifico. Il libro è il risultato di anni di ricerche e interviste con ricercatori, con un'ambizione così vasta da sembrare quasi grottesca: spiegare in modo accessibile la storia dell'universo, della Terra, della vita e della conoscenza umana — dal Big Bang alla geologia, dalla chimica alla biologia evolutiva, dalla paleontologia alla fisica quantistica. È facile notare che il progetto editoriale è completamente diverso da quello della Anchor Books Science Study Series: Bryson non è affatto un autore illustre noto per la propria competenza, conoscenza specifica o punti di vista. Ed è il primo a dirlo, nell'introduzione del libro. Il suo lavoro è comunicazione e narrazione; il contenuto è stato fornito da altri. Il risultato? "Il miglior libro divulgativo di sempre" — un incredibile successo commerciale con più di due milioni di copie vendute, ben al di là di un semplice fenomeno editoriale, che gli valse sia l'Aventis Prize sia il Premio Descartes per la comunicazione scientifica. Si presti attenzione all'apertura dell'introduzione del libro:

Benvenuto. E congratulazioni. Sono lieto che tu ce l'abbia fatta. Arrivare fin qui non è stato facile, lo so. In realtà, sospetto che sia stato un po' più difficile di quanto tu ti renda conto.

Per cominciare, affinché tu fossi qui adesso, migliaia di miliardi di atomi alla deriva hanno dovuto assemblarsi in un modo intricato e stranamente compiacente per crearti. È un assetto così specializzato e particolare che non è mai stato tentato prima e esisterà una sola volta. Per i molti anni a venire (si spera) queste minuscole particelle si impegneranno senza lamentarsi in tutti i miliardi di abili e cooperative operazioni necessarie a mantenerti integro e a farti sperimentare quello stato supremamente gradevole ma generalmente sottovalutato noto come esistenza.

Il motivo per cui gli atomi si diano questa pena è un po' un enigma. Essere te non è un'esperienza gratificante a livello atomico. Nonostante tutta la loro devota attenzione, i tuoi atomi non si preoccupano davvero di te — anzi, non sanno nemmeno che sei lì. Non sanno nemmeno di essere lì. Sono particelle prive di coscienza, dopotutto, e nemmeno esse stesse sono vive. (È un pensiero un po' sconcertante che se ti smontassi con le pinzette, un atomo alla volta, produrresti un mucchio di fine polvere atomica, nessuna delle quali è mai stata viva ma tutta la quale è stata un tempo te.) Eppure in qualche modo, per la durata della tua esistenza, risponderanno a un unico impulso dominante: tenerti te.

Questo è intrattenimento — puro sense of wonder pop, piuttosto lontano dallo scrivere di scienza. A pensarci bene, questo potrebbe essere lo script del pilota di una serie di documentari televisi. E ogni capitolo del libro potrebbe costituire uno dei documentari. Il formato di ciascun capitolo è spesso televisivo: aneddoti, interviste, focus sulle biografie di molti scienziati famosi, accessibilità. Molti dei temi sono classici e avvincenti — i fossili, le origini dell'universo, della Terra, della vita, dell'uomo, le epidemie, le estinzioni di massa. Molte scienze naturali (paleontologia, paleoantropologia, biologia, geologia), meno fisica, ancora meno chimica. E quindi molto sulla vita di Einstein, ma relativamente poco — e alquanto confuso — sulla relatività generale. Max Planck, Niels Bohr ed Erwin Schrödinger sono menzionati, ma le funzioni d'onda no. Quando si arriva alla meccanica quantistica, il meglio che Bryson riesce a offrire è questo:

In realtà, come i fisici avrebbero presto capito, gli elettroni non assomigliano affatto a pianeti in orbita, ma piuttosto alle pale di un ventilatore in rotazione, riuscendo a riempire ogni angolo dello spazio nelle loro orbite contemporaneamente (ma con la differenza cruciale che le pale di un ventilatore sembrano solo essere ovunque contemporaneamente).

Oppure questo:

L'elettrone non vola intorno al nucleo come un pianeta intorno al suo sole, ma assume piuttosto l'aspetto più amorfo di una nuvola. Il "guscio" di un atomo non è qualcosa di duro e lucido, come le illustrazioni a volte ci inducono a supporre, ma semplicemente il più esterno di questi soffici ammassi di elettroni. L'ammasso stesso è essenzialmente solo una zona di probabilità statistica che segna l'area oltre la quale l'elettrone si avventura molto raramente. Così un atomo, se lo si potesse vedere, assomiglierebbe più a una pallina da tennis molto sfocata che a una sfera metallica dai bordi netti.

Si potrebbe dire che negli ultimi anni è facile trovare di molto peggio in circolazione, ma "la scienza per chi odiava la scienza a scuola", come qualcuno ha descritto il libro, incarnava un paradigma completamente diverso da quello della Short History di Asimov: dalla storia del processo scientifico alla narrazione della scienza, dal middlebrow al pop, all'infotainment - e al bestseller globale.

Il bestseller di Bryson è apparso prima dell'avvento dei social media, ma ha stabilito un canone e dimostrato la sua efficacia nell'attrarre pubblico sacrificando, in nome dell'accessibilità, la natura costitutiva di quelle che chiamiamo le scienze galileiane:

La filosofia naturale è scritta in questo grandioso libro — l'universo — che ci sta continuamente aperto dinanzi agli occhi. Ma il libro non si può capire se prima non s'impara a intender la lingua e conoscer i caratteri ne' quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri sono triangoli, cerchi ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto. (Galileo Galilei, Il Saggiatore)

Bryson mostra a malapena l'equazione della forza gravitazionale e E=mc², e il linguaggio della matematica viene in effetti espunto in favore della narrazione e dell'intrattenimento. Ma senza di esso, come scrisse Galileo, ci si aggira invano in un oscuro labirinto. Ad ogni modo, A Short History of Nearly Everything ha codificato uno standard persistente, tanto persistente che una versione 2.0 del libro è stata pubblicata nel 2025.


lunedì 23 febbraio 2026

IL CIRCO DI VINAY PRASAD SUL VACCINO MODERNA

 

https://www.statnews.com/2026/02/18/fda-moderna-reverse-course-flu-vaccine/

Contrordine! Il rifiuto di esaminare la pratica per l'approvazione del vaccino antiinfluenzale mRNA Moderna è stato cancellato. Cosa diceva quella fonte FDA anonima a STAT? Se modificano la richiesta con l'indicazione fino ai 64 anni di età... e così è stato. La pratica ora viaggerà per due strade diverse: quella normale per l'indicazione "fino a 64 anni", e quella dell'approvazione accelerata per l'indicazione dai 65 anni in su, che di fatto prevede un supplemento di trial post approvazione.

I circoli MAGA/MAHA si erano esaltati per il "refuse to file" firmato personalmente da Vinay Prasad. Il nuovo corso del processo di approvazione sarà facilmente venduto dai minions di RFK jr con un "finalmente l'azienda ha accettato di seguire le linee di FDA", cioè con un'altra finzione. L'importante è fare circo per compiacere il proprio elettorato e compattarlo: le elezioni di midterm si avvicinano (saranno a novembre) e sul fronte più ampio le cose per l'amministrazione Trump non vanno a gonfie vele:

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha dato seguito venerdì a quanto ci si aspettava, viste le valutazioni in cui i giudici avevano espresso scetticismo verso i fondamenti costituzionali dei dazi del cosiddetto "Liberation Day" di Donald Trump, e si è pronunciata contro i dazi del presidente.

Confermando la sentenza di una corte d'appello federale che aveva dichiarato illegale la manovra di Trump, la maggioranza di 6 a 3 — comprendente due dei giudici nominati dallo stesso Trump (che lui ha attaccato in termini molto personali) — ha ribaltato la politica economica di punta del presidente. In una successiva conferenza stampa, il settantanovenne è passato rapidamente all'attacco.

Trump ha definito alcuni dei giudici una "vergogna" e dei "traditori", alludendo a non meglio specificate cospirazioni straniere ordite da - come lui stesso li ha definiti - "miserabili" intenzionati a influenzare la Corte. La storica sconfitta giunge mentre il tasso di approvazione di Trump è in calo a causa della sua gestione dell'economia e della sua rete di rastrellamenti di immigrati a livello nazionale.
(David E. Rovella su Bloomberg)

https://www.bloomberg.com/news/newsletters/2026-02-20/trump-erupts-as-liberation-day-tariffs-struck-down-evening-briefing-americas

Per ritornare al vaccino Moderna, Derek Lowe fa notare che in realtà siamo solo all'inizio del processo di approvazione: Prasad e Makary hanno tutto il tempo per preparare nuove sorprese, per galvanizzare ancora una volta i propri simpatizzanti. E' così che gli uomini MAHA concepiscono la loro presenza nell'agenzia: guadagnare esposizione mediatica, nutrire la propaganda, ribadire davanti al mondo i cardini della propria ideologia.

 

giovedì 19 febbraio 2026

MAHA, VACCINI E PILLOLE PER DIMAGRIRE

Make America Healthy Again. Certo, come no.

Un'azienda sta sviluppando un prodotto. Fin dall'inizio parla con FDA per concordare il disegno dei trial clinici. L'azienda spende diverse centinaia di milioni per svolgere i trial arrivando a concludere con successo il trial di fase III come concordato e conferisce a FDA i dati. Gli uffici dell'agenzia iniziano a lavorare alla pratica. Tutto a posto? No. Arriva uno degli uomini MAHA installati nell'agenzia negli ultimi mesi e blocca tutto, inviando all'azienda un bizzarro "Refuse to file", firmato di persona. Perché?

Perché l'azienda è Moderna e il prodotto è un vaccino mRNA. E l'uomo MAHA, Vinay Prasad, ritiene che i vaccini mRNA siano l'ipostasi del male. Lui adduce come motivazione la non aderenza dei trial al golden standard of science, che ormai va bene in ogni occasione: qualsiasi fosse stato il disegno del trial, per andar bene a lui avrebbe dovuto essere fatto in un altro modo.

Facile prevedere che Moderna proverà in qualche modo a venirne fuori: "È del tutto possibile che se tornano, magari mostrando anche un po' di umiltà e [dicendo] che: 'Sì, non abbiamo seguito la vostra raccomandazione, questi sono i dati che abbiamo, e diamo solo un'occhiata al gruppo dai 50 ai 65 [sic] anni, dove c'è un po' più di equilibrio nel disegno,' allora il team di revisione potrebbe dire: 'Prenderemo in considerazione quella coorte'", dice una fonte FDA anonima.

Ma se non riusciranno a risolvere la situazione facile prevedere che l'azienda provvederà a una ristrutturazione, incominciando da un corposo round di licenziamenti (come se quelli del settore non fossero abbastanza). E facile prevedere tempi difficili per ogni biotech focalizzata su mRNA. Perché la prospettiva del mancato accesso al mercato USA rende questi investimenti insensati.

Questo è un messaggio forte lanciato all'industria: sappiate che se volete sviluppare un vaccino lo fate a vostro rischio e pericolo e che svilupparne uno mRNA è quasi suicida. 

Anche in altre aree terapeutiche il messaggio sembra chiaro: a NIH parte uno studio su ivermectina in funzione antitumorale. Pura ideologia:

L'ivermectina è diventata un simbolo di resistenza contro l'establishment medico tra gli aderenti al MAHA e i conservatori. Commentatori affini e influencer del benessere e altri influencer online hanno pubblicizzato — senza prove — l'ivermectina come cura miracolosa per una serie di malattie, compreso il cancro. Funzionari dell'amministrazione Trump hanno indicato la ricerca sull'ivermectina come esempio della disponibilità dell'amministrazione ad accogliere idee che l'establishment scientifico ha respinto. "'Se molte persone ci credono e sta influenzando la salute pubblica, noi come NIH abbiamo l'obbligo, ancora una volta, di prenderla sul serio," ha detto Bhattacharya durante l'evento. Secondo The Chronicle della Duke University, Bhattacharya ha recentemente dichiarato di volere che il NIH sia "il braccio di ricerca del MAHA".

Ma ci sono nuovi farmaci prodotti da grandi farmaceutiche che mettono in crisi l'area MAHA. Se traduci "non demonizzare i grassi animali" in "nessun problema con i grassi saturi" e se vai verso più proteine e meno carboidrati alla fine proponi il classico panino con l'hamburger e il barbecue domenicale... e se quello è il tuo stile di vita il sovrappeso può essere un problema. E infatti:

Esiste un forte dibattito sulle pillole antiobesità all’interno del movimento perché si sono rivelate molto efficaci e negli ultimi anni c’è stata una vera e propria esplosione in termini di comprensione delle loro reali potenzialità. Ovviamente, però, molte di esse sono prodotte da alcune delle più grandi aziende farmaceutiche come Eli Lilly e Novo Nordisk. Gli attivisti del movimento temono quindi di diventarne “clienti a vita” e un fondo di verità c’è perché le persone riprendono peso rapidamente e facilmente se smettono di assumere questi farmaci, senza considerare che altri vanno incontro ad alcuni effetti collaterali gravi. E penso che alcuni all’interno del movimento “Make America Healthy Again” direbbero che le scelte sullo stile di vita siano più importanti di qualsiasi farmaco. Resta da vedere esattamente come l’amministrazione Trump li tratterà perché da un lato si vocifera che Kennedy Jr ne sia un feroce oppositore e di conseguenza non avrebbe intenzione di favorirli o ne vorrebbe inasprire la regolamentazione. Dall’altro alcuni commentatori sostengono che Trump starebbe cercando di negoziare un prezzo più basso per questi farmaci dimagranti.

A Lilly hanno scommesso sulle porte aperte di FDA, accumulando scorte di Orforglipron pronte per essere immesse sul mercato prima della sua approvazione.

https://www.fiercepharma.com/pharma/lillys-pre-launch-inventory-oral-glp-1-candidate-swells-ahead-expected-fda-obesity-nod

Ora, per quel che mi riguarda, i simpatizzanti MAHA possono mangiare quello che vogliono e curarsi o non curarsi come vogliono. Ma che la loro area politica finisca per influenzare la disponibilità mondiale di nuovi farmaci sovvertendo l'operato di FDA e NIH, questo no: questa non è questione di libertà, questa non è lotta per la trasparenza, questa è un'altra maledetta crociata ideologica. Inaccettabile.

lunedì 16 febbraio 2026

SOCIETA' LIQUIDE E SOLIDE IMPUNITA'

 

https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/08/liberta-diritti-repressione-dissenso-oggi/8282420/

Devo a Gandini e Bartolini la mia personale scoperta de L'industria del complottismo di Mathieu Amiech, che ha molto pesato su quanto è stato scritto su questo blog nell'ultimo anno. Questo loro articolo mette assieme cose apparentemente sconnesse (la deriva a-democratica degli ultimi anni e gli Epstein files). In realtà sono aspetti complementari di un fenomeno sfaccettato ma univoco negli esiti, quello che Carlo Galli ha definito l'ultimo atto della democrazia.

In quel contesto, ciò che veniva presentato come tutela collettiva si è tradotto, per molti, in un’ulteriore compressione della libertà materiale e dell’autonomia quotidiana. Anche qui, la violenza non coincide soltanto con l’uso della forza fisica, ma con la ridefinizione autoritaria di ciò che è dicibile, visibile e praticabile.

La domanda allora diventa inevitabile: nella diseguaglianza, nella repressione del conflitto e in un contesto di impunità sistemica si può essere liberi? Povertà, precarietà, assenza di diritti sociali e criminalizzazione del dissenso compromettono l’esercizio di una libertà effettiva. Recuperare un’idea di libertà non neoliberale significa tornare a pensarla come condizione collettiva e materiale, non come privilegio individuale.

I legami sociali, territoriali e politici non sono il limite della libertà, ma la sua possibilità. Senza dissenso, senza conflitto, senza la capacità di spezzare la normalizzazione dell’ingiustizia, la libertà resta una formula retorica: utile a legittimare l’esistente, incapace di trasformarlo.

Leggendo l'articolo è tornata a galla nel materiale della mia memoria la modernità liquida descritta da Zygmunt Bauman (Liquid Modernity, 2000). In Bauman la società liquida è una condizione sociale segnata da precarietà e incertezza permanente, in cui le relazioni umane diventano fragili e "usa e getta", coinvolgendo legami affettivi, amicizie e matrimoni. Il lavoro si caratterizza per la sua flessibilità e intermittenza, privo di sicurezze tradizionali - ma Bauman non mette in relazione la precarietà sociale con la precarietà economica messa in atto in occidente da globalizzazione e crisi economiche. Per Bauman la globalizzazione opera collocando il potere a livello globale (le cosiddette élites), mentre la  politica - e in teoria la prassi democratica - rimane ancorata alla dimensione locale, incapacitata, inefficace.

Che la società liquida si sia in larga parte realizzata mi pare sia piuttosto evidente, ed altrettanto evidente è che tale trasformazione sociale abbia permesso le prassi di governo e le narrazioni prevalenti.

Gandini e Bartolini dicono che il legame sociale è il prerequisito della libertà, ma l'individuo liquido è sciolto da legami, solutus, e quindi non possiede quel prerequisito di libertà. Da questo punto di vista il paradosso del solutus è che verso il basso produce isolamento e precarietà, mentre verso l'alto produce i legibus soluti, quelli fuori dalla portata delle leggi (non solo Epstein e soci, basta vedere certi pregiudicati e pluricondannati che siedono nel parlamento italiano).  

All'inizio del movimento operaio mutuo soccorso e sindacato nacquero come pratiche di sopravvivenza sociale della classe lavoratrice. Ma la società liquida scioglie i legami orizzontali e senza legami orizzontali è praticamente impossibile sviluppare una coscienza di classe, quella coscienza di classe che che fece nascere il movimento dei lavoratori. Dall'altro lato la liquidità lascia intatte – anzi rafforza – le strutture verticali del potere. La liquidità è selettiva: fluidifica chi deve obbedire, solidifica chi comanda. È funzionale proprio perché atomizza il conflitto mentre garantisce coesione e protezione reciproca alle élites.

Poi occorre notare che in un momento di rivoluzione negli assetti del potere globale alle élites europee potrebbe fare comodo anche un po' di coesione sociale, ma non si può dire che abbiano mai brillato per lungimiranza.



giovedì 12 febbraio 2026

OTTO ANNI DOPO

Otto anni di osservazione del dibattito italiano in materia di scienza e politiche sanitarie: è quello che ha prodotto questo blog. Un lasso di tempo che mi ha permesso di osservare per la prima volta i meccanismi della radicalizzazione nel 2018, con l'esaurimento della parabola delle proteste sul Decreto Lorenzin sull'obbligo vaccinale pediatrico. Qualcuno mi disse che avallare posizioni inqualificabili, come certe "analisi scandalo" sui vaccini, aveva un senso politico. Quel che successe nei due anni successivi semplicemente confermò la mia convinzione che no, non aveva alcun senso. Sempre che per "senso politico" non si intendessero, a livello personale, un po' di visibilità, qualche palco, qualche collaborazione opportunistica, accettando per parlare qualsiasi piattaforma, qualsiasi microfono (e il medium o il canale che usi finisce per definirti politicamente).

Ho osservato gli stessi meccanismi all'opera tra 2020 e 2022, quando chi ha scelto la radicalizzazione e la visibilità è diventato per esempio una firma fissa su La Verità. E che quel quotidiano pubblichi l'agiografia dei personaggi MAGA/MAHA è una evoluzione logica, date le premesse politiche.

Che l'immaginario MAGA/MAHA sia stato fatto proprio da una destra italiana in crisi storica di contenuti diversi da immigrazione e reliquie del ventennio fascista non è strano.

Quello che lo è, eccome, è che posizioni MAHA siano filtrate in aree definibili "sinistra". La polarizzazione conformismo-complottismo, come ha osservato Mathieu Amiech, opera come trappola: temi politici del tutto legittimi - trasparenza istituzioni sanitarie, interferenza del business nella sanità, libertà di scelta - vengono spinti in area complottista dal rifiuto aprioristico del conformismo mainstream. Oggi MAGA/MAHA hanno colonizzato quegli spazi con linguaggio identico ma significato opposto. Ascoltate Marty Makary o Jay Bhattacharya su YouTube: ossessivi critici di Fauci e convinti che la spesa sanitaria pubblica sia una bestemmia.

Per MAHA "trasparenza" significa deregulation totale, dietro lo schermo di un ripristino di un "gold standard of science" che guarda caso dovrebbe essere applicato ai soli vaccini. "Interferenza business in sanità" significa sabotare FDA e CDC. "Libertà di scelta" significa zero obblighi vaccinali indissolubilmente legati a zero assistenza pubblica. E "lotta alla corruzione nella sanità", dai fatti, è solo un vuoto slogan per giustificare riduzioni di personale e nomine di fedeli MAGA/MAHA nelle posizioni chiave.

La situazione USA rischia di sigillare e ratificare in tutto l'occidente la polarizzazione tra conformismo e complottismo. Ma trasparenza, difesa della sanità pubblica e libertà di scelta individuale rispetto alle pratiche mediche dovrebbero, anzi devono essere sottratte a questo meccanismo letale, con il rifiuto di sottoscriverlo.

Dopo di che c'è da sottolineare qualcosa. Questo non è un mio "se lo dice RFK jr è inaccettabile". Non mi sognerei mai di dire "mangiate tutto il cibo processato o iperprocessato che volete", per fare un esempio. Ma ogni contenuto MAHA è funzionale alla prassi politica, Trump nella sua seconda campagna elettorale per la presidenza lo ha cooptato in modo parimenti funzionale. Cosa che ha ispirato idee bislacche alla destra autoritaria italiana di oggi, che tratta l'Italia come se fossero gli Stati Uniti - confermando che l'imitazione acritica è un fondamento della politica italiana, a cui manca qualsiasi concetto di isomorfismo.

Il che ne fa un caso esattamente opposto a certi esempi della metà del XIX secolo, come Ezra Pound, di cui di recente Eros Barone parla su sinistrainrete - e tra l'altro un ex partigiano come Sergio Solmi nelle sue traduzioni volle proprio inserire  La tomba ad Akr Çaar di Pound:

Io sono la tua anima, Nikoptis.
T'ho vegliata
per questi cinque millenni

E' un ragionamento che potrei estendere a Ernst Junger, Emile Cioran, Mircea Eliade, Giuseppe Tucci. 

E a riguardo di Tucci non posso non ricordare l'apprezzamento per la sua opera di orientalista di un antifascista come Fosco Maraini, che con lui lavorò. Questo per dire che lo scontro politico di 100 anni fa ha molto poco a che fare con la polarizzazione odierna tra conformismo e complottismo. 
In primo luogo perché di mezzo non c'è pensiero o scritto che sarà degno di ricordo tra cento anni.


 

lunedì 9 febbraio 2026

20 ANNI FA L'EUROPA DECISE LA CRISI DI OGGI

https://www.huffingtonpost.it/economia/2026/02/06/news/se_svuotata_la_farmacia_del_mondo_leuropa_ha_perso_un_primato_e_sviluppato_una_dipendenza-21143650/

"Negli ultimi vent’anni l’Europa ha perso progressivamente centralità nel farmaceutico -
sostiene Andrea Corazza, executive director di Menarini - il 25 per cento degli investimenti
globali si è spostato fuori dall’Ue, la quota di trial clinici è scesa dal 25,6 per cento al 19,3 per
cento e quella di farmaci innovativi sviluppati in Europa dal 50 per cento al 20 per cento. La
perdita di competitività è ormai strutturale, aggravata dal contesto geopolitico e dalla
competizione con Usa e Cina”. I dazi di Donald Trump aggravano la situazione, anche se
l’accordo raggiunto a luglio tra Ursula von der Leyen e il presidente americano li limita al 15
per cento. Prima della guerra commerciale, i farmaci europei esportati negli Usa non erano
soggetti a dazi o comunque con percentuali molto basse.

Che dire al riguardo? Che 20 anni fa la stessa Europa, in nome del taglio della spesa farmaceutica, aveva innescato un processo dalle conseguenze piuttosto ovvie, spalancando porte e finestre ai produttori asiatici di farmaci, con cui nessuna azienda occidentale poteva competere? O meglio: nessuna azienda occidentale poteva competere con regole che di fatto la discriminavano economicamente.

Il crollo iniziò precisamente nel 2004, quando la Direttiva 2004/27/CE aprì il mercato europeo a produttori di API non approvati né ispezionati da EMA o FDA. La successiva Direttiva 2011/62/UE non corresse il tiro, ma introdusse il concetto grottesco di 'equivalenza' autocertificata: le autorità dei paesi terzi garantiscono da sole che i loro standard sono equivalenti a quelli europei. Un sistema di certificazione che FDA non avrebbe mai neanche considerato (grottesco non è un aggettivo usato a caso).
L'obiettivo era chiaro: tagliare la spesa farmaceutica e farlo con il crollo dei prezzi dei farmaci generici. Obiettivo raggiunto. In Italia, per esempio, tra il 2004 e il 2014, la spesa farmaceutica pubblica scese del 70%. Il prezzo di questo "successo" ? La distruzione della capacità produttiva europea. 

Ovviamente nell'articolo sull'Huffington Post si parla anche del 15% di dazi sui farmaci innovativi europei che entrano in USA, un problema serio, ma commentando come se fosse stata una vittoria della Commissione Europea nel contenimento del danno...

Chi mi ha inoltrato l'articolo mi ha fatto notare che la politica sta scoprendo l'acqua fredda (perché con quella calda sarebbe un affare già troppo complicato), ma personalmente non posso cogliere lo stesso schema di quello che sta succedendo con l'industria chimica di base europea.

Eppure, 20 anni fa, quando quelle decisioni furono prese, le stessa industria europea (EFPIA) presentò le sue eccezioni, senza avere nessuna risposta (per tacere dei costi occupazionali dell'operazione). Ma ehi, era il mercato, baby, e quello era il mercato come lo si era voluto ai tempi della globalizzazione. Oggi le conseguenze di quelle scelte sono ancora tutte al loro posto, ma il vento della geopolitica è profondamente cambiato. E una intera classe dirigente continentale si ritrova con problemi continentali impossibili da gestire (per pura pietà non parlo del dettaglio italiano, dove il concetto di "industria strategica" era diventato già desueto negli anni '90).

Mi ricordo di aver letto in passato  cose come "la globalizzazione è irreversibile". Certo, la globalizzazione era irreversibile, il suo prezzo è stato pagato in deindustrializzazione e disoccupazione, e non c'era bisogno di alcun piano B. Oggi di quel piano B ci sarebbe un gran bisogno, ma nessuno sa dove mettere le mani.
 

giovedì 5 febbraio 2026

I "TEMPI INTERESSANTI" DEL PHARMA GLOBALE

 


Il settore farmaceutico e biotecnologico globale sta attraversando uno dei periodi più turbolenti della sua storia più recente. Tra il 2022 e il 2025 l’industria ha vissuto una fase di contrazione profonda, segnata da tagli occupazionali e ristrutturazioni. Il ciclo negativo ha colpito in pari misura grandi farmaceutiche globali, CRO e CDMO, creando un paradosso evidente: mentre alcuni nuovi blockbuster generano ricavi miliardari, migliaia di professionisti perdono il lavoro. E i tempi delle vacche magre non sono ancora finiti, anche se il mercato del lavoro nel settore continua a mostrare flebili segni di vita

Il 2022 ha segnato l’inizio del declino. Dopo il boom pandemico del 2020-2021, trainato dai vaccini e dagli antivirali COVID-19, nonché dall’accelerazione della ricerca biotech, il mercato ha iniziato una brusca correzione. La maggioranza delle biotech non ha prodotti sul mercato e vive di finanziamenti: per loro il rialzo dei tassi di interesse base delle banche centrali occidentali (FED, BCE) è stato tossico, spesso letale. Molte hanno reagito tagliando costi, personale e programmi di sviluppo, ovviamente quando non sono finite al cimitero. Questo ha avuto un effetto a cascata su CRO e CDMO, che si sono ritrovate con capacità in eccesso e programmi di espansione saltati o sospesi a tempo indeterminato. I licenziamenti nelle CRO sono stati un leit motiv degli ultimi anni.

Nel 2023 la crisi occupazionale si è aggravata. I licenziamenti sono aumentati sensibilmente e hanno coinvolto non solo le piccole biotech, ma anche grandi player dei servizi. Il rallentamento dei trial clinici e la fine dell’urgenza pandemica hanno ridotto ulteriormente la domanda. Parallelamente, alcune farmaceutiche globali hanno iniziato a riinternalizzare attività prima esternalizzate, comprimendo ancora di più il mercato dei servizi. L’attenzione si è spostata quasi esclusivamente su efficienza operativa e riduzione dei costi.

Il 2024 non ha portato lo sperato rimbalzo. I tagli occupazionali sono proseguiti e in alcuni casi si sono intensificati. Le CRO e i CDMO hanno subito una doppia pressione: budget ridotti o evaporati delle biotech, la sospensione dei loro progetti di sviluppo e l'ottimizzazione aggressiva dei fornitori da parte delle big pharma. La durata prolungata della crisi ha iniziato a erodere la fiducia e a spingere talenti esperti verso altri settori.

Il 2025 ha rappresentato l’anno più paradossale. Da un lato, i farmaci anti-obesità di Eli Lilly e Novo Nordisk hanno generato vendite straordinarie; dall’altro ristrutturazioni sono continuate con un 5% di aumento rispetto ai brutti dati del 2023. Si aggiungano il patent cliff prossimo venturo e i dazi USA sui farmaci innovativi e il quadro è completo, nonché poco rassicurante (i dazi di fatto sono una tassa del 15% sui prodotti innovativi esportati verso gli USA).
Si noti bene: mentre sul versante della chimica di base la crisi è prima industriale e poi occupazionale, nel caso del farmaceutico è in primis occupazionale. Pfizer e Novo Nordisk non hanno licenziato perché in crisi, ma per garantire o massimizzare i profitti degli azionisti. Il caso di Novo Nordisk è assolutamente eclatante.

A dicembre 2025 FDA ha approvato la formulazione orale del semaglutide di Novo ad alto dosaggio contro l'obesità, sei anni dopo la prima formulazione orale di un peptide mai approvata (2019, sempre Novo Nordisk, sempre semaglutide, basso dosaggio in funzione antidiabetica). Vero che l'azienda è in un testa a testa con Eli Lilly, che attende una decisione FDA su Orforglipron, agonista GLP-1 non peptidico, altra pillola anti obesità, ma a regola le due aziende dovrebbero dividersi un mercato estremamente redditizio. Novo, in questo quadro, ne ha licenziati 9.000, pur avendo fatto una trentina di miliardi con gli agonisti GLP-1 nel 2024 (nessun licenziamento significativo da parte di Lilly per ora).

A leggere i primi pareri sull'outlook per il 2026 sembra di assistere a una replica di quelli del 2025: AI, streamlining, ottimizzazione. La mia personale impressione è che nessuno abbia mezza idea di quel che c'è davanti. Perché da una parte i dazi trumpiani penalizzano le produzioni a più alto valore aggiunto effettuate in Europa, dall'altra il BIOSECURE act, per quanto depotenziato, dovrebbe diventare legge. Infine  nella mia esperienza questi cicli difficilmente durano più di cinque anni. Alla J.P. Morgan Healthcare Conference di gennaio 2026 si è manifestato un cauto ottimismo parlando molto di IA, patent cliff, inlicensing e purtroppo di fusioni e acquisizioni (sinonimo di licenziamenti). Quel che nessuno può anticipare è quale sarà il paesaggio offerto da questa industria nel 2027. Perché un patent cliff al rallentatore è appena iniziato e a naso gli atteggiamenti non sono così diversi da quelli che ci furono in vista di quello del 2012. Che fu abbastanza disastroso, ma allora la geopolitica era fuori dal quadro.

 

lunedì 2 febbraio 2026

LA CENSURA E' SEMPRE LA STESSA, ANCHE QUANDO CAMBIA SEGNO

 

https://sinistrainrete.info/societa/32207-mario-sommella-la-censura-invisibile.html

Posso dire di essere un veterano della censura. Ai tempi dell'Italian Crackdown (1994) ero lì, aspettando una perquisizione di gente in divisa, che non si verificò. In compenso fu perquisita Peacelink e il loro hardware fu sequestrato. Le accuse erano inerenti la diffusione di software piratato e gli esecutori inclusero nella fattispecie i pacchetti freeware per la rete Fidonet, per i gateway usenet etc etc - la cosa non reggeva? Irrilevante. Chi volesse approfondire il tema può recuperare e leggere il libro, che si trova su Archive.org . Se preferite un riassunto potete leggere qui. Quel che posso dire al riguardo è che in effetti le forze dell'ordine individuarono un nodo della rete che aveva software piratato. Al che la magistratura prese come elenco dei possibili complici del reato gli indirizzi di tutti i nodi della rete italiana. Ai tempi era come dire: ho perquisito una casa a Genova, ho trovato 10 chili di cocaina, l'arrestato usava il telefono, considero tutti i presenti nell'elenco telefonico di Genova come possibili complici. In realtà era semplicemente uno di quei giri di vite che già si erano visti negli USA

E infatti la faccenda del crackdown italiano ebbe una grande risonanza proprio oltreoceano. L'Electronic Frontier Foundation prese posizione, se ne parlò su Wired, che al tempo era molto diversa e non aveva un'edizione italiana.

Ai tempi la sensazione fu che "la frontiera elettronica" che, più o meno autoregolandosi era rimasta per qualche anno non presidiata dall'autorità, avesse riscosso l'attenzione degli sceriffi di turno, che arrivavano a dire cosa era concesso e cosa non lo era. E per esempio mail e forum criptati potevano non esserlo. 

Occorre che negli anni '90 l'idea che la "frontiera elettronica" fosse un territorio fondamentalmente libero persisteva, nonostante tutte le campagne per il diritto di autore e contro il file sharing, con i loro pesanti effetti collaterali. Così con l'arrivo del web 2.0 a partire da Myspace l'impressione di libera diffusione dell'informazione rimaneva. Anzi, veniva ribadita da eventi come le proteste contro l'elezione di Mahmoud Ahmadinejad in Iran nel 2009, dove il coordinamento dei manifestanti via Twitter divenne una notizia di rilevanza globale.

Invece nel secondo decennio del nuovo millennio ho sperimentato una nuova stagione della censura. Questo blog nacque nella primavera del 2018 da una pagina Facebook iniziata a maggio del 2017. Nel novembre 2019 superò le 100.000 visualizazioni complessive e subì un'azione censoria di un certo rilievo. Tutti i post facebook contenenti un link al blog, inclusi quelli della pagina, vennero cancellati dalla sera alla mattina. Nessuna comunicazione da Facebook, nessuna risposta alla richiesta di chiarimenti su quanto successo. Nei successivi 5 mesi non fu possibile postare su facebook un link al blog, neanche usando tinyurl (l'azione fu di fatto rivendicata da "gli amici che gestivano i social" a Roberto Burioni, con un post che taggava un responsabile di Facebook Italia). Ma, come si dice, la vita continuava e nel 2020, a causa del COVID, questo blog fece 300.000 visualizzazioni in un anno, e 200.000 all'anno nel 21 e nel 22. Però sul fronte facebook le cose andavano diversamente: se nel 2020 solo 3.000 dei 15.000 follower della pagina vedevano i post, nel 2022 la cifra era decimata. I dati di distribuzione dicevano che i contenuti arrivavano fino a 100-200 persone, alle volte a 1000 ma non di più. Fu uno dei motivi che mi spinsero ad abbandonare i social media, continuare a produrre contenuti su una piattaforma che non li distribuiva non aveva senso. Quindi sì, Mario Sommella ha ragione a parlare di censura invisibile.

Però io condivido completamente il punto di vista di Mathieu Amiech: proprietà pubblica o no è lo stesso medium il problema. I social network vengono ritenuti l'agorà globale solo perché gli utenti li ritengono tali, quando in realtà le dinamiche dei social media sono completamente scorrelate da quel che accade nel mondo reale (per fortuna). Resta il fatto che, al momento, in maniera non direttamente quantificabile, i social media continuano ad influenzare il dibattito e la pubblica percezione.

Quindi non è che non abbia osservato quel che succedeva. E non è così sorprendente che l'orientamento di algoritmi e factchecking sia mutato per venire incontro al nuovo referente politico di (quasi) tutti i padroni di (quasi) tutte le piattaforme. E di recente abbiamo visto casi significativi.

Una semplice osservazione: Facebook ha sempre gli stessi fornitori per il factchecking, anche se la lista è molto probabilmente diventata più corta. E in Italia Open continua a essere un fornitore di servizi per Meta (assieme a Facta). 

Su Open David Puente ha fatto il factchecking a Barbero riguardo l'endorsement dello storico per il no al referendum sulla giustizia. Curiosamente Facta  ha preso le distanze, e e sia Facta che Pagella Politica hanno fatto sapere che su Facebook il video è stato etichettato come falso (e quindi ha perso visibilità) proprio a causa dell'articolo di Puente su Open, descrivendo il processo di factchecking - e spiegando la sua natura fondamentalmente arbitraria: il factchecker non è obbligato a segnalare il video come falso o privo di contesto etc, può farlo oppure no.

A che mulino tira l'acqua la posizione di Open, tra l'altro ribadita, parlando di incompetenza in materia dello storico? A quello del governo Meloni, che risulta nella lista degli amici del POTUS. E poco importa che qualcuno che difficilmente può essere tacciato di incompetenza, Nicola Gratteri, si sia schierato anch'esso per il no: è competente, ma non ha la viralità di Barbero. Comunque la maggioranza di governo ha provato a manipolare un suo contenuto trasformandolo in un appoggio al sì, e Gratteri li ha querelati.

Quindi la censura è sempre la stessa e usa sempre gli stessi metodi per favorire chi comanda, chiunque sia e di qualunque colore politico sia. I clown vanno in scena senza trucco, il potere gioca a carte scoperte.