venerdì 9 febbraio 2024

IL RAPPORTO CON IL PASSATO DELL'OCCIDENTE ODIERNO IN UN MURALES

Banksy

E' un rapporto pessimo, si direbbe. Ok, se si esaminano i media si può facimente notare come all'agenda della propaganda sia necessario riscrivere il passato, perché il mostro di ieri non può essere il giusto di oggi. Alcuni esempi: "fronte" come termine connotante movimenti di destra, quel che è stato riscritto ad hoc su Stepan Bandera negli ultimi due anni, o roba di questo genere:

https://www.linkiesta.it/2023/01/auschwitz-ucraina-russia-campo/

(commento di un vecchio amico: "Che schifo. Un cumulo di immondizia fascista").

Se con la propaganda di guerra si arriva a questi livelli la tendenza è comunque generale e più profonda da tempo. E' una cosa che mi sono trovato davanti personalmente nei (troppi) anni di CS sui social: il caso più tipico riguardava le reazioni alla bibliografia sulla dinamica delle malattie infettive. Alcuni che ovviamente non erano in grado di comprendere il contenuto di detta bibliografia non trovavano di meglio che dire "è obsoleta" - perché un paio di storici articoli di May e Anderson su Nature erano stati pubblicati negli anni '80. Con lo stesso principio si sarebbero dovuti dichiarare obsoleti equazione di Schroedinger, relatività generale, equazione di Clausius-Clapeyron nonché una buona metà dell'analisi matematica e molto altro. Ma era inutile far notare a certi soggeti le insanabili contraddizioni di quel che sostenevano: loro ripetevano la "verità" delle virostar trasmessa a reti unificate e per loro la scienza era quella lì, quindi le equazioni differenziali non c'entravano niente.

Ma la tendenza alla cancellazione del passato quando un passato risulta non conforme a una qualche narrativa corrente è diventata qualcosa di molto profondo e onnicomprensivo. Si disse un tempo della fortuna nei secoli de Le vite parallele di Plutarco, che furono ritenute fino ai primi del 900 una lettura indispensabile per i futuri membri delle classi dirigenti . La ratio di questa fortuna è che si pensava che molte dinamiche umane si ripresentano nello stesso modo in tempi e luoghi diversi. E in questo quadro le lunghe recenti polemiche sulle inclinazioni sessuali di Cesare, per esempio, sono state una delle tante celebrazioni dell'irrilevanza. E il più pensano che in nessun modo si possano fare paralleli tra presente e passato, se non quando fa comodo (abbiamo di recente visto citare a sproposito Chamberlain contro qualsiasi istanza pacifista).

Questa visione del passato odierna ha origine nelle tonnellate di idiozie prodotte dal politically correct a stelle e strisce. Una plastica rappresentazione di questo ciarpame è oggetto di una delle principali scene di Tàr (e ricordo che la protagonista, assolutamente e splendidamente spietata in questa sequenza, è lesbica)

(I mean, unfortunately the architect of your soul appears to be social media è più che magnifica ed è a causa della sua perfetta e brillante lucidità intrecciata al suo ego e non per i suoi peccati che la protagonista finirà in disgrazia)

Ma guarda caso la cultura "desinistra" europea e in particolare italiana, ridotta a un bagaglio di pseudonozionismo usa e getta e parole d'ordine precotte, ha in gran parte assorbito queste idiozie a stelle e strisce con entusiasmo, sovrapponendole a polemiche carsiche nella storia italiana degli ultimi 50 anni come quella contro il liceo classico e l'insegnamento del latino nelle scuole. In certe polemiche è stato sempre "scienza" vs umanesimo, come se la "scienza" in Italia dovesse avere un non meglio definito primato morale e culturale (poi all'inizio di questo decennio abbiamo visto come è andata a finire).

E' per questo che il rapporto della contemporaneità con i classici è nella migliore delle ipotesi molto teso e l'impulso a emendarli e riscriverli è molto forte. Riscrittura è molto diverso da reinterpretazione: Macbeth può essere trasportato nel Giappone medievale e rimanere lo stesso (Il trono di sangue di Kurosawa), può essere interpretato da Denzel Washington (The tragedy of Macbeth, 2021) e nulla cambia. Biancaneve senza principe e senza nani è una faccenda assai diversa.

Si possono dire molte cose delle fiabe Disney e in primo luogo che sono una versione molto edulcorata delle fiabe tradizionali o classiche. Andersen non era certo noto per i lieti fini, i Grimm producevano fiabe crude e sanguinarie etc etc. Ma le reinterpretazioni odierne arrivano ad essere grottesche e ridicole, come si scrive qui.

L'opera di Banksy nell'immagine dice più di qualsiasi parola io possa scrivere: il punto è la reazione che può provocare, perché è discriminante - o si è fondamentalmente a favore della cancellazione del passato, selettiva o meno, o si è assolutamente contro. Ma la cancellazione del passato, al di là delle questioni di principio, è benvenuta per i soggetti che con la propria storia non vogliono e non riescono a confrontarsi, quelli che non possono guardarsi allo specchio secondo Geminello Preterossi.

 


venerdì 2 febbraio 2024

L'EXPAT DI RITORNO A CASA: GLORIA SIA RESA A QUELLA TRIPPA

 

Viene da dire in primo luogo del taglio della trippa, non esattamente quello che trovi ovunque. Poi ci sono i pioppini e il discorso si fa lungo... Lungo perché i pioppini ormai sono per tutti questi, che potete trovare in ogni supermercato dell' Europa Occidentale o quasi:


Invece loro usano questi, uguali a quelli che mia nonna faceva crescere su un ceppo di pioppo (li faceva con le salsicce, aglio, poco pomodoro e una giusta dose di nepitella):


E poi c'è il brodo di verdura, inteso in senso letterale, verde (foglie di sedano, bietola etc) e zenzero. Il risultato finale scalda il cuore.

Da che l'ho assaggiata, tornato a Nord, ho smesso di buttar via le foglie del sedano. Ho cominciato a usarle nelle minestre di verdura. Qui la trippa non è comune, per niente, e la prossima sperimentazione, con lo zenzero, sarà con un piedino di maiale - perché in fondo, trippa o piedino, si parla di perlopiù tessuti connettivi e quindi di tanto collagene. La cosa notevole, nell'esecuzione della trippa nell'immagine è che il collagene libero scarseggia (ipotizzo una lavatura della trippa bollita). Il che la rende ancor più notevole. Ah, per chi non conosce che lo zampone, il piedino di maiale è parente alla zampa di pollo: cotenna e tendini, muscoli pochi, tutto diverso dallo stinco.

E a questo punto mi viene una riflessione su tutti i discorsi su cibo e "scienza e tecnologia", bio, non bio, industriale, non industriale, e tutto il resto. Il cibo non è semplicemente "nutrimento". Il cibo è molto altro e molto di più. Il palato ha una sua memoria e una sua curiosità. La memoria del palato è un po' come la memoria della musica. Sono cose che hanno un senso profondo e personale, e nessuna neuroscienza può aggiungere significato a tutto questo. Il cibo è cultura, inteso in senso antropologico (https://ilchimicoscettico.blogspot.com/2022/02/the-swede.html). E le culture possono evolversi (o decadere). Nel nord Europa, in alcune nazioni, la cultura del cibo si è evoluta - specialmente quando si trattava di nazioni senza una vera cultura del cibo, cioè con una cucina perlopiù decisamente triste. Altre, possa piacere o no, invece la loro cultura del cibo ce l'avevano eccome e se la sono tenuta - per quanto a un mediterraneo tale cucina possa risultare assai discutibile.

Ma, ripeto, tutto questo non è niente che possa essere catturato da un discorso "scientifico" del giorno d'oggi. E chi dice che non c'è differenza tra industriale e non industriale perché lo dice la scienza non ce la potrà fare, mai.

E' una questione di gusti. A me piacciono, tra l'altro: quel che ha radici profonde, specie quando le riconosco, le vecchie biblioteche, i centri storici delle città europee, la poesia di Eliot e la prosa di Joyce, la buona cucina, il buon vino, le birre trappiste, i frammenti di Eraclito, il James Bond interpretato da Sean Connery, gli whisky di Islay, l'Highland Park 10 years old Ambassador Choice, i dati statisticamente solidi, i bei formalismi matematici e le cristallizzazioni ben riuscite, 

PS: Si tratta della trippa dell'Erbaluigia (Pisa).

lunedì 29 gennaio 2024

IL NUOVO PIANO PANDEMICO RICALCA LA "MIGLIORE GESTIONE"

https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/01/28/nuovo-piano-pandemico-anche-per-meloni-le-emergenze-sono-occasioni-di-profitto/

 

La logica è sempre quella: di nuovo si ribalta sui cittadini responsabilità che sarebbero di governi che si susseguono uno dopo l’altro lasciando la sanità sempre meno in grado di far fronte alle richieste quotidiane. Figuriamoci di fonte alla prossima emergenza pandemica.

Meloni ha ribadito nei fatti, se ce ne fosse ancora bisogno, che la politica odierna – quantomeno quella esercitata da un ceto dirigente pavido e confuso – può solo abbracciare i diktat neoliberisti, per i quali le emergenze sono occasioni di profitto e di riorganizzazione autoritaria dello spazio pubblico. Gli investimenti sulla sanità non sono solo inadeguati, largamente inferiori a quanto necessario, ma si accompagnano a una progressiva svendita dell’intero sistema di servizi. Il privato si lecca i baffi e, sulla scia dell’esempio a stelle e strisce, allunga le mani sulla medicina pubblica, preparando in tema di salute quello che l’autonomia differenziata sta realizzando sul versante dei rapporti tra sud e nord nel nostro Paese.

Le diseguaglianze sono così destinate a crescere, e una sanità lasciata alle brame degli agenti di profitto potrà solo divaricare ulteriormente le condizioni di vita che separano ricchi (pochi) e poveri (sempre di più)

 

Al che uno potrebbe pure chiedersi che cosa voglia dire essere cittadino italiano in Italia: essere suddito di una classe politica autoreferenziale (e questo vale per tutti i partiti in parlamento) o cos'altro? Gandini e Bartolini non fanno che mostrare per l'ennesima volta che il Re è nudo. Ma ormai abbiamo capito che al Re non gliene frega niente, perché non esistono alternative politiche per quanti al momento del voto scelgono l'astensione. Il Re, per quanto nudo, rebus sic stantibus continua ad essere in una botte di ferro. Ma non è questione solo di classe politica: c'è poco da gioire se, quanto a libertà di stampa, l'Italia è risalita dal 58° al 41° posto. Se la qualità di una democrazia è collegata alla qualità della sua informazione siamo messi molto male.

E la pandemia non ci ha reso migliori. Ha invece dimostrato quanto la maggior parte degli italiani possa sopportare, e quanti possano aderire con entusiasmo a qualsiasi istanza repressiva dei diritti individuali. A costo di ripetermi, il carattere nazionale odierno non è molto diverso da quello che Emilio Lussu descriveva in Marcia su Roma e dintorni. Già, la pandemia mi ha fatto capire com'è che ai tempi l'Italia diventò fascista.

domenica 28 gennaio 2024

DA NON CREDERCI, SPERANZA CI RIPROVA CON IL SUO LIBRO

Ovvero quando la realtà supera la barzelletta.

Proprio vero che se campi abbastanza finisci per vederne di tutte le specie. Pensavo che fossi caduto su un  link del 2020 e invece no, si parla proprio di gennaio 2024. E il titolo è proprio quello del libro che fu frettolosamente dato alle stampe a fine estate 2020 e poi rapidamente ritirato dalla circolazione. Il parterre non lascia dubbi: il club della "miglior gestione della pandemia". Dopo i numeri di cui ci si può solo vergognare profondamente, dopo che le inchieste giudiziarie hanno davvero dimostrato che fu una cosa interamente gestita col favore delle tenebre.

Questo riproporsi con il libro non so come definirlo: un atto di narcisismo assoluto completamente avulso dalla realtà? Quos Deus vult perdere prius dementat?    

Ma il dato dell'evento è che nonostante tutto Roberto Speranza non è diventato un paria politico, quando si parla di sanità. Eppure sulla migliore gestione lui, Conte e Schlein le ultime politiche le hanno straperse. Su cosa si pensa di contare, sulla memoria inesistente degli elettori? O si vuole rivendicare ancora una volta le mascherine cinesi non conformi CE (e quindi completamente inutili) che Speranza fortissimamente voleva importare contro ogni legge vigente, epopea raccontata nella prima versione di "Perché guariremo" con lui ovviamente nel ruolo dell'impavido eroe.

Bah. Mi verrebbe da dire che in fondo è meglio così, continuino così, in modo da finire tutti quanti sotto il 5%, che sarebbe anche ora. E chissà che poi non possa nascere un'alternativa politica veramente di sinistra. 



giovedì 25 gennaio 2024

SCIENZA E/O TECNOLOGIA (2)

 

https://ehab-badwi.medium.com/technology-and-the-essence-of-technology-with-martin-heidegger-3628d786a43f


La crisi moderna si è manifestata nella egemonia del discorso tecnico, considerato da Heidegger l'ultimo aspetto della metafisica prima della sua fine. Pertanto, la tecnologia moderna ha esercitato  un'autorità metafisica sulla vita umana, poiché il filosofo nell'era della tecnologia moderna è ossessionato da una preoccupazione per il destino del mondo, e la terra è diventata oggetto di sfruttamento e svuotamento delle sue capacità, senza consapevolezza dell'importanza di preservare le garanzie che la proteggono dalla distruzione.

Heidegger considera il trascendimento della metafisica come necessario per ripristinare la realtà dell'esistenza. Secondo Heidegger, la mente moderna è caduta in un modello di pensiero scientifico matematico. Il ragionamento trova la sua forma pura nella formulazione matematica della realtà che accelera la sua unificazione, facilitando così il processo di sottomissione alla dittatura della volontà. Heidegger chiede sempre di separarsi da questa mentalità perché è l'arcinemico del pensiero.

Heidegger respinge l'idea popolare secondo cui la tecnologia moderna ha avuto origine dall'applicazione della scienza naturale alla realtà. Secondo Heidegger, la scienza moderna non è la base della tecnologia. Piuttosto, la tecnologia è la base della scienza moderna. È vero che l'emergere delle scienze moderne precedette, in termini di "calcolo cronologico", il dominio della tecnologia. Tuttavia, lo spirito della tecnologia moderna ha dominato queste scienze fin dalla loro origine, e senza di esso i loro risultati non sarebbero stati applicati tecnicamente.

Considerazioni in larga parte ancora attuali. Ma la cifra della presente post-postmodernità, basata sulla sua osservazione, deve piuttosto emergere dall'analisi sociologica e politica del discorso pubblico. Fino a tutti gli anni 80 l'egemonia del discorso tecnico è stata assoluta e fondata tanto sulla potenza teorica di relatività generale e meccanica quantistica quanto sulle applicazioni della fisica del novecento, prima tra tutte l'arma nucleare. L'arma nucleare è stato il centro politico della storia fin dal dopoguerra, ha plasmato tanto la guerra fredda quanto la distensione. Un peso senza precedenti, che superava di gran lunga quello dell'introduzione delle armi da fuoco. Se si fosse cercato un fondamento più potente per il "discorso scientifico" non si sarebbe potuto trovare.

Invece i due primi decenni del nuovo millennio presentano un panorama assai diverso, perché di discorso scientifico in senso heideggeriano non si può più parlare, nel "dibattito pubblico". Se parliamo di discorso scientifico come lo intendeva Heidegger (scientifico-matematico) è qualcosa che perde di visibilità a partire dagli anni 90. per quanto l'etichetta sia rimasta la stessa. La breve finestra di popolarità delle teorie del caos, che rimanevano nell'ambito del vecchio discorso scientifico-matematico, fu chiusa dalla pecora Dolly (1996) e dalla mappatura del genoma umano (2000).

Con l'avvento del primato delle life sciences lo stesso concetto dietro l'etichetta "pensiero scientifico" è mutato, in un passaggio che rimuoveva le basi matematiche per lasciare il passo a un descrittivismo neotassonomico, inerente non più specie e razze ma geni, proteine, pathways cellulari (emblematico il passaggio da biochimica a biologia molecolare). Intendiamoci, da un punto di vista tecnico il processo ha permesso grandi passi in avanti (in primis gli antitumorali targeted). Ma parlando di pensiero questo può essere visto come un  dubbio frutto dei trattati START (https://it.wikipedia.org/wiki/Accordi_START) e del dissolversi dell'incubo di un conflitto termonucleare globale (gli anni 90 non furono anni di riflettori puntati sulla fisica). In un processo di autofondazione, la mappatura del genoma umano e le manipolazioni del DNA furono investite dello stesso potere simbolico che era stato in predecenza del fuoco nucleare. E divenne parimenti "scienza", per quanto il discorso delle scienze hard e quello delle scienze soft avessero un grado di isomorfismo assai basso.

Ed è finita che oggi quando si parla di "discorso scientifico" o "pensiero scientifico" si parla nella migliore delle ipotesi di una nuova teologia morale, non certo di qualcosa di scientifico-matematico. Nella maggior parte dei casi si tratta di un catechismo deteriore e retrogrado. L'autorità metafisica della tecnologia sull'uomo di cui parla Heidegger è mutata nella "scienza" come autorità neoreligiosa, in cui la "comunità scientifica" viene invocata come veniva invocata la comunione dei santi (ed è altrettanto trascendente). "Lo dice la scienza" ha sostituito l'antico "Deus Vult!". Inutile ribadire che tutto ciò non ha niente a che fare con la pratica di una qualsiasi disciplina scientifica (cfr Isabelle Stengers).

E nello stesso spirito in tempi recenti abbiamo visto come geopolitica e analisi strategica siano state imbracciate da chi fino a poco prima aveva imbracciato la "scienza" e nello stesso modo, in fin dei conti con lo stesso fine: quello di avallare e diffondere l'agenda politica del momento, quale che sia.

lunedì 22 gennaio 2024

IL MONACO GUI GOU E LE 30 BASTONATE ALL'ORA

Il maestro Zhaozhou convocò per un colloquio il monaco Gui Gou nella sala di meditazione.

“Monaco Gui Gou, dopo tutti questi anni di pratica ancora non hai raggiunto l’illuminazione. Mi pare ormai evidente che sei un caso disperato. A questo punto non mi resta che darti trenta bastonate all’ora finché non raggiungerai l’illuminazione”.

“Maestro, non esiste propria un`alternativa?” chiese avvilito Gui Gou.

“Puoi lasciare il monastero e andare a vivere a Bologna” rispose perentorio il maestro Zhaozhou.

“Allora preferisco restare” concluse Gui Gou.

Fu così che già dopo un’ora il monaco Gui Gou raggiunse l’illuminazione.

mercoledì 17 gennaio 2024

CS, L'ANONIMATO, ELENA BASILE

Ricordo ancora un lettore della pagina fb che sognava, magari in tv, il sottoscritto in un momento "Io sono Iron Man".

Ma la vita non è un film (o un cinecomic). Primum vivere, diceva uno. E se sei in un certo ramo e vuoi vivere (avere lavoro e stipendio) certe cose non le puoi dire se non da dietro una maschera. Altrimenti il rischio di perdere lavoro e stipendio non è qualcosa di peregrino, tutt'altro. Perché siamo in un mondo libero e democratico e la libertà di opinione è garantita, giusto? Al di là di considerazioni sulla libertà di opinione, esistono condizioni contrattuali in cui la comunicazione pubblica del dipendente deve essere preventivamente approvata dall'azienda o dall'agenzia. Per tacere di quelle belle leggi sui "comportamenti antiaziendali" che sono passate in Italia negli ultimi 20 anni (http://www.lavorosi.it/rapporti-di-lavoro/licenziamenti-individuali/cassazione-legittimo-il-licenziamento-del-lavoratore-che-offende-lazienda-su-facebook/).

Queste cose sono a me ben presenti, molto meno presenti erano a certi divulgatori che pensavano di sapere tutto della scienza e del mondo. Infatti qualche anno fa in tempo di COVID una di loro mi chiese candidamente di entrare a far parte con nome e cognome in un loro gruppo di lavoro. Considerando che qua sopra avevo detto peste e corna di AIFA, con circostanziata cognizione di causa, e che all'epoca lavoravo in Italia, l'uscire con nome e cognome sarebbe stato un suicidio professionale. E' una cosa che chi parlava di medicina, farmaci e scienza sui media non aveva proprio considerato (perché ne hanno sempre saputo per sentito dire nella versione "santino"). Nel mondo reale i momenti "io sono Iron Man" o "Io sono Ipazia" non sono roba da poco. Infatti ad Elena Basile "Io sono Ipazia" è uscito solo dopo che lei è andata in pensione. Non faticherei a crederci se si dicesse che qualcuno in giro abbia definito questo tempismo "vigliacco". A me è parso semplicemente razionale.  Per il semplice motivo che così va il mondo.

Ma pensate a quel che è successo quando la Basile ha detto di fatto "Io sono Ipazia". Il pacchetto standard di secchiate di letame, istituzionali e non. In primo luogo, pur essendo lei in pensione, "un dipendente dello Stato non può dire queste cose, è un reato". Poi "non è un'ex ambasciatrice" e tutto il resto.

https://sinistrainrete.info/articoli-brevi/27179-pino-cabras-l-attacco-a-elena-basile-da-parte-dei-censori.html

Ora, guarda caso alla pensione a me mancano più di dieci anni: fatevi i vostri conti...  In due anni di pandemia COVID abbiamo ben visto cosa poteva accadere a chi, dotato di un curriculum irreprensibile, non cantava nel coro: nella migliore delle ipotesi tentativi di assassinio mediatico. 

Gli episodi più eclatanti riguardarono Ioannidis https://ilchimicoscettico.blogspot.com/2021/03/onesta-nellopposizione-tra-opinioni.html). E questa è la cifra della barbarie  contemporanea, in cui senza mezzi efficaci per controbattere una voce, un tema, ci si scaglia contro la persona, esattamente con lo stesso "odio" che poi viene stigmatizzato quando i suoi bersagli sono gli "amici", i "giusti".

Mi ricordo ancora di chi si indignava per la berlusconiana macchina del fango: archiviato il capitolo Berlusca gli stessi soggetti sono stati ben contenti di usare lo stesso tipo di macchina ai propri fini. Ma in tal caso era a fin di bene e quindi era un'opera sacrosanta. Poi tutti a rivendicare una fantomatica superiorità morale.

Vae vobis, scribae et pharisaei hypocritae, quia similes estis sepulcris dealbatis, quae a foris quidem parent speciosa, intus vero plena sunt ossibus mortuorum et omni spurcitia!

E guai a voi che sbandierando superiorità morale siete già pronti a santificare la prossima guerra.